Date di esistenza: 1931 - 1998
Intestazioni:
Istituto Mobiliare Italiano - IMI, Roma, 1931 - 1998, SIUSA
L'IMI fu costituito a Roma come ente di diritto pubblico nel 1931, nel cuore della grande crisi che attraversava l'economia mondiale. La sua costituzione fu il primo decisivo passo dell'intervento statale messo in campo per far fronte alla crisi che aveva colpito i maggiori complessi dell'industria di base e con essi le maggiori "banche miste, secondo il modello di Alberto Beneduce, l'uomo di riferimento di Mussolini nelle massime questioni riguardanti la finanza e l'industria.
L'IMI aveva il compito di concedere mutui, di durata non superiore a 10 anni, a imprese di nazionalità italiana, contro garanzie reali, pegni di valori mobiliari ed eventuali ulteriori garanzie; assumere partecipazioni azionarie nelle stesse imprese. L'attività dell'IMI, sotto il primo presidente Teodoro Mayer, fu indirizzata da un lato ad aprire un nuovo canale di investimento del risparmio che potesse godere di particolari tutele e, dall'altro, a condizionare i finanziamenti al risanamento industriale e finanziario delle imprese richiedenti, rendendo perciò necessaria la costituzione nel 1933 dell'IRI (Istituto per la Ricostruzione Industriale).
Un provvedimento del 1936, che fissava le norme per l'esercizio del credito mobiliare, dette una diversa e più ampia regolamentazione all'IMI:
- fu accordata la facoltà di concedere mutui per una durata fino a 20 anni e parallelamente fu aumentata la durata massima delle obbligazioni;
- venne trasformato il CSVI (Consorzio per Sovvenzioni su Valori Industriali) in sezione autonoma dell'IMI;
- fu attribuita al Governatore della Banca d'Italia, Vincenzo Azzolini, la carica di presidente dell'IMI stesso e mantenuta quella di presidente del CSVI. Grazie alla nuova legge bancaria Azzolini accentrò anche la carica di Capo dell'Ispettorato per la Difesa del Risparmio e l'Esercizio del Credito.
Con l'avvio della politica bellicistica del regime, l'Istituto fu chiamato a sostenere le industrie che soddisfacevano la domanda pubblica: soprattutto, ma non solo, l'industria meccanica. Nel 1940 con la legge 21 maggio n. 657, fu sciolto l'Istituto di Credito Navale (ICN), costituito nel 1928 per il finanziamento delle imprese armatoriali, e le sue attività e passività furono trasferite all'IMI.
Dopo la liberazione della Capitale, il legittimo governo italiano designò nell'agosto 1944 Paride Formentini (direttore generale della Finmare dal 1937) come commissario straordinario, a cui subentrò dal marzo 1945 Stefano Siglienti, il quale divenne il primo presidente dell'IMI nel periodo post-bellico il 10 dicembre 1946.
Il periodo post-bellico vide l'IMI intervenire vigorosamente nel processo di ricostruzione economica del Paese. Il Governo affidò all'Istituto:
- la gestione del Fondo per l'Industria Meccanica (FIM), che permise alle maggiori imprese del settore di superare il periodo difficilissimo della riconversione della produzione ad usi civili consentendo a molte di loro di avviarsi da sole sul cammino della crescita;
- la gestione del prestito concesso alla Repubblica Italiana dalla Export Import Bank (Eximbank), che comportò l'apertura di un ufficio di rappresentanza a Washington nel 1947 e l'avvio di relazioni di affari con le principali banche statunitensi;
- la gestione per l'Italia dell'European Recovery Program (ERP), anche noto come Piano Marshall, con riferimento ai macchinari e agli impianti destinati all'industria e ai servizi di pubblica utilità;
- inoltre, fu riconfermata nel dopoguerra l'attribuzione all'IMI della competenza sul credito navale, che divenne in seguito (1962) Sezione Autonoma del Credito Navale (SACN).
Verso la fine degli anni '50, con l'avvio del Mercato Comune Europeo, crebbe l'interesse degli investitori dell'America settentrionale per l'area del MEC e in particolare per l'Italia. L'IMI, su impulso del Ministero degli Affari Esteri, decise di creare un servizio per favorire una maggiore collaborazione tra imprese italiane ed estere, con particolare attenzione agli investimenti stranieri in Italia, costituendo nel 1958 l'Investment Information Office (IIO).
