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Comune di Pontassieve

Sede: Pontassieve (Firenze)
Date di esistenza: 1773 -

Intestazioni:
Comune di Pontassieve, Pontassieve, 1773 -, SIUSA

Altre denominazioni:
Comunità di Pontassieve, 1774 - 1808
Mairie di Pontassieve, 1808 - 1814
Comunità di Pontassieve, 1814 - 1865
Comune postunitario di Pontassieve, 1865

Con il rescritto granducale del 13 febbraio 1773 riguardante i territori compresi nel vicariato del Valdarno superiore, confermato dalla riforma comunitativa del 1774, fu istituita la comunità di Pontassieve che comprese i 60 popoli appartenenti alle leghe di Diacceto e Monteloro. La nuova comunità fu amministrata da un magistrato comunitativo composto da un gonfaloniere e 10 rappresentanti e da un consiglio generale composto dal magistrato e 20 deputati di popolo.
Nell'ambito della ristrutturazione territoriale ed amministrativa conseguente all'annessione della Toscana all'Impero francese (1808), le comunità granducali vennero soppresse e Pontassieve divenne capoluogo di una delle nuove municipalità francesai denominate mairie la cui estensione territoriale comprese una parte dell'antica comunità da cui venne staccato il territorio che andò a costituire la mairie di Pelago. La mairie di Pontassieve fu inserita nel Dipartimento della prefettura dell'Arno e nel circondario della sottoprefettura di Firenze. Fu amministrata da un maire che accentrava su di sé la direzione di tutte le attività amministrative del territorio, compreso il ruolo di ufficiale di stato civile. L'attività di amministratore del maire era coadiuvata da un certo numero di "aggiunti" e da un Consiglio comunale cui era riconosciuta una certa autonomia deliberativa.
Con la legge del 17 giugno 1814 furono abolite le mairies toscane e fu disposto di sostituirne gli organi con una magistratura provvisoria. Il nuovo regolamento comunale emanato il 16 settembre 1816 ripristinò i vecchi organismi di governo costituiti dal Consiglio generale e dal Magistrato comunitativo, i cui componenti erano scelti per tratta; a questi si affiancava il gonfaloniere, nominato però dal granduca, che si configurò come il capo della comunità. Un nuovo regolamento per le comunità fu emanato il 20 novembre 1849 in seguito alle vicende politiche che avevano indotto il granduca alla concessione dello Statuto, nel febbraio 1848, e alla costituzione di un governo provvisorio. Tale regolamento, che tra le altre cose prevedeva che la nomina dei consiglieri avvenisse attraverso elezioni a cui potevano partecipare tutti i contribuenti delle tasse comunali, ebbe vita molto breve e fu abrogato insieme allo Statuto quando il granduca riassunse pieni poteri. Il 28 settembre 1853 fu emanato un nuovo regolamento che, molto simile a quello del 1816, rimase in vigore fino al 1860. In quella data il secondo governo provvisorio ne promulgò un altro che rimase in vigore fino all'unificazione amministrativa del Regno d'Italia, attuata nel 1865.
La legge del 20 marzo 1865 n. 2248, che regolamentava le funzioni dei comuni all'interno del nuovo Stato unitario, segna la nascita del moderno comune di Pontassieve con la stessa circoscrizione territoriale che era stata della comunità preunitaria.

