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Salghetti Drioli, Giovanni, architetto, (Firenze 1911 - Livorno 1988), SIUSA
Giovanni Salghetti Drioli nacque a Firenze il 18 gennaio 1911.
Cominciò i suoi studi universitari nel 1930 all’Università degli Studi di Pisa frequentando il biennio propedeutico di Ingegneria, al termine del quale, nel 1932, si iscrisse alla Scuola Superiore di Architettura presso l’Università degli Studi di Roma.
Laureatosi in architettura a Roma il 14 novembre 1936 con una tesi sulle costruzioni ospedaliere, ottenne l’abilitazione all’esercizio della professione di architetto, superando, nella sessione autunnale dell’anno 1936, gli esami di Stato presso la Scuola Superiore di Architettura di Venezia.
Sempre in questo anno partecipò, con l’ingegnere Giovanni Mazzocca, al concorso nazionale per il Palazzo del Governo e Regia Questura di Livorno, indetto dal Ministero dei Lavori Pubblici, classificandosi quarto su trentadue concorrenti.
Nel 1936 fu ammesso, inoltre, tramite concorso basato sui voti riportati nei singoli esami universitari, al Corso Allievi Ufficiali di completamento del G.A.R.I. (Genio Aeronautico Ruolo Ingegneri), che concluse, l’anno successivo, con la nomina a ufficiale.
Ed è proprio sotto le armi, negli anni 1937-1938, che Giovanni Salghetti Drioli iniziò la propria attività professionale dirigendo i lavori degli aeroporti militari di Lonate-Pozzolo (Milano) e di Novi Ligure.
In questi stessi anni gli furono affidati i progetti di costruzione, ripristino e ampliamento di numerose ville signorili (ricordiamo la villa dei conti D’Harcourt a Campolecciano (Rosignano M.) e quelle dell’avv. Filippo Ungaro a Castiglioncello, dei Rossi di Montelera e del conte Ranieri Della Ghelardesca in località Bambolo a Livorno).
Nel giugno 1938 fu assunto dall’impresa costruttrice “Carlo Baragiola” di Milano e incaricato della progettazione e della valutazione di costo di case coloniali di civile abitazione. Nel novembre di quello stesso anno fu inviato a Gimma (Galla Sidano, Africa Orientale) in qualità di direttore, prima, e di procuratore, poi, della locale sede dell’impresa milanese. In questo periodo curò la progettazione e costruzione dell’ospedale coloniale “E. Del Favero” Giren-Gimma, appaltato dal Genio Coloniale per l’importo previsto di undici milioni. La costruzione dell’ospedale fu ultimata nel marzo 1940, mentre l’attività dell’impresa terminò con l’inizio della guerra.
Rientrato in Italia, partecipò, nell’aprile 1940, al Concorso per il nuovo ospedale della Soc. Solvay a Rosignano Solvay.
Richiamato alle armi il 29 maggio 1940 dall’Aeronautica militare, venne assegnato alla direzione dei lavori presso l’aeroporto militare di Pisa-S. Giusto e presso l’idro-base di Torre del Lago, dipendente dall’aeroporto di Pisa.
Nominato tenente di completamento G.A.R.I. nel 1941, venne destinato, il 24 maggio di quell’anno, alla direzione dei lavori presso l’aeroporto militare di Siena Ampugnano.
Il 4 settembre 1941 venne trasferito all’Aeronautica dell’Egeo. Sbarcato a Rodi il 4 ottobre, venne inviato nell’isola di Scarpanto come comandante e direttore dei lavori del locale aeroporto ed espletò tale mansione fino al 25 luglio 1942. Rientrato a Rodi il 1 agosto venne assegnato, quale capo-ufficio progetti, al II Reparto Direzione Demanio del Comando Aeronautica dell’Egeo.
Dal 22 novembre 1942 diresse i lavori presso l’Accademia Aeronautica di Caserta, mentre dall’8 settembre 1943 al maggio 1944 fu inviato negli aeroporti di Arena Metato (Pisa) e di Pisa-S. Giusto, come tenente di completamento G.A.R.I..
Nel giugno del 1944 l’architetto Salghetti si stabilì con la famiglia a Volterra, dove rimase fino al 1946.
Collaborò con la popolazione locale al salvataggio dalla distruzione, da parte dei tedeschi in ritirata, della Porta all’Arco e il 10 luglio 1944, giorno dell’arrivo delle truppe alleate, fu nominato capo dell’ufficio tecnico comunale in sostituzione del titolare assente, l’ing. Angiolo Nannipieri, incarico che ricoprì fino al luglio 1945. In questo periodo diresse le operazioni di consolidamento di oltre quattrocento case danneggiate, della Cattedrale, del Battistero, delle chiese di S. Francesco, S. Lino, S. Agostino, S. Alessandro, Mazzolla, delle cappelle del Sacramento, SS. Addolorata, S. Carlo, provvide al riattamento dell'acquedotto Pomarance-Volterra e del tronco ferroviario Volterra-Saline, si dedicò alla parziale ricostruzione e al ripristino di alcuni importanti edifici cittadini come l'Ospedale civile, la Scuola d'Arte, il Palazzo Pretorio, il Palazzo dei Priori, la Pinacoteca comunale, il Museo Guarnacci, il Conservatorio di S. Lino in S. Pietro, progettò la ricostruzione di strade, ponti, cimiteri.
