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Teatro sociale di Crema

Sede: Crema (Cremona)
Date di esistenza: sec. XVII - 1937

Intestazioni:
Teatro sociale di Crema, Crema (Cremona), sec. XIX fine - 1937, SIUSA
Teatro della Città di Crema, Crema (Cremona), sec. XVII - sec. XIX fine, SIUSA

Altre denominazioni:
Teatro della Città di Crema, sec. XVII - sec. XIX fine

Il 4 gennaio 1642 i provveditori della Città concedono all'Accademia dei Sospinti una sala comunale situata nei pressi della piazza principale per lo svolgimento delle attività dell'accademia e all'occorrenza per eventuali altre adunanze. In seguito la Città di Crema intraprende tra il 1678 e il 1681 una serie di importanti opere che mirano a riorganizzare parte degli edifici e dei portici situati presso la piazza principale, ad ampliare e ridistribuire gli uffici pubblici della città e a dotarsi di locali adeguati anche all'uso di "teatro per recitanti" Nella seduta dell'8 gennaio 1683 il Consiglio comunale decide di valutare un ulteriore ampliamento del teatro con l'aggiunta di altri ordini di palchi da mettere in vendita. In questa fase il Teatro di Crema vive dell'impulso e delle decisioni politiche della pubblica autorità cittadina: i tre provveditori e il consiglio generale sovrintendono al rilascio delle concessioni della sala per spettacoli e opere in musica, ai lavori sull'edificio, ai contratti e al sostentamento finanziario. Il 13 gennaio 1688 il consiglio generale stabilisce di affiancare ai tre provveditori altri tre cittadini eletti annualmente in seno al consiglio a "governare, reggere e custodire" il teatro della città. Nell'assemblea del 17 gennaio 1708 il consiglio generale della città decreta di ricostruire il teatro in altro luogo più adeguato per timore dello sviluppo di incendi che possano colpire anche l'adiacente archivio pubblico; la dismissione del teatro viene affidata alla responsabilità dei "signori provveditori e deputati al teatro presenti e successori". Nella stessa seduta il consiglio generale stabilisce anche che i proprietari dei palchetti del teatro avranno diritto nel nuovo teatro ad un altro palco o a più palchi, nella stessa posizione di quelli già in loro possesso, dietro pagamento di una tassa proporzionale alla posizione e al valore del palco stesso. La dismissione del teatro avviene nel giro di pochi mesi; la demolizione dei palchetti, come risulta dalla seduta del 29 giugno 1708, è dichiarata già opera conclusa, la stanza è tornata ad essere una sala destinata all'Accademia ed ad altri usi; ad essere rinviata invece è la costruzione del nuovo teatro. Il 30 ottobre del 1716 si approva l'avvio dei lavori di copertura di un ampio tratto della roggia Crema che attraversa la città per edificarvi sopra il nuovo teatro e la piazza antistante. La costruzione del nuovo teatro avvia un processo in cui il coinvolgimento dei cittadini diventa progressivamente sempre più decisivo nell'economia complessiva dell'opera e i proprietari dei palchetti finiranno per imporsi nel corso del XVIII secolo come un nuovo soggetto riconosciuto nella gestione dell'istituzione teatrale. E' proprio il "Corpo degli interessati ne' palchetti" ovvero l'Assemblea dei proprietari dei palchi che nel 1724 contrae un sostanzioso prestito necessario al completamento del palcoscenico e delle pitture del nuovo teatro. Il Corpo degli interessati ne' palchetti si riunisce sotto la presidenza dei provveditori e dei deputati al teatro ed è chiamato ad esprimersi sulle questioni economiche e finanziarie, sulla gestione amministrativa dell'ente e sull'organizzazione delle rappresentazioni.
Verso la fine del secolo XVIII, tra gli anni 1782 e 1786, a causa delle cattive condizioni in cui versa l'edificio, prende avvio la ristrutturazione e l'ampliamento del teatro secondo il progetto del Piermarini. L'apertura del nuovo teatro è fissata per il settembre 1786, in concomitanza con la consueta fiera annuale.
