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Scrittore
Intestazioni:
Gobetti, Piero, editore, scrittore, (Torino 1901 - Parigi 1926), SIUSA
Nato a Torino nel 1901 in una famiglia di estrazione piccolo-borghese, Gobetti frequentò il ginnasio Balbo e conseguì la maturità nel 1918 presso il liceo Gioberti. Nell'autunno 1918 si iscrisse a Giurisprudenza nell'Ateneo torinese; qui frequentò i corsi di Luigi Einaudi, Francesco Ruffini e Gioele Solari, con il quale si laureò nel giugno 1922, con una tesi sulla filosofia politica di Vittorio Alfieri.
Intellettualmente precoce, Gobetti fu animato da una profonda sete di conoscenza che lo indusse a perseguire intensissimi programmi di studio (che spaziavano dalla filosofia – punti di riferimento erano Croce e, per un limitato periodo, Gentile – alla letteratura, alla storia, all'arte – stabilì anche un duraturo rapporto con Felice Casorati). Nel novembre 1918, fondò la rivista "Energie Nove", con l'intento di alimentare il rinnovamento dell'Italia postbellica. Tra i giovani che vi collaborarono, vi fu anche Ada Prospero, con cui Gobetti strinse un saldo legame sentimentale, oltre che culturale, e che l'11 gennaio 1923 divenne sua moglie.
Sulla formazione di Gobetti e sulla sua originale concezione del liberalismo esercitarono una profonda influenza Luigi Einaudi, dal quale trasse il giudizio positivo sul conflitto come fattore di progresso sociale, e Gaetano Salvemini che, con il movimento raccolto attorno a "L'Unità", ebbe tra le proprie parole d'ordine l'antiprotezionismo, il decentramento e la questione meridionale. Nell'aprile 1919 Gobetti prese parte, a Firenze (ove incontrò Giuseppe Prezzolini, che apprezzò come modello di organizzatore di cultura), al primo convegno del movimento da cui nacque la Lega per il rinnovamento democratico della politica nazionale e nel maggio 1920 accettò la carica di segretario dell'organizzazione, la cui parabola era però ormai discendente.
Il 1920 fu l'anno della svolta: interrotta in febbraio la pubblicazione di "Energie Nove", Gobetti affrontò un periodo di riflessione, durante il quale ebbero particolare rilevanza gli studi che condusse sul Risorgimento e la rivoluzione sovietica. L'attenta osservazione del movimento torinese dei consigli e dell'occupazione delle fabbriche portò Gobetti ad attribuire una funzione liberale alla lotta rivoluzionaria degli operai, pur restando egli legato al liberalismo e ostile al collettivismo. Entrato in contatto con Antonio Gramsci e con il gruppo de "L'Ordine Nuovo", dal gennaio 1921 (e fino all'ottobre 1922) collaborò con la testata occupandosi di critica teatrale e letteraria (sono circa venti i periodici su cui Gobetti scrisse tra il 1918 e il 1926, tra essi "L'Ora", "Il Resto del Carlino", "Conscientia"). Dal luglio, prestò servizio militare, congedandosi nell'ottobre 1922 dopo una licenza di sei mesi per problemi di salute.
Nel febbraio 1922 Gobetti iniziò la pubblicazione della sua seconda rivista, "La Rivoluzione liberale", che si proponeva il compito di preparare una nuova classe politica. Al centro di una fitta rete di contatti, ottenne la collaborazione di moltissimi intellettuali, sia affermati sia emergenti, di diverso orientamento politico (tra gli altri Mosca, De Ruggiero, Fortunato, Dorso, Fiore, Ansaldo, Carlo Rosselli, Carlo Levi, Sapegno, Morra di Lavriano, Lelio Basso, Berneri). Alla rivista, che da subito assunse una posizione di intransigente antifascismo, Gobetti – colpito il 6 febbraio 1923 da un primo arresto – affiancò in marzo una casa editrice, la Piero Gobetti editore, che in poco più di tre anni pubblicherà un centinaio di titoli (tra i molti e prestigiosi autori Eugenio Montale, Amendola, Luigi Salvatorelli, Luigi Einaudi, Gaetano Salvemini, Luigi Sturzo, Curzio Malaparte).
Il 1° giugno 1924 Mussolini chiese al prefetto di Torino di rendere impossibile la vita a Gobetti, che poco prima, in marzo, aveva pubblicato La rivoluzione liberale. Saggio sulla lotta politica in Italia e che sempre più decisamente indicava il movimento operaio come principale soggetto per una resistenza antifascista. Dopo l'assassinio di Matteotti, Gobetti promosse un ordine del giorno sottoscritto dalle opposizioni antifasciste torinesi contro il governo e in luglio lanciò un appello alla costituzione dei Gruppi di "La Rivoluzione liberale", raccolti in diverse città italiane. Il 5 settembre 1924, davanti alla sua abitazione, subì una violenta aggressione squadrista che contribuì a peggiorarne la precaria salute, senza però arrestarne la febbrile attività: in dicembre fondò un nuovo periodico di taglio letterario, "Il Baretti", che gli sopravviverà, continuando a uscire (con contributi di Croce, Ginzburg, Garosci, Mila) fino al dicembre 1928, grazie all'impegno della moglie Ada, di Monti e di Caramella, che nel 1926 curerà la pubblicazione postuma di Risorgimento senza eroi e Paradosso dello spirito russo.