Conclusa la fase di ricostruzione, l'IMI concentrò la propria attività:
- nel sostegno finanziario ai grandi progetti d'investimento industriale e di servizi; in alcuni casi con l'assunzione di partecipazioni anche attraverso società di intermediazione quali la SIGE (Società Italiana Imprese e Gestioni), costituita nel 1957;
- nel credito all'esportazione (forniture speciali, beni strumentali e impiantistica), inizialmente regolamentato dalla legge n. 955 del 22 dicembre 1953 e in seguito dalla legge n. 635 del 5 luglio 1961 e successive,
- nello sviluppo delle piccole e medie imprese e nella promozione dell'economia del Mezzogiorno;
- nell'internazionalizzazione delle proprie attività attraverso le società finanziarie create all'estero, tra cui furono i passi d'inizio la Turis a Zurigo e la Euram a Washington.
Gli anni della Presidenza Siglienti segnarono il periodo di maggior crescita dell'attività dell'IMI, alimentata dalla provvista di fondi propri ottenuti sui mercati finanziari e dai finanziamenti all'industria e ai servizi il cui sviluppo, contrassegnato dalla crescita degli investimenti e delle esportazioni, trainò il "miracolo economico italiano", di cui l'IMI fu protagonista.
Nel 1968 all'IMI fu affidata la gestione per conto dello Stato del Fondo per la Ricerca Applicata, allo scopo di accelerare il progresso del sistema industriale e l'adozione di tecnologie avanzate, mediante varie forme d'intervento. A sollecitare l'iniziativa fu soprattutto Giorgio Cappon, direttore generale dell'IMI dal luglio 1968, in cui era entrato come giovanissimo ingegnere nel 1947 in qualità di ispettore tecnico.
In parallelo, la collaborazione con organismi della Comunità Europea, instaurata nel ventennio precedente, quali la CECA, l'Euratom e la BEI, permise all'IMI di finanziare numerosi progetti d'investimento d'interesse comunitario.
Nella seconda metà degli anni '70, l'IMI dovette fronteggiare difficoltà sconosciute nel primo trentennio di attività post-bellica, dovute al manifestarsi di un'inflazione elevata e crescente che rarefaceva l'offerta di investimento del risparmio sul medio e lungo termine, alla degenerazione nell'impiego del credito agevolato e alla crisi dei comparti chimico e siderurgico, di cui l'Istituto aveva sostenuto in misura rilevante gli investimenti.
Negli anni '80 la ripresa fu consistente, grazie all'iniziale sostegno offerto dal principale partecipante, la Cassa Depositi e Prestiti, alla diversificazione dei prodotti e dei servizi offerti, sia sul lato degli impieghi sia sul versante della raccolta di fondi, a un'organizzazione di Gruppo dotato di società finanziarie operanti in comparti specializzati, per fornire alle imprese, oltre all'intervento creditizio nelle modalità tradizionali, gli strumenti di acquisizione diretta di risorse sul mercato, sia nella forma di debito che di capitale di rischio.
In quel decennio l'IMI attuò un processo di rafforzamento patrimoniale e di razionalizzazione e potenziamento delle attività del Gruppo, tale da permettere di triplicare il capitale sociale e il patrimonio.
Le più rappresentative tra le società italiane del Gruppo furono:
- Fideuram, una delle prime società di gestione di una rete di consulenti finanziari addetti alla raccolta del risparmio tramite la vendita di quote di fondi comuni d'investimento, di prodotti finanziari con carattere previdenziale e assicurativo, di gestioni fiduciarie, di mutui mobiliari, cui si aggiunsero quelli fondiari ed edilizi.
- Sige (poi Sige SpA), per operare nei settori della finanza aziendale, della intermediazione in titoli, della gestione di tesoreria e di portafoglio titoli per investitori privati e istituzionali, dell'attività immobiliare, dell'assunzione e smobilizzo di partecipazioni in società di media dimensione e del loro accompagnamento alla quotazione in borsa.
- Banca Manusardi, con sede a Milano, che si concentrò sull'attività di borsa con una specifica attività sul mercato degli investimenti dall'estero in titoli italiani.
In seguito alla legge Amato-Carli del 1991, l'IMI assunse la forma giuridica di società per azioni; a fine 1992 fu avviato il collocamento del capitale azionario nei portafogli degli investitori, soprattutto istituzionali, e la quotazione nelle borse di Milano, Londra, New York. Questo processo si concluse nel 1996 con la totale uscita del Tesoro dal capitale dell'Istituto e il trasferimento di una quota del 30% suddivisa in parti pressoché uguali tra Istituto Bancario San Paolo di Torino, Cariplo e Monte dei Paschi di Siena.
