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Comune di Castelplanio

Sede: Castelplanio (Ancona)
Date di esistenza: sec. XIV fine -

Intestazioni:
Comune di Castelplanio, Castelplanio (Ancona), sec. XIV fine -, SIUSA

La prima notizia che si ha di Castelplanio, denominato "Castra Plani" (Castel del Piano), risale al 1283: una fugace menzione in una copia autentica di un antico registro dei censi, a sua volta risalente a metà del sec. XIII. E' comunemente accettato che l'abitato di Castelplanio quasi certamente derivi dall'abbazia di S. Benedetto de' Frondigliosi (monastero sorto nel sec. XI ca.), forse da una curtis di proprietà monastica che venne sviluppandosi gradualmente come borgo fortificato nel corso del XIII secolo, ed i cui abitanti, già vassalli affrancatisi dai monaci e dal vescovo di Jesi, si sottomisero alla città di Jesi verso la metà del Duecento. Il nome di Castelplanio, "Castrum plani", "Castel del Piano", lo si deve, secondo lo storico Annibaldi, alla sua posizione su di un pianoro ai piedi dell'abbazia stessa. Sul finire del sec. XIV il castello divenne un centro amministrativo autonomo e la chiesa di S. Benedetto chiesa di Castelplanio. Il centro principale e qualificante del territorio non era più la vecchia abbazia dei Frondigliosi, ma il nucleo abitativo circondato da torri e mura. Nella "Descriptio Marchiae" del 1356, Castel del Piano figura come castello soggetto alla Città di Jesi, condizione che perdura in tutto il periodo di Antico regime. Nell'ambito dell'organizzazione istituzionale della provincia della Marca, di cui il comune ed il territorio jesini fecero parte integrante sino al 1585, Jesi si identificava con una "civitas Apostolicae Sedi immediate subiecta", una comunità, cioè, che esercitava un "dominium" sul contado, comprendente sedici luoghi tra terre e castelli. Nell'anno 1585 Jesi ottenne l'istituzione di un governo separato dalla giurisdizione del rettore della Marca, sedente in Macerata, e libero. L'istituzione del governo rafforzò la subordinazione del contado e di Castelplanio alla città. Il castello, infatti, prima dotato di una certa autonomia, sembra venga definitivamente assoggettato a Jesi attraverso l'eliminazione del consiglio di credenza e l'imposizione della presentazione del pallio nel giorno della festa di S. Floriano, patrono della comunità civile jesina, quale segno di subordinazione alla città. L'assoggettamento a Jesi si esercitava anche sotto il profilo economico e giudiziario: attraverso il camerlengo generale, il quale amministrava la borsa comune, la cassa, cioè, delle entrate e delle uscite della città e dei castelli, mentre per quanto concerne l'amministrazione della giustizia Jesi aveva la potestà giudiziaria nel settore civile e penale, esercitata inizialmente dal podestà e la sua corte. Quando Jesi divenne sede di governo, questa potestà venne sottratta al comune e trasferita al governatore. Il governatore generale di Jesi, di nomina pontificia, rappresentava direttamente nella città e nel contado il potere centrale e la volontà dei dicasteri romani, in particolare della Congregazione del buon governo, la quale esercitava una competenza diretta sulla vita interna delle comunità locali. Il governatore interveniva con potere assoluto in atti strettamente civili ed amministrativi, nell'ordinario e straordinario esercizio dell'attività legislativa ed esecutiva nella città di Jesi e nei castelli, svolgendo tra l'altro un'attività legilslativa ed una vasta competenza nel settore militare, annonario, sanitario e dei lavori pubblici. Il comune di Castelplanio aveva un proprio organo collegiale deliberante, secondo quanto previsto dagli statuti del "Libero e Popolare Stato di Jesi", in base ai quali in ciascun castello del contado operava un consiglio generale composto da un numero di consiglieri variabile da castello a castello. Il consiglio era convocato e presieduto dal magistrato comunale composto da quattro consiglieri, i quali costituivano la cosiddetta "quatraria". Accanto ai Quattro operava il capitano del castello, inviato da Jesi in ogni castello del contado come suo rappresentante, al fine di controllare la vità della comunità, assicurare l'adempimento degli obblighi da questa contratti o che avesse imposto la dominante e invigilare che non si verificasse alcunché in contrasto con i diritti della città. Il capitano del castello partecipava direttamente alla vita del comune già sul finire del sec. XIII, mentre nel sec. XVIII i suoi poteri appaiono puramente onorifici. In seguito all'occupazione francese dello Stato pontificio, Castelplanio e il territorio jesino furono inglobati nella neonata Repubblica romana, istituita il 15 febbraio 1798. Nella nuova ristrutturazione territoriale, Jesi, compresa nel dipartimento del Metauro e dichiarata cantone, fu privata del suo antico contado, i cui castelli furono riconosciuti comuni indipendenti e aggregati ad altri cantoni, oppure dichiarati essi stessi cantoni. Castelplanio, unitamente agli altri comuni a sinistra del fiume Esino, entrò a far parte del cantone di Montecarotto. L'occupazione del territorio marchigiano da parte dell'esercito austro-russo e la caduta della Repubblica romana, il 30 settembre 1799, segnarono il ritorno della dominazione ecclesiastica. Già il 19 agosto 1799 era giunto nelle Marche il commissario civile austriaco Antonio De Cavallar, il quale resse la regione e l'Umbria sino al giugno 1800, segnando il passaggio del territorio marchigiano dal dominio francese a quello austriaco. Con successivo decreto 25 giugno 1800 il De Cavallar, su ordine di Francesco II, imperatore d'Austria, proclamò il ripristino del governo pontificio in Ancona e nel territorio attiguo, sino a Pesaro. I territori facenti parte dello Stato pontificio vennero divisi in tre dipartimenti governati da altrettanti delegati apostolici. La città di Jesi fu aggregata al dipartimento di Ancona e tornò di nuovo in possesso del suo antico contado, di cui era stata privata in occasione della ristrutturazione territoriale operata dai francesi, durante il periodo repubblicano. Il 10 marzo 1800 il De Cavallar installò a Jesi il nuovo provvisorio governo pontificio. La magistratura comunale di Castelplanio in questo periodo era costituita dai Cesare regi magistrati, i quali con il ristabilirsi del governo pontificio acquisirono nuovamente l'antica denominazione di Quattro. Il ritorno delle truppe pontifice ed il ristabilimento dello stato ecclesiastico non durarono a lungo: il 30 aprile 1808 fu decretata l'annessione di tutte le città marchigiane al Regno d'Italia. Durante l'amministrazione napoleonica il comune di Castelplanio fece parte del distretto di Jesi, compreso nel dipartimento del Metauro; ad esso erano aggregati in qualità di frazioni o appodiati i comuni di Rosora e Poggio S. Marcello. Capo dell'amministrazione comunale era il podestà, accanto al quale operavano quattro savi municipali. Con il congresso di Vienna che decretava la ricostituzione dello Stato della Chiesa, le Marche tornarono all'antico sovrano. Mediante il m.p. 16 luglio 1816 del pontefice Pio VII sulla "organizzazione dell'amministrazione pubblica", fu attuata una riforma dello Stato con l'istituzione di 17 delegazioni, suddivise in governi di primo e secondo ordine. Jesi era inclusa nella delegazione di Ancona, dichiarata delegazione di II classe e divenne sede di governo, ma il governatore distrettuale non ripeteva autorità e giurisdizione del governatore prelato ivi presente dal 1585, né pertanto si riformò l'antico contado, ma ciascun castello conservò la propria autonoma amministrativa, dipendendo dal governatore, rappresentante del delegato e del governo centrale. Negli anni 1816-1817 il comune di Castelplanio comprendeva all'interno della propria circoscrizione amministrativa i comuni di Rosora e Poggio S. Marcello, definiti nei documenti di quegli anni frazioni appodiate o comuni uniti a Castelplanio. Nei medesimi anni Castelplanio fu altresì sede di governo, con giurisdizione anche sul comune di Maiolati e suoi appodiati. Alla fine dell'anno 1817 Castelplanio passò sotto la giurisdizione del governatore avente sede in Montecarotto, al quale si riunirono anche i comuni di Poggio S. Marcello, Rosora e Serra dei Conti. In Castelplanio si stabilì, tuttavia, conforme le disposizioni dell'editto 26 novembre 1817 del cardinale Consalvi, segretario di Stato, un vicegovernatore, le cui competenze furono abolite con il m.p. 5 ottobre 1824 di Leone XII "sulla riforma dell'amministrazione pubblica, della procedura civile e delle tasse dei giudizi". Il successivo regolamento per l'amministrazione della giustizia civile del 5 ottobre 1831 sopprimeva i podestà comunali, già istituiti nel 1827 al posto dei gonfalonieri municipali, con facoltà di conciliare e decidere economicamente le controversie civili di valore non superiore ai cinque scudi. Presso il comune di Castelplanio la podestaria sostituì il gonfaloniere il 1 febbraio 1829. Nel 1832 subentrò al podestà il priore del comune di Castelplanio. Dopo la parentesi della Repubblica romana del 1849, il ripristino del potere temporale dei papi si attuò con la nomina di commissari pontifici straordinari, mentre la successiva legge sul "Governo delle provincie ed amministrazione provinciale", pubblicata con editto 22 novembre 1850, mutò completamente l'organizzazione periferica dello Stato, ripartendolo in circondario di Roma e in quattro legazioni, suddivise in provincie. Il comune di Castelplanio fu compreso nella provincia di Ancona. Per ciò che concerne l'amministrazione della giustizia, gli anni cinquanta del secolo sino all'Unità d'Italia videro il comune di Castelplanio ancora soggetto alla giurisdizione del governatore di Montecarotto. Dal 1928, al comune di Castelplanio fu aggregato in qualità di frazione il soppresso comune di Poggio S. Marcello, ricostituito comune autonomo nel 1946.