Il legame tra Giovanni Salghetti-Drioli e la città di Volterra fu intensificato anche dagli sforzi da lui compiuti, come capo dell’ufficio tecnico, per la riapertura, nel gennaio 1945, della miniera di lignite di Tatti, onde assicurare il combustibile da riscaldamento alla popolazione locale.
Oltre a dirigere l’ufficio tecnico comunale, l’architetto Salghetti ebbe, in questi anni, a Volterra, incarichi anche da altri enti: fu, infatti, nominato presidente del consiglio di amministrazione del Regio Conservatorio di S. Lino in S. Pietro e consigliere di amministrazione degli Istituti Ospedalieri e di Ricovero della città di Volterra, dai quali ebbe l’incarico di “vigilare e trattare tutto quanto concerne la parte tecnica dell’imponente attrezzatura immobiliare e mobiliare degli Istituti medesimi”. Sotto la sua direzione fu elaborato uno studio per la trasformazione dei tre padiglioni dell'Ospedale Psichiatrico, "Cappuccini" (S. Alessandro), "Tanzi" (Tignamica) e "Morselli" (Caggio), in ospedale sanatoriale e centro di lavoro post-sanatoriale per i reduci dalla prigionia e dalla deportazione. Progettò e diresse, inoltre, per conto del Ministero di Grazia e Giustizia, i lavori di ricostruzione e ripristino del Penitenziario, fortemente danneggiato dalla guerra.
Il Salghetti lasciò Volterra nel 1946, ma rimase ad essa sempre molto legato, tanto che rivestì, per alcuni anni, la carica di consigliere comunale ma, soprattutto, continuò, a trovare qui numerosi committenti privati (Olimpia Capanotto Cangini, Bessi, Paolo Inghirami, Cassa di Risparmio di Volterra, Curia Vescovile di Volterra, Soc. Cooperativa Artieri dell’Alabastro, Viti), e pubblici, come l’Ente Maremma e il Comune. A lui si devono la sistemazione architettonica e urbanistica di Piazza della Dogana (1949), il restauro del Museo Guarnacci (1958), le modifiche al Palazzo Matteucci (1958), il restauro del complesso parrocchiale di S. Alessandro (1959-66), la costruzione della casa di abitazione dei Bessi in via S. Lino (1959-60), la ricostruzione del prospetto a ponente del Palazzo Inghirami (1960), il piano di lottizzazione del terreno di proprietà Paolo Inghirami in località S. Felice (1963), la progettazione di un impianto industriale “Holiday” in località Pallesse (1963), il consolidamento e riattamento del castello di Luppiano e dell’annessa ex casa colonica (1965-1974), il piano particolareggiato urbanistico consensuale per i terreni di proprietà Paolo Inghirami in località “Il Mulino” a Saline (1965-1974), la costruzione della casa di abitazione di Paolo Inghirami in località “Il Mulino” a Saline (1968), la realizzazione del parco pubblico "E. Fiumi" in Pian di Castello e dei servizi idrico-sanitari all'interno del parco (1973-76), la sistemazione dei bagni del Palazzo Viti.
Rientrato a Livorno nella seconda metà degli anni ’40, si stabilì qui definitivamente, lavorando ininterrottamente, sia per committenti pubblici che privati, fino alla morte avvenuta nel 1988.
Uno dei primi incarichi, commissionatogli nel 1948 dal Consorzio Portuale di Livorno, fu la costruzione di un grosso magazzino deposito merci sulla Calata Carrara nel porto di Livorno.
Sempre in questo anno iniziò la progettazione, per la Compagnia Lavoratori Portuali, della Casa del Portuale, “costruzione analoga a quella attualmente in corso di esecuzione nel porto di Napoli” e, per la Cooperativa edile fra i lavoratori del porto di Livorno, di case di abitazione per i lavoratori portuali.
I lavori di costruzione della Casa del Portuale andarono avanti fino alla metà degli anni ’50, ma anche negli anni ’60 e ’70 l’architetto continuò ad intervenire sulla costruzione con opere di modifica e di restauro.
Per l’Accademia Navale di Livorno progettò: le teche per il museo (1947), l’arredamento della sala convegno allievi (1949), la sala conferenze e spettacoli (1949), gli alloggi ufficiali di S. Jacopo in Acquaviva (1949), un edificio destinato a Museo e Sacrario (1950), il fabbricato S. Leopoldo Basso (1953), la cappella e i relativi arredi (1972-73), locali di ricreazione (bar) (1972), gli arredi della sala della documentazione storica (1974-75), la decorazione della sala mensa allievi (1975), la sala di proiezioni didattiche nel "Palazzo Giallo" (1975), la costruzione e ristrutturazione del fabbricato logistico denominato "Villa Marina Vecchia" a Villa Marina (1975), la ristrutturazione e restauro del fabbricato logistico denominato "I Torrini" a Villa Marina in via S. Jacopo in Acquaviva (1976-80), la costruzione di un edificio logistico per sottufficiali, denominato “Pedretti II”, a Villa Marina in via Goito (1976-86), la costruzione del faro in ricordo dei 38 guardia-marina morti nell'incidente aereo del "Vega 10" sul Monte Serra e della relativa strada di accesso (1977-80), la recinzione di Villa Marina lungo la nuova strada di Piano Regolatore collegante via Goito con via S. Jacopo in Acquaviva (1977), il fabbricato Mariteleradar (1977), la nuova sede di Marigenimil (o Genimarimil) a Villa Marina (1980-1981), il fabbricato Commissariato (1981), un fabbricato logistico (1981), i basamenti per busti di ammiragli (1985).