Per tutto il periodo del dominio veneto il peso dell'amministrazione comunale che ha dato impulso alla fondazione del teatro risulta essere preponderante nella gestione dell'istituzione rispetto al Corpo dei palchettisti anche se questo, lungo il secolo XVIII, si conquista poco a poco un proprio ruolo nelle decisioni fondamentali. Durante l'amministrazione francese la municipalità si avvale di tre direttori che gestiscono direttamente il carteggio con gli enti esterni per conto del teatro; dopo l'anno 1803 il Corpo degli interessati ne' palchetti sembra riprendere un ruolo di rilievo. Con l'avvento del Regno Lombardo-Veneto si assiste ad una progressiva emancipazione dell'assemblea dei palchettisti rispetto ai rappresentanti dell'amministrazione comunale. Il "Piano disciplinare per l'amministrazione e l'andamento del pubblico teatro della Regia Città di Crema" predisposto nel 1823 dalla congregazione municipale viene successivamente rivisto in base alle proposte di una Commissione facente capo alla rappresentanza dei palchettisti. miranti a riequilibrare il rapporto tra la rappresentanza comunale e l'assemblea dei proprietari dei palchi, entrambi proprietari di parti del teatro e titolari entrambi di diritti e doveri rispetto all'istituzione culturale. Il nuovo piano disciplinare modificato entra in vigore alla fine del 1824: i tre componenti di nomina municipale e i tre direttori rappresentanti dei palchettisti costituiscono un nuovo organo amministrativo unitario entro il quale le funzioni e i poteri dei sei membri componenti godono di pari dignità. L'Amministrazione del Teatro si avvale dell'attività di un cancelliere e di un cassiere. Ai direttori compete la direzione, l'esecuzione e l'andamento degli spettacoli. Anche il potere di firma dei sei amministratori è parificato e gli atti sono validi quando presentano le sottoscrizioni di un municipale e di un direttore. Nel 1827 viene redatto il piano di sistemazione organica per la Società del Teatro. La società proprietaria è formata dal comune e dai proprietari dei palchi e si esprime tramite i due organi principali: l'Assemblea dei Palchettisti e la Presidenza della Società, composta dal podestà, due assessori municipali e tre deputati eletti a scrutinio segreto dall'Assemblea dei Palchettisti. Il capitale sociale consiste nella quota annua stabilita dal regolamento da ripartire tra i proprietari dei palchi e nella sovvenzione elargita dall'amministrazione comunale. Compiti della presidenza sono l'organizzazione degli spettacoli, la stipulazione dei contratti con gli impresari e le compagnie, il controllo sul rispetto contrattuale, la manutenzione dell'edificio, la sorveglianza sulla tenuta finanziaria, la convocazione delle assemblee generali sotto la sua direzione. L'assemblea generale dei componenti della società si riunisce sotto la presidenza per l'approvazione del consuntivo, la nomina dei revisori dei conti, l'elezione dei tre deputati, le modifiche al piano organico e per ogni esigenza o affare riguardante il teatro. E' prevista anche la figura del direttore politico che si attiva durante lo svolgimento delle stagioni teatrali come delegato alla direzione degli spettacoli; questa carica non è compatibile con quella di membro della presidenza.
Una svolta essenziale nella vita e nella gestione del teatro è rappresentata dallo statuto redatto nel 1842 da un'apposita commissione composta tra tre membri - il podestà, conte Livio Benvenuti, il nobile Luigi Porta Puglia Bondenti e l'avvocato Antonio Capredoni - e approvato dal Governo nell'anno 1843. La Società del Teatro secondo il nuovo ordinamento risulta composta esclusivamente dai proprietari dei palchi che esprimono la propria rappresentanza tramite una presidenza composta da tre membri eletti tra i palchettisti per un incarico triennale. Il comune come ente proprietario dello stabile è rappresentato dal podestà o da un suo delegato alle assemblee dei palchettisti con diritto di voto per esprimersi sull'approvazione dei contratti stipulati dall'amministrazione del