Condizione giuridica:
pubblico

Tipologia del soggetto produttore:
ente pubblico territoriale

Profili istituzionali collegati:
Comunità (Stato della Chiesa), 1815 - 1870
Comunità (Stato della Chiesa), sec. XIV - sec. XVIII
Comune, 1859 -

Complessi archivistici prodotti:
Comune di Castelplanio (fondo)
Giudice economico di Castelplanio (fondo)
Stato civile del Comune di Castelplanio (fondo)
Stato civile napoleonico del Comune di Castelplanio (fondo)


Fonti:
Collezione di pubbliche disposizioni emanate in seguito del moto proprio di N.S. Papa Pio Settimo in data de' 6 luglio 1816 sulla organizzazione dell'amminstrazione pubblica, 1817, Roma
Riparto dei Governi e delle Comunità dello Stato Pontificio con i loro respettivi appodiati, 1817, Roma

Bibliografia:
C. URIELI, Jesi e il suo Contado, Jesi 1986, vol. IV
G. ANNIBALDI, San Benedetto e l'Esio, Jesi, Tip. F.lli Ruzzini, 1880
G. COLUCCI, Delle antichità picene, Fermo 1794, tomo 21
V. CAVALCOLI, Governo di Jesi, in "La Marca e le sue istituzioni al tempo di Sisto V", Roma 1991 (Pubblicazioni degli Archivi di Stato. Saggi, 20)


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