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Comune di Crema

Sede: Crema (Cremona)
Date di esistenza: sec. XII -

Intestazioni:
Comune di Crema, Crema (Cremona), sec. XII -, SIUSA

Castello fondato e controllato dalla famiglia comitale dei Giselbertini alla fine dell'XI secolo; poi libero comune, inserito negli anni trenta del Trecento nello stato territoriale dei Visconti, per breve tempo, dal 1403 al 1414, autonomo sotto la signoria dei Benzoni che si estendeva anche su Pandino, nel 1423 (28 gennaio) Crema ritornò ai Visconti fino al 1449 (16 settembre), quando divenne parte della Repubblica di Venezia. Rimarrà sotto il dominio veneto fino al 1797, ad eccezione dell'occupazione francese negli anni 1509-1512, durante le guerre d'Italia. Da castrum Crema si traforma in età moderna in città, assumendone tutte le caratteristiche e prerogative, nonostante non sia stata fino al 1580 sede vescovile. Ed è proprio la mancanza della sede episcopale che impedisce a Crema fino alla data citata di fregiarsi del titolo di città, anche se a metà Quattrocento il doge Francesco Foscari la erigeva a città "per quantum ad temporale spectat". Il locus di Crema viene nominato per la prima volta nel 1082, ma solo nel 1084 è definito castrum, segno della avvenuta costruzione di una cerchia difensiva da parte dei conti Giselbertini, famiglia comitale bergamasca, che in questo periodo esercitava la propria giurisdizione sulla zona, contrastata dal vescovo di Cremona, che tendeva ad estendere verso nord la propria influenza. Fin da principio Crema dovette quindi lottare con Cremona per difendere la propria autonomia. Dalla fine dell'XI secolo compare nelle fonti il termine populus cremasco che indica una realtà socialmente più composita di una semplice comunità di villaggio. Tra la fine dell'XI secolo e i primi anni del XII si assiste ad un massiccio movimento di immigrazione che proveniva dalle immediate vicinanze del castrum, dalla zona tra Bergamo e Cremona (soprattutto dalle località che più tardi sarebbero appartenute alla Ghiara d'Adda), dal Bergamasco e da Milano, Mantova e Brescia e che interessò persone appartenti a gruppi sociali assai diversi, tra le quali numerosi elementi della feudalità del vescovo cremonese; si verificò probabilmente una sorta di secessione della curia del vescovo sostenuta dall'appoggio milanese. Tra XII e XIII secolo Crema muta la sua struttura originaria di castrum signorile e, organizzandosi secondo modelli cittadini, costituisce un proprio contado. Si trattò di una trasformazione molto contrastata soprattutto da parte cremonese; si concluse tuttavia con il rafforzamento di Crema che entrò a far parte del dominio visconteo in una condizione di consolidata autonomia del centro urbano. L'esistenza del comune di Crema è attestata con certezza dal 1146, quando per la prima volta sono nominati i consoli, menzionati nuovamente nel 1151; in ambedue gli atti risultano presenti i conti di Crema, che nel 1151 compaiono addirittura come consoli. Nel 1160, nel periodo delle lotte fra Federico I e i comuni lombardi, Crema fu distrutta dalle truppe imperiali: Crema infatti alleata di Milano aveva tentato di sottrarsi alla giurisdizione di Cremona alleata dell'imperatore. Cremona fondava le sue pretese sulla appartenenza del territorio cremasco alla diocesi cremonese e sulla investitura che la chiesa e la città di Cremona avevano ottenuto nel 1098 nomine beneficii da parte di Matilde di Canossa sul comitato dell'Insula Fulcherii, circoscrizione dalle incerte origini e dai confini fluttuanti che comprendeva la parte di quello che sarebbe divenuto il territorio cremasco compreso tra i fiumi Adda e Serio e limitato da Pontirolo, a pochi chilometri da Bergamo, a nord, e da Pizzighettone a sud. Nel 1185 i milanesi ottennero dall'imperatore la promessa della ricostruzione di Crema, che avvenne nello stesso anno, e nel 1186 Federico I imponeva ai Cremonesi di rinunciare ai privilegi su Crema e sull'Isola Fulcheria. Nel 1192 tuttavia Enrico VI riconobbe a Cremona, dietro pagamento di 3000 lire imperiali, la giurisdizione su Crema e su tutto il suo territorio comprendente non solo le località dell'Isola Fulcheria, ma tutti quei luoghi che anche successivamente avrebbero costituito il territorio cremasco. Il privilegio fu più volte confermato dagli imperatori Enrico VI e Federico II fino al diploma del 1226, anche se Crema nel corso del Duecento si sganciò sempre più dalla tutela cremonese e, ponendosi direttamente sotto la tutela imperiale, riacquistò l'autonomia e la piena giurisdizione sul suo territorio. Nel 1192 abbiamo la prima menzione dei podestà cremaschi, mentre dal 1202 è attestata la presenza di un podestà forestiero; agli stessi anni risale quell'organizzazione in viciniae che, data la mancanza di un forte potere ecclesiastico e la presenza di famiglie importanti, alcune delle quali di antica tradizione feudale, presero il nome dai gruppi parentali invece che dalle chiese cittadine. Nel XIII secolo è testimoniata l'esistenza dei comuni delle porte che rimasero operanti ancora in pieno Trecento e