L’antica comunità, in parte riformata subito dopo l'Unità d'Italia, fu trasformata in comune moderno solo in seguito alla promulgazione della legge del 22 marzo 1865 n. 2248, con la quale fu amministrativamente e legislativamente unificata al Regno d'Italia. Si tratta della prima legge tesa a regolare la natura giuridica del Comune, indicando norme e funzionamento degli organi e precisando Il sistema di finanziamento e di gestione economica. Nuove funzioni vennero perfezionate col regolamento allegato alla legge.
Le principali competenze attribuite dalla legge al Governo locale riguardavano la cura e mantenimento del territorio, delle strutture ed infrastrutture pubbliche (strade, ponti), le questioni finanziarie, fiscali e consultative, l'organizzazione ed il mantenimento di tutto personale, medici condotti e maestri di scuola compresi, l'assistenza medica agli indigenti, la polizia urbana e sanitaria. Il Comune aveva la facoltà di emanare regolamenti in materie di propria competenza. Le funzioni delegate dallo Stato al Sindaco, quale ufficiale del Governo, riguardavano la tenuta e la compilazione dei registri di stato civile e di leva, oltre all'esecuzione delle operazioni di censimento e statistica. Il Sindaco rivestiva inoltre le funzioni di ufficiale di pubblica sicurezza e di ufficiale sanitario.
Nei primi anni postunitari, l'organizzazione del Comune moderno di Pontassieve conservo molte similitudini con la comunità di antico regime. Con la legge di unificazione amministrativa del 1865 furono istituiti due nuovi organi collegiali: il Consiglio e la Giunta municipale, che sostituirono Consiglio generale e Magistrato dei priori e che trattavano tutti gli affari del Comune, distinti tra “ordinari” e “straordinari”; il Consiglio comunale era eletto dai cittadini, La Giunta era eletta a maggioranza assoluta all’interno del Consiglio ed era composta dal Sindaco e da un certo numero di assessori, stabilito in base al numero della popolazione. A capo dell'amministrazione locale fu posto un Sindaco, che sostituì il Gonfaloniere. Il Sindaco era designato tra i membri del Consiglio e veniva nominato dal Re. Dal 1889, nei comuni maggiori, egli veniva eletto a scrutinio segreto dai consiglieri. Il Sindaco rivestiva anche il ruolo di ufficiale del governo centrale ed era affiancato dal segretario comunale che, diversamente dal cancelliere comunitativo del periodo granducale, non manteneva funzioni di controllo amministrativo o di ufficiale del censo. Il segretario restava in carica per due anni dalla prima nomina, confermabile con mandato di anni sei.
L'ordinamento comunale e la rappresentanza degli organi deliberativi furono ulteriormente modificati con i regi decreti del 4 maggio 1898 n. 164 e del 21 maggio 1908 n. 269, oltre che con il regolamento del 1911.
Il Regio Decreto del 1915 istituì il nuovo Testo Unico sulla legge comunale e provinciale, sulla base del quale l'elettorato, precedentemente selezionato con criteri censori o, successivamente, a suffragio universale maschile, acquisì il diritto di eleggere i membri del Consiglio municipale i quali, a loro volta, designavano i membri interni della Giunta capeggiata dal Sindaco. Tale organizzazione amministrativa venne abolita dopo l'instaurazione del regime Fascista. Con le riforme introdotte con le leggi del 1926 (R.D. 4 febbraio 1926, n. 237) e del 1928 (R.D. 27 dicembre 1928, n. 2962) furono soppressi gli organi collegiali di origine elettiva e venne introdotto l'ordinamento podestarile, che comportò la perdita di qualsiasi connotazione di autonomia comunale. Il potere venne nuovamente affidato a un organismo monocratico coadiuvato, in alcuni casi, dalla consulta, un organisno collegiale con funzioni consultive. Quest'ultima modalità venne confermata dal Testo Unico sulla legge comunale e provinciale del 1934: Come già la legge del 1915, il Testo non conteneva un proprio regolamento e, pertanto, rimase in vigore il regolamento del 1911.
Quest'ultimo, sebbene in buona parte modificato dalle leggi successive, fu mantenuto fino agli anni Settanta del Novecento. In seguito alla caduta del regime fascista ed in ottemperanza al Decreto Luogotenenziale del 7 gennaio 1946, tale organo monocratico assunse nuovamente la denominazione di Sindaco e l'elezione dei ripristinati organi collegiali avvenne a suffragio universale, a partecipazione femminile per effetto della precedente legge del Governo provvisorio (1 febbraio 1945). Con la Costituzione repubblicana si aprì un nuovo, anche se lento, processo di evoluzione dell'amministrazione comunale con l'obiettivo di una concreta autonomia, nel rispetto di un progetto di decentramento dei poteri dello Stato a favore degli enti locali. Gli ordinamenti comunali ebbero un'ulteriore riforma con il T.U. del 1960 ed una definitiva e sostanziale trasformazione solo a seguito della istituzione delle regioni nel 1970, con a queste ed ai comuni conseguente passaggio di competenze (legge n. 616 del 1977).
Il processo di riforma progredì con la legge sulle autonomie locali del 1990, che restituì ai comuni la facoltà di dotarsi di un proprio statuto e con l'elezione diretta del Sindaco e del Consiglio comunale, nel 1993. Questi avanzamenti raggiunsero l'acme nel 2001, con la modifica dell'articolo 114 della Costituzione Italiana, che rafforzò la sovranità popolare ponendo i comuni al centro del progetto di riorganizzazione in senso regionalistico dello Stato. L'art. 118 attribuì inoltre al Comune tutte le principali funzioni amministrative, riconoscendolo quale Istituzione primaria e struttura organizzativa a contatto diretto con il cittadino ed il suo territorio II Testo Unico sugli enti locali, emanato nel 2000, specifica la struttura del Comune ed elenca tutte le funzioni attribuitegli dallo Stato e dalle Regioni.


Condizione giuridica:
pubblico

Tipologia del soggetto produttore:
ente pubblico territoriale

Profili istituzionali collegati:
Comunità (Granducato di Toscana), 1774 - 1808
Mairie (Impero francese), 1805 - 1814
Comunità (Granducato di Toscana), 1814 - 1865
Comune, 1859 -

Complessi archivistici prodotti:
Stato civile del Comune di Pontassieve (fondo)


Fonti:
Comune di Pontassieve, L’Archivio postunitario del Comune di Pontassieve (1865-1960), a cura di Antonia Luconi, Pontassieve, s.d., voll. 2

Bibliografia:
Comune di Pontassieve, L’Archivio postunitario del Comune di Pontassieve (1865-1960), a cura di Antonia Luconi, Pontassieve, s.d., voll. 2

Redazione e revisione:
Sartini Simone, prima redazione
Taglioli Maddalena, 2013/02/10, rielaborazione


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