Numerosi furono anche i lavori eseguiti su edifici ecclesiastici livornesi: il duomo (1949-82), la chiesa di S. Giulia (1962), la chiesa della SS. Madonna del Rosario (1962), il santuario di Montenero (1963-86), la cappella degli Armeni (1965-68), la chiesa di S. Lucia ad Antignano (1965-84), la cappella di S. Stefano ai Lupi (1968-69), il seminario vescovile "Mons. Gavi" (1968-69), l’Istituto delle Suore Domenicane di S. Caterina in via Cecconi (1969-74), la chiesa di S. Sebastiano (1970), la chiesa di S. Pio X nel quartiere "Le Sorgenti" con annessa casa canonica e edificio per il ministero pastorale (1973-78), la chiesa di S. Simone all'Ardenza (1977), l’Istituto delle Suore Domenicane in Ardenza (1977); la cappella delle Suore Figlie del SS. Crocifisso in via Sgarallino (1979-80), la cappella del Vescovado (1979), l'Istituto delle Suore Benedettine Vallombrosane sulla via di Montenero (s.d.), l’Istituto Sacro Cuore in via del Pastorale all’Ardenza (s.d.).
Per la Congregazione dei Monaci Benedettini Vallombrosani presso il Santuario di Montenero progettò: la costruzione di un Centro Mariano annesso al santuario (1963), il completamento del cortile a levante per ampliamento del probandato (1964-65), la costruzione della Casa delle Suore annessa al santuario (1965), l’altare presso il fonte battesimale (1965) e quello presso il cimitero di Montenero (1965), la costruzione di un edificio assistenziale per fanciulli poveri (1966), il completamento e le modifiche del chiostro (1967-85), la costruzione di un’autorimessa e magazzino (1968), l’ubicazione di edicole sacre lungo la strada del santuario (1969), la sistemazione, il consolidamento e il terrazzamento della zona sovrastante il santuario e la costruzione di due fabbricati, uno destinato a farmacia e museo e uno per i servizi idrico-sanitari (1970), lo schema di impianto per l'allontanamento delle acque meteoriche ricadenti nella proprietà della Congregazione a monte della via G. Byron (1971), la cupola della chiesa del santuario (1972), il pavimento della chiesa (1975), il fregio della lapide del sepolcro di Thoma Belson, deceduto a Montenero il 24 giu. 1747, e della consorte Maria Clifford, posto al centro della navata presso il primo grado del presbiterio (1975), lo studio dell'oratorio (1985), le modifiche interne al piano terreno e la sopraelevazione della Confraternita di Misericordia "S. Maria del Suffragio" di Montenero (1986), la Cappella Votiva delle Candele presso il santuario (1986), i particolari dell’organo della chiesa.
Progettò innumerevoli edifici per abitazioni, uffici e negozi, cinematografi, stabilimenti balneari, impianti sportivi.
Fu, negli anni ’60, anche presidente della Commissione consultiva dell’Ordine degli architetti della Toscana per la provincia di Livorno, membro della Commissione per l’arte sacra della diocesi di Livorno e della Commissione tecnico-giuridica per lo studio dei problemi connessi all'attuazione della zona portuale-industriale Livorno-Pisa.
Per quanto riguarda la committenza pubblica, l’architetto Salghetti lavorò, a Livorno, per la provincia, il comune, il Ministero dei Lavori Pubblici, l’UNRRA-CASAS, l’Istituto Autonomo per le Case Popolari della provincia di Livorno.
Per la provincia di Livorno progettò, nel 1950, in collaborazione con l'ufficio tecnico provinciale, il nuovo Liceo Scientifico e un edificio per uffici e alloggi in Piazza Municipio.
I rapporti con il comune di Livorno furono molto intensi, soprattutto negli anni ’50 e ’60.
Già nel 1948 l’ufficio urbanistica invitò Giovanni Salghetti Drioli alla progettazione di massima, in collaborazione con i propri tecnici, della nuova piazza, che si veniva a comporre tra la Casa del Portuale, in corso di costruzione, e il Palazzo del Governo, già costruito e al cui concorso l’architetto aveva partecipato: “la soluzione” come scrisse Salghetti Drioli in una lettera del 18 maggio 1948 “era legata da necessità di traffico e da vincoli estetici per essere [la piazza] prospiciente alla Fortezza Vecchia, insigne opera del Sangallo”.