successivamente. Dopo un lungo periodo di esperienze politiche diverse durante il quale Crema entrò a far parte di dominazioni signorili di carattere sovracittadino (come ad esempio quella di Oberto Pallavicino e Buoso da Dovara) il comune passò sotto il dominio visconteo con il territorio "conquistato" nei secoli precedenti. In questo periodo le forze locali, sostenuti nella loro azione dagli ufficiali viscontei, ridefinirono le competenze dei privati e dei comuni rurali nella manutenzione di strade e ponti e moltiplicarono gli interventi sul territorio attraverso opere di canalizazzione e regolamentazione delle acque. Nel periodo di crisi dello stato visconteo seguito alla morte di Giangaleazzo, avvenuta nel 1402, si affermò in Crema la signoria di Benzoni, famiglia guelfa presente in Crema dalla fine del XII secolo, durata fino al 1423, quando i Visconti ripresero il potere, cacciando i Benzoni che si rifugiarono in Veneto. Il 16 settembre del 1449 Crema fu conquistata dall'esercito veneziano, aiutato dai Cremaschi fuoriusciti. Pochi giorni dopo, il 20 settembre 1449, furono stipulati tra il provveditore veneto, Andrea Dandolo, e i rappresentanti della comunità i patti di dedizione, in parte modificati dal doge il 4 marzo 1450. Crema ottenne subito il riconoscimento del mero e misto imperio, nel rispetto e nell'osservanza degli statuti e degli ordinamenti locali; la giurisdizione sul territorio che comprendeva una quarantina di ville; la facoltà del consiglio generale di nominare al proprio interno gli ufficiali locali; esenzioni fiscali, benchè temporanee, e una certa capacità di autogestione fiscale, con la possibilità di imporre a proprio vantaggio aggiunte ai dazi e ai pedaggi. Con le modifiche del marzo 1450 il doge riconobbe inoltre a Crema l'autorizzazione a istituire il collegio dei giuristi e il medesimo trattamento riservato a Brescia nella giurisdizione civile sia principale, sia d'appello. I patti di dedizione sembrano quindi riconoscere a Crema un ruolo di indiscusso predominio su un territorio di discrete dimensioni e il riconoscimento di autonomie e privilegi notevoli. Più di un elemento può contribuire a spiegare il trattamento di favore riservato da Venezia, ma determinante fu sicuramente la posizione di notevole importanza strategica del territorio cremasco posto ai confini delle Repubblica, a pochi chilometri da Milano. Con l'inizio della dominazione veneta, succeduta ai Visconti e alla breve signoria locale dei Benzoni, si decise di procedere ad un generale riordinamento istituzionale e legislativo: il 4 gennaio 1450 il consiglio generale deliberò di provvedere alla riforma degli statuti. Durante il periodo visconteo principale organo di governo cittadino era il consiglio generale; le principali cariche locali, podestà, giudice ai malefici, giudice alle esecuzioni, referendario, erano nominate dai signori, mentre gli uffici minori erano affidati a cittadini eletti dal consiglio generale alla presenza del podestà. Dopo il 1449 massimo organo di governo continuò ad essere il consiglio generale accanto al quale operava il consiglio minore. Gli ufficiali di nomina signorile rimasero tali, anche dopo l'avvento del dominio veneto, mentre per quanto riguarda gli ufficiali di nomina consiliare furono introdotte alcune modifiche. Fu subito proposta la riforma dell'ufficio dei rationatores che furono poi aboliti dagli statuti di fine 400 e si deliberò l'introduzione di nuovi capitoli relativi ai dazi; nel 1450, prendendo a modello lo statuto promulgato a Verona l'11 ottobre 1450, fu introdotto l'ufficio del registro degli instrumenti notarili; fu isitituito il collegio dei notai e l'ufficio del collaterale che doveva occuparsi principalmente del commercio delle vettovaglie, dei pesi, delle misure e della pulizia delle strade. Nel 1450 il consiglio decise di eleggere un giurista "in sindicatorem et autmentatorem comunis Creme", con l'incarico di recuperare beni e cose del comune, trattenuti indebitamente nella città e nel distretto non solo da privati ed estranei, ma anche da ufficiali pubblici: tale figura istituzionale divenne nello statuto del 1483 l'ufficio dei sindaci provisores et deffensores del comune. Nel 1453 i membri del consiglio generale, principale organo di governo cittadino, su sollecitazione di Venezia passarono da cento a sessanta membri, nominati dalla Dominante su designazione del podestà. Dagli statuti approvati il 12 luglio 1483 dal consiglio veneziano dei Rogadi infine fu confermata la magistratura, già esistente nel XIV secolo, dei tre deputati all'osservanza degli statuti, cioè al controllo della corretta applicazione degli statuti da parte di ufficiali e funzionari.
