Date di esistenza: 1953 - , La legge istitutiva del Museo storico della liberazione risale al 1957, ma già dal 1953 viene costituito un comitato per la realizzazione del Museo.
Intestazioni:
Museo storico della liberazione, Roma, 1953 -, SIUSA
Nel 1950 la principessa Josepha Ruspoli in Savorgnan di Brazzà, proprietaria dell'edificio di via Tasso noto come ex carcere dell'Aussenkommando, propone di trasformare il vecchio carcere politico in un Museo storico della lotta di liberazione. Dal 1953 si costituisce un comitato per la realizzazione del Museo che si occupa della raccolta di documenti e cimeli da custodire ed esporre. Numerosi furono anche gli appelli alla cittadinanza invitata a donare al Museo testimonianze del periodo. Gli inviti e gli appelli sono stati fondamentali per la raccolta del patrimonio documentario e, per questa ragione, soprattutto per alcune parti documentarie come Bacheche e Dossier, il Museo si presenta più come collettore che come soggetto produttore.
La realizzazione del museo viene curata , per incarico del Ministero della pubblica istruzione, da Guido Stendardo già direttore della Biblioteca di archeologia e storia dell'arte, Guido Stendardo.
Nel 1954 quattro appartamenti dell'Edificio vengono definitivamente assegnati allo Stato. Il 14 aprile 1957 viene emanata la legge istitutiva n. 227, che determina il Museo custode della documentazione scritta, visuale, orale e materiale degli eventi storici relativi la lotta per la liberazione di Roma.
Dopo la morte di Stendardo, avvenuta nel 1969, diviene presidente il prof. Paolo Emilio Taviani (medaglia d'oro della resistenza), coadiuvato dal prof. Arrigo Paladini (ex detenuto) e in seguito dalla moglie Elvira Sabbatini Paladini. Il Museo da questo momento potenzia l'attività didattica con le scuole e lavora nell'ottica della conoscenza della storia basata sui valori positivi della pace.
L'edificio del civico n. 145 è sottoposto al vincolo di notevole interesse storico dall'anno duemila e sugli appartamenti è istituito il diritto di prelazione dello Stato. Attualmente il Museo è retto da un comitato direttivo con varie rappresentanze, ministeriali ed associative, ed ha avviato contatti in Italia ed in Europa per collegarsi con istituzioni e luoghi di memoria simili nella natura e nel fine. Il patrimonio del Museo si compone di documenti originali, cimeli, giornali e manifesti, volantini, scritti e materiali iconografici relativi all'occupazione nazifascista di Roma e alla lotta di liberazione. Nello svolgimento dell'attività istituzionale e di ricerca il Museo svolge un doppio ruolo, quello di Istituto di cultura ed ex-sede del carcere nazista.
L'edificio del civico n. 145 è sottoposto al vincolo di notevole interesse storico dall'anno duemila e sugli appartamenti è istituito il diritto di prelazione dello Stato. Attualmente il Museo è retto da un comitato direttivo con varie rappresentanze, ministeriali ed associative, ed ha avviato contatti in Italia ed in Europa per collegarsi con istituzioni e luoghi di memoria simili nella natura e nel fine. Il patrimonio del Museo si compone di documenti originali, cimeli, giornali e manifesti, volantini, scritti e materiali iconografici relativi all'occupazione nazifascista di Roma e alla lotta di liberazione. Nello svolgimento dell'attività istituzionale e di ricerca il Museo svolge un doppio ruolo, quello di Istituto di cultura ed ex-sede del carcere nazista.
Condizione giuridica:
pubblico (1957 - )
Tipologia del soggetto produttore:
ente di cultura, ricreativo, sportivo, turistico
Soggetti produttori:
Carcere di Regina Coeli reparto tedesco, collegato
Carcere nazista di via Tasso, collegato
Dosi Giuseppe, collegato
Tribunale militare tedesco di Roma, collegato
Unione nazionale protezione antiaerea - UNPA di Roma, collegato
Per saperne di più:
Museo storico della liberazione di Roma
Complessi archivistici prodotti:
Concorso per il cinquantenario della Repubblica e della Costituente (fondo)
Museo storico della liberazione, fondo istituzionale (complesso di fondi / superfondo)
Redazione e revisione:
Cioffi Valentina, 2015/03/26, prima redazione