Negli anni ’50 progettò la nuova sede dell'Istituto Tecnico Nautico "A. Cappellini" sugli Scali Cialdini (1954-62), studiò la sistemazione della zona dell’Attias (1956-61) e collaborò, con l’ing. Luigi Moretti, nella progettazione del nuovo quartiere C.E.P. “La Rosa”.
Negli anni ’60 la sua collaborazione con il comune, sia nel campo dell’urbanistica che dell’edilizia, fu molto intensa: fece da consulente, insieme all’ing. Roberto Uccelli, all’ufficio tecnico nella progettazione del complesso residenziale in via della Bastia (1963-1966), redasse, insieme agli architetti P. Barucci, B. Di Gaddo e U. Sacco, il piano particolareggiato di attuazione del primo tronco della tangenziale Cisternone-Attias (1964), elaborò, insieme all’ing. Mario Vaccai e al capo dell'ufficio tecnico comunale, ing. R. Penco, il piano di risanamento del quartiere S. Jacopo (1965-69), progettò, in collaborazione con l’ing. Mario Vaccai, una scuola elementare nel quartiere Colline-Coteto (1969) e il completamento della scuola elementare nel quartiere C.E.P. in località Stadio-La Rosa (1969), studiò, in collaborazione con gli architetti Melograni, Giraldi, Milanesi, Bortolotti e con l’ufficio tecnico comunale, il risanamento della Fortezza Nuova (1969-1972), progettò il piano particolareggiato di via Calzabigi (1970).
Nei primi anni ’50 il comune di Livorno chiamò l’architetto Salghetti a far parte della commissione comunale edilizia e, nella seconda metà degli anni ’60, di quella urbanistica.
Fra i committenti pubblici ricordiamo, infine, l’UNRRA-CASAS, per la quale progettò, in collaborazione con l'ing. P.L. Razzauti, otto edifici nel quartiere C.E.P. “La Rosa” (1959), e l’Istituto Autonomo per le Case Popolari della provincia di Livorno, per il quale, nella sua qualità di capogruppo del “Gruppo Progettisti GES.CA.L. Livorno”, progettò alloggi GES.CA.L. (Gestione Case per Lavoratori) in via Machiavelli (1966) e in via Settembrini (1967), nel quartiere "La Rosa", e in loc. Stagno.
Oltre che a Volterra e a Livorno, l’architetto Salghetti ebbe numerose committenze, prevalentemente private, a Rosignano M. (1934-65), Castiglioncello (1936-77), Pisa (1946-81), S. Giuliano T. (1946-73), Tirrenia (1946-1957), Roma (1947-72), Cecina (1947-1948), Napoli (1949), Collesalvetti (1950-1971), S. Vincenzo (1950-53), Ponteginori (1950-53), Vada (1950-53), Como (1952-54), Empoli (1954-55), Cernobbio (1956), Azeglio (1956), Colle Val d’Elsa (1958); Calambrone (1958-64), Milano (1960-63), Moncalieri (1961), Torre del Lago (1961), Taranto (1961-64), Capannori (1963), Palombara Sabina (1963-70), Pontasserchio (1963-76), Porto S. Stefano (1964), Artimino (1964), Quercianella (1965-71), Massa Marittima (1966), Casciavola (1966), Guardistallo (1967-68), Forte dei Marmi (1967-69), Besozzo Superiore (1969), Titignano (1969), Marina di Pietrasanta (1969), Vecchiano (1969-1974), Migliarino Pisano (1969-82), Campiglia M. (1970), Marina di Forte di Bibbona (1971), Venezia (1971), Portoferraio (1971-77), Cassina de’ Pecchi (1972), Firenze (1977), Parrana S. Martino (s.d.); Pontedera (s.d.).
Infine ricordiamo l’esperienza internazionale dell’architetto Salghetti, che già nel 1948 era stato proposto, dalla Legazione d’Italia in Equatore, all’Alcadia di Cuenca (Ecuador) per la redazione del Piano Regolatore della città. Nel 1953 progettò una casa di abitazione e negozi per la comunità israelitica di Casablanca nel Marocco Francese e nel 1966 una casa residenziale in Kuwait. Nella prima metà degli anni ’70 fu impegnato nell’isola di Madeira in Portogallo, dove progettò, a Machico, la funivia "Pico do Facho", con le due stazioni inferiore e superiore e ristorante annesso, e, a Canical, l’urbanizzazione e l’installazione turistica della valle delle Mimose. Nel 1982 progettò il complesso monastico-sociale delle Piccole Figlie di S. Giovanni Gualberto a Kothanalloor (diocesi di Kuttayam, Kerala). Infine segnaliamo due disegni, non datati, relativi alla costruzione, in Cile, di prefabbricati in legno.
In questi stessi anni gli furono affidati i progetti di costruzione, ripristino e ampliamento di numerose ville signorili (ricordiamo la villa dei conti D’Harcourt a Campolecciano (Rosignano M.) e quelle dell’avv. Filippo Ungaro a Castiglioncello, dei Rossi di Montelera e del conte Ranieri Della Ghelardesca in località Bambolo a Livorno).