Il 28 marzo 1797 con l'ingresso dei Francesi in città ebbe fine fine il dominio veneto e fu istituita la Municipalità di Crema. Nel 1799-1800 Crema fu occupata dagli austro-russi e furono ripristinate le precedenti forme del governo locale. Fu ricostituito il consiglio generale composto dagli esponenti dell'aristocrazia cittadina con almeno 25 anni di età, presieduto da tre provveditori. Dal 1 novembre 1799 i tre provveditori confluirono nella congregazione delegata complessivamente costituita da 13 membri: era presieduta dal prefetto e regio delegato ed assistita da un segretario. Oltre alla congregazione delegata fu istituita, sempre alla fine del 1799, l'amministrazione del Fondo di religione; la delegazione del censo; la commissione di polizia: con queste riforme il governo austriaco intendeva rendere l'amministrazione del Cremasco quanto più simile a quelle delle province della Lombardia austriaca. Furono inoltre riportate in vita dagli Austriaci una serie di cariche civiche a titolo perlopiù gratuito ed onorifico che consentivano al ceto dirigente della nobiltà locale di intervenire e controllare un po' tutti i settori della vita sociale. Il 5 giugno 1800 con il rientro dei Francesi il principale organo dell'amministrazione locale tornò ad essere la municipalità e, dal 1802, alla municipalità fu affiancato il consiglio costituito da 40 membri nominati in base al censo. Secondo la legge data 1 maggio 1798 Crema costituiva comune a sè non incluso in distretto e apparteneva al dipartimento dell'Adda; comprendeva anche il suo circondario esterno detto le Tagliate, costituito da Ombriano, San Michele, Vairano, San Bernardino e Vergonzana. Secondo la legge pubblicata in data 26 settembre 1798 Crema con le frazioni prima citate divenne capoluogo del distretto IX del dipartimento dell'Alto Po. Secondo la compartimentazione della Repubblica Cisalpina pubblicata con la legge datata 13 maggio 1801 Crema colle Tagliate (Ombriano, San Michele, Vairano, San Bernardino e Vergonzaga) era capoluogo del distretto II di Crema del dipartimento dell'Alto Po. Nel compartimento del dipartimento dell'Alto Po pubblicato con decreto datato 8 giugno 1805 le frazioni risultano essere comuni autonomi.
Con decreto 8 giugno 1805 Crema divenne capoluogo del cantone I di Crema del distretto II di Crema del dipartimento dell'Alto Po. In base al compartimento entrato in vigore dal 1 gennaio 1810, pubblicato in seguito alle concentrazioni dei comuni avvenute in attuazione del decreto 14 luglio 1807, nel comune denominativo di Crema furono concentrati i comuni di Crema, San Bernardino con Vergonzana, Santa Maria della Croce, Vairano, Porta Ombriano, Ombriano, San Michele, Castelnuovo. Il comune aveva una popolazione complessiva di 13961 abitanti.
Con patente regia del 23 gennaio 1816 Crema fu innalzata al rango di regia città. Con l'attivazione dei comuni in base alla compartimentazione territoriale del regno lombardo-veneto, la città regia di Crema era a capo dei distretto VIII e IX di Crema della provincia di Lodi e Crema. In forza del successivo compartimento territoriale delle province lombarde, la città regia di Crema rimase capoluogo dei distretti VIII e IX di Crema della provincia di Lodi. Nel 1853 Crema, comune con Congregazione municipale e una popolazione di 8310 abitanti, fu posta a capo del distretto V di Crema della provincia di Lodi e Crema.
In seguito all'unione temporanea delle province lombarde al regno di Sardegna, in base al compartimento territoriale stabilito con la legge 23 ottobre 1859, il comune di Crema con 8.240 abitanti, retto da un consiglio di venti membri e da una giunta di quattro membri, fu incluso nel mandamento I di Crema, circondario II di Crema, provincia di Cremona. Alla costituzione nel 1861 del Regno d'Italia, il comune aveva una popolazione residente di 8.795 abitanti (Censimento 1861). In base alla legge sull'ordinamento comunale del 1865 il comune veniva amministrato da un sindaco, da una giunta e da un consiglio. Nel 1867 risultava incluso nello stesso mandamento, circondario e provincia. Popolazione residente nel comune: abitanti 8.154 abitanti (Censimento 1871). Nel 1875 al comune di Crema vennero aggregate, la frazione Molini di Porta Nuova, staccata dal comune di Vairano Cremasco, una zona di territorio, staccata dal comune di Ombriano e la frazione di San Bernardino, staccata dal comune di San Bernardino. Popolazione residente nel comune: abitanti 9.083 (Censimento 1881); abitanti 9.602 (Censimento 1901); abitanti 11.411 (Censimento 1911); abitanti 11.607 (Censimento 1921). Nel 1924 il comune risultava incluso nel circondario di Crema della provincia di Cremona. In seguito alla riforma dell'ordinamento comunale disposta nel 1926 il comune veniva amministrato da un podestà. Nel 1928 al comune di Crema vennero aggregati i soppressi comuni Ombriano, San Bernardino e Santa Maria della Croce. Nel 1928 al comune di Crema vennero aggregate, la frazione di San Bartolomeo de' Morti e parte della frazione di San Michele, staccate dal comune di Ripalta Nuova. Popolazione residente nel comune: abitanti 24.204 (Censimento 1931); abitanti 25.163 (Censimento 1936). In seguito alla riforma dell'ordinamento comunale disposta nel 1946 il comune di Crema veniva amministrato da un sindaco, da una giunta e da un consiglio. Popolazione residente nel comune: abitanti 27.889 (Censimento 1951); abitanti 30.035 (Censimento 1961); abitanti 32.733 (Censimento 1971). Nel 1971 il comune di Crema aveva una superficie di ettari 3.463.