teatro. La titolarità dell'amministrazione pubblica sullo stabile fa sì che sia sempre necessario anche il nulla osta del comune per l'apertura del teatro. In caso di divergenze d'opinione tra presidenza e comune sarà l'Imperial Regia Delegazione Provinciale a mediare per risolvere la vertenza. Tutto quanto riguarda la programmazione, l'andamento degli spettacoli, i contratti, la scelta e il rapporto con le compagnie e gli impresari, il repertorio e gli artisti da scritturare, purché si siano ottenuti il beneplacito della censura e le autorizzazioni di polizia, rientra completamente nelle funzioni della presidenza. Le assemblee dei proprietari palchettisti, convocate dalla presidenza con precise modalità, non hanno numero legale e le decisioni sono prese a maggioranza assoluta dei presenti: l'ordine del giorno e gli argomenti in discussione sono stabiliti dalla presidenza. Ogni proprietario di palco ha diritto ad un voto e ogni palco posseduto da più persone dà comunque diritto a un solo voto. La Società dei Palchettisti oltre ad eleggere i tre presidenti nomina un cancelliere anche con funzioni di ragioniere, un cassiere e due revisori dei conti; approva il consuntivo e decide per i bisogni più urgenti del teatro. L'archivio del teatro è custodito dal cancelliere e le carte sono registrate in un apposito protocollo. Il contributo previsto a carico della società dei palchettisti è ripartito tra i proprietari in base al numero di "caratti" (sorta di unità di misura di tipo patrimoniale in base alla quale era possibile stabilire il differente valore di ogni palco) come da sempre praticato; l'amministrazione comunale invece versa 3000 lire all'anno come sussidio alle rappresentazioni. Con l'applicazione di questo nuovo statuto si stabilisce la fine del primato del comune sulla direzione del teatro.
Il processo di autonomia continua anche negli anni successivi all'unificazione dell'Italia. Il primo statuto postunitario, risalente al 1865, esplicita i diritti e i reciproci doveri tra il comune e i palchettisti, i due soggetti comproprietari del teatro. Si elencano i beni di ciascuno di essi e le eventuali parti in comune, gli obblighi e le responsabilità derivanti dalla titolarità dei beni. La Società dei palchettisti è rappresentata da un consiglio di direzione composto da tre membri eletti per tre anni dai palchettisti, cui spettano tutte le mansioni di gestione e amministrazione generale: La società si riunisce in adunanza ordinaria una volta all'anno in primavera per l'esame del conto consuntivo dell'anno teatrale precedente, la nomina dei revisori dei conti dell'anno in corso, la designazione dei membri della direzione da surrogare, la discussione sul contributo sociale da erogare e gli spettacoli da ammettere. Ogni palchettista ha a disposizione un solo voto indipendentemente dal numero di palchi in suo possesso, la stessa cosa vale per i comproprietari di uno stesso palco; le donne non sono ammesse alle adunanze della società ma devono farsi rappresentare dal marito o da un mandatario. Lo statuto del 1865 fissa alcuni principi fondamentali come l'indipendenza della Società dei Palchettisti dall'amministrazione comunale, obiettivo perseguito e mano a mano conquistato dai soci del teatro lungo il XIX secolo. Il processo di evoluzione e revisione dello strumento principale della società comunque non si arresta, anzi è oggetto di una serie di interventi di varia intensità miranti ora alla riforma di singoli articoli ora all'ampliamento di intere parti dello statuto. Dallo statuto del 1865, approvato definitivamente nel 1870 dal consiglio comunale, si approda alla redazione e alla pubblicazione a stampa dello statuto degli anni 1882-1883, sottoposto in seguito a ritocchi nell'anno 1886, nel 1899, revisionato in vari momenti durante il primo decennio del XX secolo (tra il 1902 e il 1911) fino ad approdare allo statuto depositato presso il notaio cremonese Edgardo Porro nell'aprile 1929. Tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo si riaccende l'attenzione sui rapporti tra l'amministrazione del teatro, i palchettisti e l'amministrazione comunale. Nell'aprile del 1898 una commissione appositamente nominata dalla Società dei palchettisti per riferire sulla necessità di modificare il patto sociale in vigore incarica il conte Alberto Premoli della stesura di una proposta di riorganizzazione dell'ente che innanzitutto nasca dall'analisi dell'attuale situazione societaria. La relazione del conte Premoli fotografa un'inesorabile progressiva diminuzione del numero dei palchettisti e quindi una forte flessione della disponibilità finanziaria della società del teatro nell'ultimo decennio: i palchettisti nel 1898 sono ridotti a 37 e la disponibilità di stanziamenti per gli spettacoli ammonta a sole lire 5450, per l'amministrazione a poco più di mille lire. E se da un lato le risorse finanziare sono sempre più scarse, dall'altro le spese complessive invece sono in forte aumento per le accresciute esigenze del pubblico, per i maggiori compensi richiesti dagli artisti e per alcuni interventi di manutenzione e restauro dell'immobile necessari e non più rinviabili. Le modifiche apportate allo statuto tra la fine dell'Ottocento e i primi anni del Novecento cercano di venire incontro alle nuove esigenze e necessità dei proprietari palchettisti: si trasforma più volte il sistema del calcolo dei carati con proposte di soluzione al problema del contenimento dei prezzi gravanti sui proprietari dei palchi, nel tentativo di ridistribuire in modo più equo una spesa divenuta troppo onerosa e considerata ormai da molti superflua. La forte carenza di fondi a disposizione del teatro, il peso sempre più oppressivo dei costi di gestione e di manutenzione, la questione dell'assetto societario, l'autonomia gestionale ottenuta e rivendicata dalla Società dei Palchettisti, il rapporto alcune volte cercato e altre respinto dalla società stessa con l'amministrazione comunale si risolveranno nell'anno 1929 quando si tornerà a riconoscere al comune la piena appartenenza alla Società dei Palchettisti. All'ordine del giorno dell'assemblea straordinaria dei palchettisti riunita il 22 aprile 1929 due sono gli argomenti in discussione: il rifacimento del teatro sociale secondo il progetto di Giovanni Battista Donati e alcune modifiche allo statuto vigente. I due argomenti sono strettamente connessi: il primo rimanda all'intervento finanziario del comune perché il progetto risulta troppo oneroso per la cassa del teatro, il secondo suggella la rinnovata collaborazione tra Società dei Palchettisti ed amministrazione comunale conseguente al contributo stanziato. Le modifiche, approvate all'unanimità allo statuto vigente sanciscono l'entrata incondizionata del comune nella Società dei Palchettisti e nel consiglio di direzione e modificano la composizione e la modalità di elezione dei tre membri del consiglio di direzione: due soli componenti saranno elettivi mentre il terzo sarà destinato di diritto al podestà o ad un suo delegato. Il Teatro Sociale dunque, dopo una lunga evoluzione passata attraverso fasi di forte controllo da parte dell'amministrazione della città fino a periodi caratterizzati da sempre maggior autonomia e da un lento e progressivo spostamento verso una vera e propria gestione privatistica, si trova all'inizio degli anni '30 del Novecento ad affrontare una decisa inversione di rotta. La storia del Teatro sociale si interrompe improvvisamente a causa di un devastante incendio avvenuto nel gennaio del 1937.

Il testo è tratto dall'inventario d'archivio a cura di Francesca Berardi e Giampiero Carotti (2012).


Condizione giuridica:
pubblico

Tipologia del soggetto produttore:
ente di cultura, ricreativo, sportivo, turistico

Complessi archivistici prodotti:
Teatro sociale di Crema (fondo)


Redazione e revisione:
Citerio Lucia, 2017/01/12, prima redazione
Menghi Sartorio Barbara, 2017/12/29, supervisione della scheda


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