Nel giugno 1938 fu assunto dall’impresa costruttrice “Carlo Baragiola” di Milano e incaricato della progettazione e della valutazione di costo di case coloniali di civile abitazione. Nel novembre di quello stesso anno fu inviato a Gimma (Galla Sidano, Africa Orientale) in qualità di direttore, prima, e di procuratore, poi, della locale sede dell’impresa milanese. In questo periodo curò la progettazione e costruzione dell’ospedale coloniale “E. Del Favero” Giren-Gimma, appaltato dal Genio Coloniale per l’importo previsto di undici milioni. La costruzione dell’ospedale fu ultimata nel marzo 1940, mentre l’attività dell’impresa terminò con l’inizio della guerra.
Rientrato in Italia, partecipò, nell’aprile 1940, al Concorso per il nuovo ospedale della Soc. Solvay a Rosignano Solvay.
Richiamato alle armi il 29 maggio 1940 dall’Aeronautica militare, venne assegnato alla direzione dei lavori presso l’aeroporto militare di Pisa-S. Giusto e presso l’idro-base di Torre del Lago, dipendente dall’aeroporto di Pisa.
Nominato tenente di completamento G.A.R.I. nel 1941, venne destinato, il 24 maggio di quell’anno, alla direzione dei lavori presso l’aeroporto militare di Siena Ampugnano.
Il 4 settembre 1941 venne trasferito all’Aeronautica dell’Egeo. Sbarcato a Rodi il 4 ottobre, venne inviato nell’isola di Scarpanto come comandante e direttore dei lavori del locale aeroporto ed espletò tale mansione fino al 25 luglio 1942. Rientrato a Rodi il 1 agosto venne assegnato, quale capo-ufficio progetti, al II Reparto Direzione Demanio del Comando Aeronautica dell’Egeo.
Dal 22 novembre 1942 diresse i lavori presso l’Accademia Aeronautica di Caserta, mentre dall’8 settembre 1943 al maggio 1944 fu inviato negli aeroporti di Arena Metato (Pisa) e di Pisa-S. Giusto, come tenente di completamento G.A.R.I..
Nel giugno del 1944 l’architetto Salghetti si stabilì con la famiglia a Volterra, dove rimase fino al 1946.
Collaborò con la popolazione locale al salvataggio dalla distruzione, da parte dei tedeschi in ritirata, della Porta all’Arco e il 10 luglio 1944, giorno dell’arrivo delle truppe alleate, fu nominato capo dell’ufficio tecnico comunale in sostituzione del titolare assente, l’ing. Angiolo Nannipieri, incarico che ricoprì fino al luglio 1945. In questo periodo diresse le operazioni di consolidamento di oltre quattrocento case danneggiate, della Cattedrale, del Battistero, delle chiese di S. Francesco, S. Lino, S. Agostino, S. Alessandro, Mazzolla, delle cappelle del Sacramento, SS. Addolorata, S. Carlo, provvide al riattamento dell'acquedotto Pomarance-Volterra e del tronco ferroviario Volterra-Saline, si dedicò alla parziale ricostruzione e al ripristino di alcuni importanti edifici cittadini come l'Ospedale civile, la Scuola d'Arte, il Palazzo Pretorio, il Palazzo dei Priori, la Pinacoteca comunale, il Museo Guarnacci, il Conservatorio di S. Lino in S. Pietro, progettò la ricostruzione di strade, ponti, cimiteri.
Il legame tra Giovanni Salghetti-Drioli e la città di Volterra fu intensificato anche dagli sforzi da lui compiuti, come capo dell’ufficio tecnico, per la riapertura, nel gennaio 1945, della miniera di lignite di Tatti, onde assicurare il combustibile da riscaldamento alla popolazione locale.
Oltre a dirigere l’ufficio tecnico comunale, l’architetto Salghetti ebbe, in questi anni, a Volterra, incarichi anche da altri enti: fu, infatti, nominato presidente del consiglio di amministrazione del Regio Conservatorio di S. Lino in S. Pietro e consigliere di amministrazione degli Istituti Ospedalieri e di Ricovero della città di Volterra, dai quali ebbe l’incarico di “vigilare e trattare tutto quanto concerne la parte tecnica dell’imponente attrezzatura immobiliare e mobiliare degli Istituti medesimi”. Sotto la sua direzione fu elaborato uno studio per la trasformazione dei tre padiglioni dell'Ospedale Psichiatrico, "Cappuccini" (S. Alessandro), "Tanzi" (Tignamica) e "Morselli" (Caggio), in ospedale sanatoriale e centro di lavoro post-sanatoriale per i reduci dalla prigionia e dalla deportazione. Progettò e diresse, inoltre, per conto del Ministero di Grazia e Giustizia, i lavori di ricostruzione e ripristino del Penitenziario, fortemente danneggiato dalla guerra.