I testi sono tratti dal repertorio delle istituzioni storiche del territorio lombardo, Progetto CIVITA.


Condizione giuridica:
pubblico

Tipologia del soggetto produttore:
ente pubblico territoriale

Soggetti produttori:
Comune di Vairano Cremasco, predecessore, 1875
Comune di Ombriano, predecessore, 1928
Comune di San Bernardino, predecessore, 1928
Comune di Santa Maria della Croce, predecessore, 1928

Profili istituzionali collegati:
Comune, 1859 -

Per saperne di più:
LombardiaBeniCulturali. Istituzioni storiche. Crema

Complessi archivistici prodotti:
Comune di Crema (fondo)


Bibliografia:
Le istituzioni storiche del territorio lombardo. XIV-XIX secolo. Cremona, Progetto CIVITA, Regione Lombardia, Milano 2000, repertoriazione a cura di V. LEONI (Civita online. Cremona)
Le istituzioni storiche del territorio lombardo. 1859-1971, voll. 2, Progetto CIVITA, Regione Lombardia, Milano 2001, repertoriazione a cura di F. CALIA - C. ANTONIONI - S. TAROZZI

Redazione e revisione:
Citerio Lucia, 2017/01/13, prima redazione
Menghi Sartorio Barbara, 2017/12/29, supervisione della scheda


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