Tasti di scelta rapida del sito: Menu principale | Corpo della pagina | Vai alla colonna di sinistra

Colonna con sottomenu di navigazione


Contenuto della pagina


Guida on-line agli archivi non statali
Menu di navigazione

Home » Ricerca guidata » Soggetti produttori - Enti » Soggetto produttore - Ente

Capitolo della cattedrale di San Vigilio di Trento

Sede: Trento
Date di esistenza: 927 - , Prima attestazione in fonti veronesi dell'esistenza di canonici della cattedrale di Trento.

Intestazioni:
Capitolo della cattedrale di San Vigilio di Trento, Trento, [927] -, SIUSA

La prima menzione dei canonici della cattedrale di Trento è contenuta nel testamento del vescovo di Verona Notkerio (927-928), ma si deve attendere la prima metà del XII secolo, e più precisamente il 1147, per avere informazioni più precise sulla vita interna al Capitolo trentino: il vescovo Altemanno concesse infatti ai canonici le pievi di Appiano e Santa Maria di Trento, costituendo dunque un patrimonio, distinto da quello vescovile, fondato su una delle pievi più ricche della diocesi nonché sulla sede della cura d’anime in città. I decenni successivi sono contraddistinti da stretti rapporti fra i vescovi e il Capitolo della cattedrale, dal quale provengono diversi nuovi presuli: probabilmente Arnoldo (1149-1152), ed Eberardo (1152-1156), e di certo Salomone (1173-1183), Alberto da Campo (1183-1188) e Corrado da Beseno (1189-1205), che in precedenza erano anche stati decani del Capitolo. Anche il da Beseno venne probabilmente eletto dai canonici: questi, nel 1195, investì il Capitolo del dazio (muta) che si pagava per l’ingresso in città. Il suo successore, uno dei vescovi più noti e significativi del pieno medioevo trentino, Federico Wanga, fu eletto dai canonici il 9 agosto 1207. Allo stesso modo furono scelti dal Capitolo i presuli successivi Adelpreto di Rafenstein, durante l’episcopato del quale le proprietà capitolari furono riordinate in maniera significativa (1220-1221), Gerardo Oscasali, già arcidiacono, e Aldrighetto da Campo. Durante la breve parentesi podestarile, durante la quale il potere temporale fu sottratto ai vescovi dall’imperatore Federico II e affidata dal 1238 al podestà Sodegerio da Tito, i canonici suddivisero il proprio cospicuo patrimonio in tre frazioni, dette colonelli (1224), ognuna delle quali fu affidata a un gruppo di confratres.
I decenni successivi furono caratterizzati da una serie di tormentati contrasti, talvolta sfociati in episodi bellici, fra il potere vescovile e i conti del Tirolo, mentre a sud premeva il dominio di Ezzelino da Romano. Si apriva contestualmente una fase di collaborazione fra il Capitolo e i conti tirolesi a sfavore dei vescovi di Trento che vedevano erosi i propri poteri dall’autorità comitale. Con l’ingresso in diocesi, a inizio Trecento, prima del vescovo Bartolomeo Querini e, successivamente, del cisterciense Enrico III di Metz, si aprì un lungo periodo di collaborazione fra l’autorità vescovile e il proprio Capitolo, nell’ambito di una politica di appoggio alla famiglia dei Lussemburgo di Boemia; il più significativo segno di unità fra i due poteri fu tuttavia rappresentato, nel 1336, dall’emanazione degli statuti capitolari, promulgati nel corso di un sinodo del vescovo.
Il Capitolo degli anni Cinquanta vide l’ingresso fra gli stalli del coro di nuovi canonici, in sostituzione di quelli morti durante la peste del 1348; frattanto, si andava rafforzando la linea filopapale a scapito delle ingerenze bavaresi nell’episcopato. Era tuttavia ormai venuto meno il ruolo politico che l’istituzione aveva ricoperto nei decenni precedenti.
Nella seconda metà del Trecento i rapporti fra il Capitolo e l’allora vescovo Alberto di Ortenburg appaiono freddi; per niente buoni, se non conflittuali, quelli con l’autorità austro-tirolese (la contea del Tirolo era nel frattempo passata nelle mani degli Asburgo). I nuovi ingressi in cattedrale fra gli anni Sessanta e Ottanta del Trecento non sembrano tuttavia evidenziare una occupazione delle posizioni canonicali da parte di elementi transalpini vicini agli Asburgo; non mancano infatti elementi ‘italiani’, mentre sono i canonici trentini a costituire il gruppo più consistente. Nel 1374 fu scelto quale nuovo decano il trentino Rambaldo de Murlinis che mantenne la carica per circa quarant’anni. Il 29 settembre 1390 i ventuno canonici e il decano affidarono la nomina del nuovo vescovo all’abate di San Lorenzo Bartolomeo da Bologna, il quale scelse il preposito della chiesa di Santo Stefano di Vienna, Georg Liechtenstein.