Il Salghetti lasciò Volterra nel 1946, ma rimase ad essa sempre molto legato, tanto che rivestì, per alcuni anni, la carica di consigliere comunale ma, soprattutto, continuò, a trovare qui numerosi committenti privati (Olimpia Capanotto Cangini, Bessi, Paolo Inghirami, Cassa di Risparmio di Volterra, Curia Vescovile di Volterra, Soc. Cooperativa Artieri dell’Alabastro, Viti), e pubblici, come l’Ente Maremma e il Comune. A lui si devono la sistemazione architettonica e urbanistica di Piazza della Dogana (1949), il restauro del Museo Guarnacci (1958), le modifiche al Palazzo Matteucci (1958), il restauro del complesso parrocchiale di S. Alessandro (1959-66), la costruzione della casa di abitazione dei Bessi in via S. Lino (1959-60), la ricostruzione del prospetto a ponente del Palazzo Inghirami (1960), il piano di lottizzazione del terreno di proprietà Paolo Inghirami in località S. Felice (1963), la progettazione di un impianto industriale “Holiday” in località Pallesse (1963), il consolidamento e riattamento del castello di Luppiano e dell’annessa ex casa colonica (1965-1974), il piano particolareggiato urbanistico consensuale per i terreni di proprietà Paolo Inghirami in località “Il Mulino” a Saline (1965-1974), la costruzione della casa di abitazione di Paolo Inghirami in località “Il Mulino” a Saline (1968), la realizzazione del parco pubblico "E. Fiumi" in Pian di Castello e dei servizi idrico-sanitari all'interno del parco (1973-76), la sistemazione dei bagni del Palazzo Viti.
Rientrato a Livorno nella seconda metà degli anni ’40, si stabilì qui definitivamente, lavorando ininterrottamente, sia per committenti pubblici che privati, fino alla morte avvenuta nel 1988.
Uno dei primi incarichi, commissionatogli nel 1948 dal Consorzio Portuale di Livorno, fu la costruzione di un grosso magazzino deposito merci sulla Calata Carrara nel porto di Livorno.
Sempre in questo anno iniziò la progettazione, per la Compagnia Lavoratori Portuali, della Casa del Portuale, “costruzione analoga a quella attualmente in corso di esecuzione nel porto di Napoli” e, per la Cooperativa edile fra i lavoratori del porto di Livorno, di case di abitazione per i lavoratori portuali.
I lavori di costruzione della Casa del Portuale andarono avanti fino alla metà degli anni ’50, ma anche negli anni ’60 e ’70 l’architetto continuò ad intervenire sulla costruzione con opere di modifica e di restauro.
Per l’Accademia Navale di Livorno progettò: le teche per il museo (1947), l’arredamento della sala convegno allievi (1949), la sala conferenze e spettacoli (1949), gli alloggi ufficiali di S. Jacopo in Acquaviva (1949), un edificio destinato a Museo e Sacrario (1950), il fabbricato S. Leopoldo Basso (1953), la cappella e i relativi arredi (1972-73), locali di ricreazione (bar) (1972), gli arredi della sala della documentazione storica (1974-75), la decorazione della sala mensa allievi (1975), la sala di proiezioni didattiche nel "Palazzo Giallo" (1975), la costruzione e ristrutturazione del fabbricato logistico denominato "Villa Marina Vecchia" a Villa Marina (1975), la ristrutturazione e restauro del fabbricato logistico denominato "I Torrini" a Villa Marina in via S. Jacopo in Acquaviva (1976-80), la costruzione di un edificio logistico per sottufficiali, denominato “Pedretti II”, a Villa Marina in via Goito (1976-86), la costruzione del faro in ricordo dei 38 guardia-marina morti nell'incidente aereo del "Vega 10" sul Monte Serra e della relativa strada di accesso (1977-80), la recinzione di Villa Marina lungo la nuova strada di Piano Regolatore collegante via Goito con via S. Jacopo in Acquaviva (1977), il fabbricato Mariteleradar (1977), la nuova sede di Marigenimil (o Genimarimil) a Villa Marina (1980-1981), il fabbricato Commissariato (1981), un fabbricato logistico (1981), i basamenti per busti di ammiragli (1985).
Numerosi furono anche i lavori eseguiti su edifici ecclesiastici livornesi: il duomo (1949-82), la chiesa di S. Giulia (1962), la chiesa della SS. Madonna del Rosario (1962), il santuario di Montenero (1963-86), la cappella degli Armeni (1965-68), la chiesa di S. Lucia ad Antignano (1965-84), la cappella di S. Stefano ai Lupi (1968-69), il seminario vescovile "Mons. Gavi" (1968-69), l’Istituto delle Suore Domenicane di S. Caterina in via Cecconi (1969-74), la chiesa di S. Sebastiano (1970), la chiesa di S. Pio X nel quartiere "Le Sorgenti" con annessa casa canonica e edificio per il ministero pastorale (1973-78), la chiesa di S. Simone all'Ardenza (1977), l’Istituto delle Suore Domenicane in Ardenza (1977); la cappella delle Suore Figlie del SS. Crocifisso in via Sgarallino (1979-80), la cappella del Vescovado (1979), l'Istituto delle Suore Benedettine Vallombrosane sulla via di Montenero (s.d.), l’Istituto Sacro Cuore in via del Pastorale all’Ardenza (s.d.).