L'IMI rafforzò così il suo ruolo di banca d'investimento e la sua dimensione internazionale. Fu leader nei processi di privatizzazione delle grandi imprese pubbliche o a partecipazione pubblica.
Nel 1998 avvenne la fusione per incorporazione con l'Istituto Bancario San Paolo di Torino, che dette vita al Gruppo San Paolo IMI.
- fu accordata la facoltà di concedere mutui per una durata fino a 20 anni e parallelamente fu aumentata la durata massima delle obbligazioni;
- venne trasformato il CSVI (Consorzio per Sovvenzioni su Valori Industriali) in sezione autonoma dell'IMI;
- fu attribuita al Governatore della Banca d'Italia, Vincenzo Azzolini, la carica di presidente dell'IMI stesso e mantenuta quella di presidente del CSVI. Grazie alla nuova legge bancaria Azzolini accentrò anche la carica di Capo dell'Ispettorato per la Difesa del Risparmio e l'Esercizio del Credito.
Con l'avvio della politica bellicistica del regime, l'Istituto fu chiamato a sostenere le industrie che soddisfacevano la domanda pubblica: soprattutto, ma non solo, l'industria meccanica. Nel 1940 con la legge 21 maggio n. 657, fu sciolto l'Istituto di Credito Navale (ICN), costituito nel 1928 per il finanziamento delle imprese armatoriali, e le sue attività e passività furono trasferite all'IMI.
Dopo la liberazione della Capitale, il legittimo governo italiano designò nell'agosto 1944 Paride Formentini (direttore generale della Finmare dal 1937) come commissario straordinario, a cui subentrò dal marzo 1945 Stefano Siglienti, il quale divenne il primo presidente dell'IMI nel periodo post-bellico il 10 dicembre 1946.
Il periodo post-bellico vide l'IMI intervenire vigorosamente nel processo di ricostruzione economica del Paese. Il Governo affidò all'Istituto:
- la gestione del Fondo per l'Industria Meccanica (FIM), che permise alle maggiori imprese del settore di superare il periodo difficilissimo della riconversione della produzione ad usi civili consentendo a molte di loro di avviarsi da sole sul cammino della crescita;
- la gestione del prestito concesso alla Repubblica Italiana dalla Export Import Bank (Eximbank), che comportò l'apertura di un ufficio di rappresentanza a Washington nel 1947 e l'avvio di relazioni di affari con le principali banche statunitensi;
- la gestione per l'Italia dell'European Recovery Program (ERP), anche noto come Piano Marshall, con riferimento ai macchinari e agli impianti destinati all'industria e ai servizi di pubblica utilità;
- inoltre, fu riconfermata nel dopoguerra l'attribuzione all'IMI della competenza sul credito navale, che divenne in seguito (1962) Sezione Autonoma del Credito Navale (SACN).
Verso la fine degli anni '50, con l'avvio del Mercato Comune Europeo, crebbe l'interesse degli investitori dell'America settentrionale per l'area del MEC e in particolare per l'Italia. L'IMI, su impulso del Ministero degli Affari Esteri, decise di creare un servizio per favorire una maggiore collaborazione tra imprese italiane ed estere, con particolare attenzione agli investimenti stranieri in Italia, costituendo nel 1958 l'Investment Information Office (IIO).
Conclusa la fase di ricostruzione, l'IMI concentrò la propria attività:
- nel sostegno finanziario ai grandi progetti d'investimento industriale e di servizi; in alcuni casi con l'assunzione di partecipazioni anche attraverso società di intermediazione quali la SIGE (Società Italiana Imprese e Gestioni), costituita nel 1957;
- nel credito all'esportazione (forniture speciali, beni strumentali e impiantistica), inizialmente regolamentato dalla legge n. 955 del 22 dicembre 1953 e in seguito dalla legge n. 635 del 5 luglio 1961 e successive,
- nello sviluppo delle piccole e medie imprese e nella promozione dell'economia del Mezzogiorno;
- nell'internazionalizzazione delle proprie attività attraverso le società finanziarie create all'estero, tra cui furono i passi d'inizio la Turis a Zurigo e la Euram a Washington.
Gli anni della Presidenza Siglienti segnarono il periodo di maggior crescita dell'attività dell'IMI, alimentata dalla provvista di fondi propri ottenuti sui mercati finanziari e dai finanziamenti all'industria e ai servizi il cui sviluppo, contrassegnato dalla crescita degli investimenti e delle esportazioni, trainò il "miracolo economico italiano", di cui l'IMI fu protagonista.