I primi decenni del Quattrocento rappresentarono per la città di Trento un periodo di accesa turbolenza politica: la rivolta cittadina di Rodolfo Belenzani (1407-1409) aveva infatti aperto al duca d’Austria e conte del Tirolo Federico IV, detto il Tascavuota, margini di influenza sulla città. Le fonti mostrano, almeno in una prima fase, un certo appoggio da parte capitolare alla rivolta cittadina; in un secondo tempo, il Capitolo accettò invece l’egemonia del potere tirolese che tuttavia in seguito avrebbe pesantemente condizionato l’attività dei canonici. Gli stalli in coro furono infatti progressivamente occupati da ecclesiastici vicini al regime tirolese. Con l’arrivo in diocesi, nel 1423, del nuovo vescovo Alessandro di Masovia, il Capitolo trentino vide l’ingresso di canonici vicini al presule, in parte d’origine polacca. Nel 1425 il vescovo soppresse inoltre il monastero benedettino di San Lorenzo presso S. Apollinare, istituendo la Prepositura, dignità assegnata al Capitolo e dotata con i beni del monastero al di là dell’Adige. Gli anni successivi furono ancora contraddistinti da un’accesa tensione fra la città, il vescovo e Federico IV, che culminò in una nuova ribellione antivescovile fra il 1435 e il 1437. In questo contesto il Capitolo appoggiò il proprio vescovo dichiarando l’infondatezza delle accuse mosse dalla città. Alla morte del Masovia, e con l’elezione del vescovo Georg Hack, personaggio vicino all’entourage del figlio di Federico IV, Sigismondo, i canonici si adeguarono ben presto al nuovo corso: decano divenne, dal 1450, Giovanni Sulzpach, mentre nuovi ecclesiastici vicini al Tirolo andarono progressivamente sostituendo i canonici scelti a suo tempo dal Masovia.
Dal 1448, secondo quanto stabilito dal concordato di Vienna, i canonici ottennero nuovamente il diritto di eleggere il proprio vescovo. Ciò naturalmente vide accrescere l’interesse asburgico nei confronti del Capitolo; nel 1474 l’imperatore e il duca d’Austria Sigismondo ottennero dal papa Sisto IV una bolla che imponeva una presenza in Capitolo di almeno due terzi di ecclesiastici provenienti da territori dell’Impero, della casa d’Austria o dalla familia vescovile. A partire dalla metà del Quattrocento il Capitolo trentino fu gradualmente omologato ai corrispondenti enti di area tedesco-imperiale.
La storia dell’istituzione capitolare in età moderna può essere suddivisa in due distinti periodi: fino al primo Seicento vi fu un significativo controllo dei vescovi sul Capitolo, determinato dalla possibilità di scegliere i nuovi canonici. Nel 1580, inoltre, all’indomani della visita pastorale di Lodovico Madruzzo, fu nominata una commissione per gli statuti capitolari.
Con il vescovo Carlo Emanuele Madruzzo (1629-1658) il Capitolo divenne espressione delle istanze locali, con un netto rifiuto per le ingerenze tirolesi e imperiali. In tal modo, fino alla secolarizzazione del Principato vescovile nel 1803, i canonici furono in netta prevalenza d’estrazione locale, in buona misura scelti fra la nobiltà trentina. Parallelamente si andava rafforzando l’autonomia dell’istituzione anche nei confronti dei presuli, tale da suscitare contrasti con l’autorità vescovile a causa di conflitti di competenze (che si acuivano in concomitanza delle visite pastorali). Nel corso del Settecento il Capitolo appare nelle fonti come nucleo difensivo dei diritti del Principato, anche nei confronti di vescovi troppo ‘innovatori’.
Con la secolarizzazione del Principato, nel 1803, il patrimonio capitolare fu requisito, mentre il diritto di presentazione dei nuovi vescovi fu attribuito agli imperatori. Nel 1825 il collegio canonicale fu drasticamente ridotto, passando da 25 a 7 unità (3 dignità – decano, preposito e arcidiacono – e 4 canonici) cui, ancora oggi, è affidata la celebrazione della liturgia in cattedrale. L’attuale disciplina del Capitolo di Trento è normata, dopo l’emanazione del nuovo Codice di Diritto canonico, dallo statuto approvato dall’arcivescovo Alessandro Maria Gottardi nel 1984.