Per la Congregazione dei Monaci Benedettini Vallombrosani presso il Santuario di Montenero progettò: la costruzione di un Centro Mariano annesso al santuario (1963), il completamento del cortile a levante per ampliamento del probandato (1964-65), la costruzione della Casa delle Suore annessa al santuario (1965), l’altare presso il fonte battesimale (1965) e quello presso il cimitero di Montenero (1965), la costruzione di un edificio assistenziale per fanciulli poveri (1966), il completamento e le modifiche del chiostro (1967-85), la costruzione di un’autorimessa e magazzino (1968), l’ubicazione di edicole sacre lungo la strada del santuario (1969), la sistemazione, il consolidamento e il terrazzamento della zona sovrastante il santuario e la costruzione di due fabbricati, uno destinato a farmacia e museo e uno per i servizi idrico-sanitari (1970), lo schema di impianto per l'allontanamento delle acque meteoriche ricadenti nella proprietà della Congregazione a monte della via G. Byron (1971), la cupola della chiesa del santuario (1972), il pavimento della chiesa (1975), il fregio della lapide del sepolcro di Thoma Belson, deceduto a Montenero il 24 giu. 1747, e della consorte Maria Clifford, posto al centro della navata presso il primo grado del presbiterio (1975), lo studio dell'oratorio (1985), le modifiche interne al piano terreno e la sopraelevazione della Confraternita di Misericordia "S. Maria del Suffragio" di Montenero (1986), la Cappella Votiva delle Candele presso il santuario (1986), i particolari dell’organo della chiesa.
Progettò innumerevoli edifici per abitazioni, uffici e negozi, cinematografi, stabilimenti balneari, impianti sportivi.
Fu, negli anni ’60, anche presidente della Commissione consultiva dell’Ordine degli architetti della Toscana per la provincia di Livorno, membro della Commissione per l’arte sacra della diocesi di Livorno e della Commissione tecnico-giuridica per lo studio dei problemi connessi all'attuazione della zona portuale-industriale Livorno-Pisa.
Per quanto riguarda la committenza pubblica, l’architetto Salghetti lavorò, a Livorno, per la provincia, il comune, il Ministero dei Lavori Pubblici, l’UNRRA-CASAS, l’Istituto Autonomo per le Case Popolari della provincia di Livorno.
Per la provincia di Livorno progettò, nel 1950, in collaborazione con l'ufficio tecnico provinciale, il nuovo Liceo Scientifico e un edificio per uffici e alloggi in Piazza Municipio.
I rapporti con il comune di Livorno furono molto intensi, soprattutto negli anni ’50 e ’60.
Già nel 1948 l’ufficio urbanistica invitò Giovanni Salghetti Drioli alla progettazione di massima, in collaborazione con i propri tecnici, della nuova piazza, che si veniva a comporre tra la Casa del Portuale, in corso di costruzione, e il Palazzo del Governo, già costruito e al cui concorso l’architetto aveva partecipato: “la soluzione” come scrisse Salghetti Drioli in una lettera del 18 maggio 1948 “era legata da necessità di traffico e da vincoli estetici per essere [la piazza] prospiciente alla Fortezza Vecchia, insigne opera del Sangallo”.
Negli anni ’50 progettò la nuova sede dell'Istituto Tecnico Nautico "A. Cappellini" sugli Scali Cialdini (1954-62), studiò la sistemazione della zona dell’Attias (1956-61) e collaborò, con l’ing. Luigi Moretti, nella progettazione del nuovo quartiere C.E.P. “La Rosa”.
Negli anni ’60 la sua collaborazione con il comune, sia nel campo dell’urbanistica che dell’edilizia, fu molto intensa: fece da consulente, insieme all’ing. Roberto Uccelli, all’ufficio tecnico nella progettazione del complesso residenziale in via della Bastia (1963-1966), redasse, insieme agli architetti P. Barucci, B. Di Gaddo e U. Sacco, il piano particolareggiato di attuazione del primo tronco della tangenziale Cisternone-Attias (1964), elaborò, insieme all’ing. Mario Vaccai e al capo dell'ufficio tecnico comunale, ing. R. Penco, il piano di risanamento del quartiere S. Jacopo (1965-69), progettò, in collaborazione con l’ing. Mario Vaccai, una scuola elementare nel quartiere Colline-Coteto (1969) e il completamento della scuola elementare nel quartiere C.E.P. in località Stadio-La Rosa (1969), studiò, in collaborazione con gli architetti Melograni, Giraldi, Milanesi, Bortolotti e con l’ufficio tecnico comunale, il risanamento della Fortezza Nuova (1969-1972), progettò il piano particolareggiato di via Calzabigi (1970).
Nei primi anni ’50 il comune di Livorno chiamò l’architetto Salghetti a far parte della commissione comunale edilizia e, nella seconda metà degli anni ’60, di quella urbanistica.