Nel 1968 all'IMI fu affidata la gestione per conto dello Stato del Fondo per la Ricerca Applicata, allo scopo di accelerare il progresso del sistema industriale e l'adozione di tecnologie avanzate, mediante varie forme d'intervento. A sollecitare l'iniziativa fu soprattutto Giorgio Cappon, direttore generale dell'IMI dal luglio 1968, in cui era entrato come giovanissimo ingegnere nel 1947 in qualità di ispettore tecnico.
In parallelo, la collaborazione con organismi della Comunità Europea, instaurata nel ventennio precedente, quali la CECA, l'Euratom e la BEI, permise all'IMI di finanziare numerosi progetti d'investimento d'interesse comunitario.
Nella seconda metà degli anni '70, l'IMI dovette fronteggiare difficoltà sconosciute nel primo trentennio di attività post-bellica, dovute al manifestarsi di un'inflazione elevata e crescente che rarefaceva l'offerta di investimento del risparmio sul medio e lungo termine, alla degenerazione nell'impiego del credito agevolato e alla crisi dei comparti chimico e siderurgico, di cui l'Istituto aveva sostenuto in misura rilevante gli investimenti.
Negli anni '80 la ripresa fu consistente, grazie all'iniziale sostegno offerto dal principale partecipante, la Cassa Depositi e Prestiti, alla diversificazione dei prodotti e dei servizi offerti, sia sul lato degli impieghi sia sul versante della raccolta di fondi, a un'organizzazione di Gruppo dotato di società finanziarie operanti in comparti specializzati, per fornire alle imprese, oltre all'intervento creditizio nelle modalità tradizionali, gli strumenti di acquisizione diretta di risorse sul mercato, sia nella forma di debito che di capitale di rischio.
In quel decennio l'IMI attuò un processo di rafforzamento patrimoniale e di razionalizzazione e potenziamento delle attività del Gruppo, tale da permettere di triplicare il capitale sociale e il patrimonio.
Le più rappresentative tra le società italiane del Gruppo furono:
- Fideuram, una delle prime società di gestione di una rete di consulenti finanziari addetti alla raccolta del risparmio tramite la vendita di quote di fondi comuni d'investimento, di prodotti finanziari con carattere previdenziale e assicurativo, di gestioni fiduciarie, di mutui mobiliari, cui si aggiunsero quelli fondiari ed edilizi.
- Sige (poi Sige SpA), per operare nei settori della finanza aziendale, della intermediazione in titoli, della gestione di tesoreria e di portafoglio titoli per investitori privati e istituzionali, dell'attività immobiliare, dell'assunzione e smobilizzo di partecipazioni in società di media dimensione e del loro accompagnamento alla quotazione in borsa.
- Banca Manusardi, con sede a Milano, che si concentrò sull'attività di borsa con una specifica attività sul mercato degli investimenti dall'estero in titoli italiani.
In seguito alla legge Amato-Carli del 1991, l'IMI assunse la forma giuridica di società per azioni; a fine 1992 fu avviato il collocamento del capitale azionario nei portafogli degli investitori, soprattutto istituzionali, e la quotazione nelle borse di Milano, Londra, New York. Questo processo si concluse nel 1996 con la totale uscita del Tesoro dal capitale dell'Istituto e il trasferimento di una quota del 30% suddivisa in parti pressoché uguali tra Istituto Bancario San Paolo di Torino, Cariplo e Monte dei Paschi di Siena.
L'IMI rafforzò così il suo ruolo di banca d'investimento e la sua dimensione internazionale. Fu leader nei processi di privatizzazione delle grandi imprese pubbliche o a partecipazione pubblica.
Nel 1998 avvenne la fusione per incorporazione con l'Istituto Bancario San Paolo di Torino, che dette vita al Gruppo San Paolo IMI.
Condizione giuridica:
pubblico
Tipologia del soggetto produttore:
ente di credito, assicurativo, previdenziale
Per saperne di più:
Istituto Mobiliare Italiano - IMI. Banca dati
Istituto Mobiliare Italiano - IMI. Pagine web - All'interno dei patrimoni dell'Archivio Storico di Intesa Sanpaolo
Complessi archivistici prodotti:
Intesa Sanpaolo. Archivio storico. Sezione fotografica (collezione / raccolta)
Intesa Sanpaolo. Archivio storico. Sezione iconografica (collezione / raccolta)
Istituto Mobiliare Italiano - IMI (fondo)
Bibliografia:
G. Lombardo, F. Sbrana e V. Zamagni,"Storia dell'IMI", collana di 5 voll., Bologna, Il Mulino, 1998-2010
Redazione e revisione:
Montanari Guido