Bersaglio di continui sequestri dall'inizio del 1925, "La Rivoluzione liberale" uscì per l'ultima volta l'8 novembre e l'11 Gobetti – costretto a letto da problemi cardiaci – fu raggiunto da una diffida che gli vietò ogni attività editoriale e per questo decise di trasferirsi a Parigi. Partito il 3 febbraio 1926, con l'idea di farsi raggiungere in seguito da Ada e dal figlio Paolo appena nato, Gobetti, colpito da una bronchite aggravata da insufficienza cardiaca, morì nella capitale francese poco dopo la mezzanotte del 15 febbraio.
Il 1920 fu l'anno della svolta: interrotta in febbraio la pubblicazione di "Energie Nove", Gobetti affrontò un periodo di riflessione, durante il quale ebbero particolare rilevanza gli studi che condusse sul Risorgimento e la rivoluzione sovietica. L'attenta osservazione del movimento torinese dei consigli e dell'occupazione delle fabbriche portò Gobetti ad attribuire una funzione liberale alla lotta rivoluzionaria degli operai, pur restando egli legato al liberalismo e ostile al collettivismo. Entrato in contatto con Antonio Gramsci e con il gruppo de "L'Ordine Nuovo", dal gennaio 1921 (e fino all'ottobre 1922) collaborò con la testata occupandosi di critica teatrale e letteraria (sono circa venti i periodici su cui Gobetti scrisse tra il 1918 e il 1926, tra essi "L'Ora", "Il Resto del Carlino", "Conscientia"). Dal luglio, prestò servizio militare, congedandosi nell'ottobre 1922 dopo una licenza di sei mesi per problemi di salute.
Nel febbraio 1922 Gobetti iniziò la pubblicazione della sua seconda rivista, "La Rivoluzione liberale", che si proponeva il compito di preparare una nuova classe politica. Al centro di una fitta rete di contatti, ottenne la collaborazione di moltissimi intellettuali, sia affermati sia emergenti, di diverso orientamento politico (tra gli altri Mosca, De Ruggiero, Fortunato, Dorso, Fiore, Ansaldo, Carlo Rosselli, Carlo Levi, Sapegno, Morra di Lavriano, Lelio Basso, Berneri). Alla rivista, che da subito assunse una posizione di intransigente antifascismo, Gobetti – colpito il 6 febbraio 1923 da un primo arresto – affiancò in marzo una casa editrice, la Piero Gobetti editore, che in poco più di tre anni pubblicherà un centinaio di titoli (tra i molti e prestigiosi autori Eugenio Montale, Amendola, Luigi Salvatorelli, Luigi Einaudi, Gaetano Salvemini, Luigi Sturzo, Curzio Malaparte).
Il 1° giugno 1924 Mussolini chiese al prefetto di Torino di rendere impossibile la vita a Gobetti, che poco prima, in marzo, aveva pubblicato La rivoluzione liberale. Saggio sulla lotta politica in Italia e che sempre più decisamente indicava il movimento operaio come principale soggetto per una resistenza antifascista. Dopo l'assassinio di Matteotti, Gobetti promosse un ordine del giorno sottoscritto dalle opposizioni antifasciste torinesi contro il governo e in luglio lanciò un appello alla costituzione dei Gruppi di "La Rivoluzione liberale", raccolti in diverse città italiane. Il 5 settembre 1924, davanti alla sua abitazione, subì una violenta aggressione squadrista che contribuì a peggiorarne la precaria salute, senza però arrestarne la febbrile attività: in dicembre fondò un nuovo periodico di taglio letterario, "Il Baretti", che gli sopravviverà, continuando a uscire (con contributi di Croce, Ginzburg, Garosci, Mila) fino al dicembre 1928, grazie all'impegno della moglie Ada, di Monti e di Caramella, che nel 1926 curerà la pubblicazione postuma di Risorgimento senza eroi e Paradosso dello spirito russo.
Bersaglio di continui sequestri dall'inizio del 1925, "La Rivoluzione liberale" uscì per l'ultima volta l'8 novembre e l'11 Gobetti – costretto a letto da problemi cardiaci – fu raggiunto da una diffida che gli vietò ogni attività editoriale e per questo decise di trasferirsi a Parigi. Partito il 3 febbraio 1926, con l'idea di farsi raggiungere in seguito da Ada e dal figlio Paolo appena nato, Gobetti, colpito da una bronchite aggravata da insufficienza cardiaca, morì nella capitale francese poco dopo la mezzanotte del 15 febbraio.
Complessi archivistici prodotti:
Gobetti Piero (fondo)
Bibliografia:
P. GOBETTI, Carteggio 1923, a cura di E. ALESSANDRONE PERONA, Torino, Einaudi, 2017.
P. GOBETTI, Carteggio 1918-1922, a cura di E. ALESSANDRONE PERONA, Torino, Einaudi, 2003
P. GOBETTI - A. GOBETTINella tua breve esistenza. Lettere 1918-1926, a cura di E. ALESSANDRONE PERONA, Torino, Einaudi, 1991
Opere complete di Piero Gobetti, a cura di P. SPRIANO, Torino, Einaudi, 1969-1974, 3 voll.
Redazione e revisione:
Malfatti Stefano, 2021/03/04, integrazione successiva
Santolamazza Rossella, SIUSA nazionale, 2021/03/04, supervisione della scheda
Zuccaro Cristina, 2019/02/26, prima redazione