Condizione giuridica:
enti di culto

Tipologia del soggetto produttore:
ente e associazione della chiesa cattolica

Profili istituzionali collegati:
Capitolo cattedrale, sec. IX -

Complessi archivistici prodotti:
Capitolo della cattedrale di San Vigilio di Trento (fondo)


Bibliografia:
E. CURZEL, Il capitolo della cattedrale di Trento, in Dom- und Kollegiatstifte in der Region Tirol - Südtirol - Trentino in Mittelalter und Neuzeit. Collegialità ecclesiastica nella regione trentino-tirolese dal medioevo all’età moderna, a cura di H. OBERMAIR - K. BRANDSTÄTTER - E. CURZEL, Innsbruck, Universitätsverlag Wagner, 2006, 149-170
V. CARRARA, Antichi ordinamenti ecclesiastici in diocesi di Trento agli inizi del secolo XX. Il capitolo cattedrale, il decano Inama e il vescovo Endrici (1904-1913), in «Geschichte und Region/Storia e Regione», 14 (2005), 1, 143-155
M. FARINA, Istituzioni ecclesiastiche e la vita religiosa dal 1650 al 1803, in Storia del Trentino, IV: L’età moderna, a cura di M. BELLABARBA - G. OLMI, Bologna, Il Mulino, 2002, 505-551
C. NUBOLA, Istituzioni ecclesiastiche e vita religiosa nell’età del Cles e dei Madruzzo, in Storia del Trentino, IV: L’età moderna, a cura di M. BELLABARBA - G. OLMI, Bologna, Il Mulino, 2002, 423-463
E. CURZEL, I canonici e il Capitolo della cattedrale di Trento dal XII al XV secolo, Bologna, EDB, 2001
M. A. FEDERICO, I visitatori vescovili nella diocesi di Trento dalla fine del Cinquecento alla seconda metà del Settecento, in Fonti ecclesiastiche per la storia sociale e religiosa d’Europa: XV-XVIII secolo, a cura di C. NUBOLA - A. TURCHINI, Bologna, Il Mulino, 1999, 231-266
M. BELLABARBA, La giustizia ai confini. Il principato vescovile di Trento agli inizi dell’età moderna, Bologna, IL Mulino, 1996, 111-120
M. NEQUIRITO, Il tramonto del Principato vescovile di Trento: vicende politiche e conflitti istituzionali, Trento, Società di Studi Trentini di Scienze Storiche, 1996
G. CRISTOFORETTI, La visita pastorale del Cardinale Bernardo Clesio alla diocesi di Trento 1537-1538, Bologna, EDB, 1989, 9-23
La chiesa di Dio che vive in Trento. Compendio di notizie e dati, Trento, Edizioni diocesane, 1986, 138-140
P. HERSCHE, Ai confini della Chiesa dell’impero. Il capitolo di Trento nella cornice di una ricerca quantitativa sui capitoli cattedrali tedeschi, in Il Trentino nel Settecento fra Sacro Romano Impero e antichi stati italiani, a cura di C. MOZZARELLI - G. OLMI, Il Mulino, Bologna 1985, 693-705
C. DONATI, Ecclesiastici e laici nel Trentino del Settecento (1748-1763), Roma, Istituto storico italiano per l’età moderna e contemporanea, 1975, 124-149

Redazione e revisione:
Malfatti Stefano, 2020/10/08, prima redazione
Santolamazza Rossella, SIUSA nazionale, 2020/10/26, supervisione della scheda


icona top