Fra i committenti pubblici ricordiamo, infine, l’UNRRA-CASAS, per la quale progettò, in collaborazione con l'ing. P.L. Razzauti, otto edifici nel quartiere C.E.P. “La Rosa” (1959), e l’Istituto Autonomo per le Case Popolari della provincia di Livorno, per il quale, nella sua qualità di capogruppo del “Gruppo Progettisti GES.CA.L. Livorno”, progettò alloggi GES.CA.L. (Gestione Case per Lavoratori) in via Machiavelli (1966) e in via Settembrini (1967), nel quartiere "La Rosa", e in loc. Stagno.
Oltre che a Volterra e a Livorno, l’architetto Salghetti ebbe numerose committenze, prevalentemente private, a Rosignano M. (1934-65), Castiglioncello (1936-77), Pisa (1946-81), S. Giuliano T. (1946-73), Tirrenia (1946-1957), Roma (1947-72), Cecina (1947-1948), Napoli (1949), Collesalvetti (1950-1971), S. Vincenzo (1950-53), Ponteginori (1950-53), Vada (1950-53), Como (1952-54), Empoli (1954-55), Cernobbio (1956), Azeglio (1956), Colle Val d’Elsa (1958); Calambrone (1958-64), Milano (1960-63), Moncalieri (1961), Torre del Lago (1961), Taranto (1961-64), Capannori (1963), Palombara Sabina (1963-70), Pontasserchio (1963-76), Porto S. Stefano (1964), Artimino (1964), Quercianella (1965-71), Massa Marittima (1966), Casciavola (1966), Guardistallo (1967-68), Forte dei Marmi (1967-69), Besozzo Superiore (1969), Titignano (1969), Marina di Pietrasanta (1969), Vecchiano (1969-1974), Migliarino Pisano (1969-82), Campiglia M. (1970), Marina di Forte di Bibbona (1971), Venezia (1971), Portoferraio (1971-77), Cassina de’ Pecchi (1972), Firenze (1977), Parrana S. Martino (s.d.); Pontedera (s.d.).
Infine ricordiamo l’esperienza internazionale dell’architetto Salghetti, che già nel 1948 era stato proposto, dalla Legazione d’Italia in Equatore, all’Alcadia di Cuenca (Ecuador) per la redazione del Piano Regolatore della città. Nel 1953 progettò una casa di abitazione e negozi per la comunità israelitica di Casablanca nel Marocco Francese e nel 1966 una casa residenziale in Kuwait. Nella prima metà degli anni ’70 fu impegnato nell’isola di Madeira in Portogallo, dove progettò, a Machico, la funivia "Pico do Facho", con le due stazioni inferiore e superiore e ristorante annesso, e, a Canical, l’urbanizzazione e l’installazione turistica della valle delle Mimose. Nel 1982 progettò il complesso monastico-sociale delle Piccole Figlie di S. Giovanni Gualberto a Kothanalloor (diocesi di Kuttayam, Kerala). Infine segnaliamo due disegni, non datati, relativi alla costruzione, in Cile, di prefabbricati in legno.
Generated archives:
Salghetti Drioli Giovanni (fondo)
Bibliography:
Giovanni Salghetti Drioli. Itinerario livornese di un architetto, a cura di Denise Ulivieri, Felici Editore, Ghezzano (Pi), 2011, 49-147
D. ULIVIERI e L. BENASSI, Rinnovo urbano a Volterra tra Ottocento e Novecento, Pisa, ETS, 2007
M. PANICONI, Concorso per il progetto di massima dell'edificio ad uso del Palazzo del Governo e della Regia Questura di Livorno, in "Architettura, XVI, fasc. II, feb. 1937
Centro de estudio de derechoy politica colonial fascista, Civilizacion fascista en A.O.I., Roma, 1942, fotografia dell'ospedale di Gimma
Necrologio di Giovanni Salghetti Drioli, in "Il Tirreno", 18 ott. 1988
A.B. ZAMBERNARDI, L'architetto Giovanni Salghetti rimane tra noi così ..., in "L'Eco del Santuario di Montenero", a. LXVIII, n. 2, marzo 1990
Architettura nelle colonie italiane d'Africa, a cura di G. GRESLERI, in "Rassegna", XIV, n. 51, set. 1992
"Architettura italiana d'Oltremare, 1870-1940", a cura di G. Gresleri, P.G. Massaretti, S. Zagnoni, catalogo della mostra (Bologna, 1993-1994), Venezia, Marsilio, 1993
Guida agli archivi delle personalità della cultura in Toscana tra '800 e '900. L'area pisana, a cura di E. CAPANNELLI e E. INSABATO, Firenze, Olschki, 2000, 261-262 (scheda a cura di G. CAVERA)
P. BERTELLI, Giovanni Salghetti Drioli architetto (1911-1988), in "La ricostruzione del centro storico di Livorno nel secondo dopoguerra", atti del convegno (Livorno, 20-21 aprile 2001), pp. 99-106
Guida agli archivi di architetti e ingegneri del Novecento in Toscana, a cura di E. INSABATO, C. GHELLI, Firenze, Edifir, 2007, 322-327 (scheda aggiornata da S. TROVATO)
Editing and review:
Insabato Elisabetta, 2010/01/15, revisione
Trovato Silvia, 2009/07/31, prima redazione

