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Comune di Bientina

Sede: Bientina (Pisa)
Date di esistenza: sec. XIII -

Intestazioni:
Comune di Bientina, Bientina (Pisa), sec. XIII -, SIUSA

Altre denominazioni:
Comunità di Bientina, 1776 - 1808
Mairie di Bientina, 1808 - 1814
Comunità di Bientina, 1816 - 1865

Nell'alto medioevo Bientina fu soggetta alternativamente al dominio del vescovo di Lucca, dell'arcivescovo di Pisa e di vari signori locali fino al sec. XIII, quando entrò a far parte dei possedimenti di Pisa.
Dopo una breve parentesi di dominio lucchese, tornò, presumibilmente nel 1312, tra i possedimenti di Pisa, dove rimase ininterrottamente fino al 1402, quando entrò a far parte della Repubblica fiorentina. Inserita nel contado fiorentino, nella podesteria di Santa Maria a Monte e nel vicariato del Valdarno inferiore, già dal 1404 ebbe facoltà di nominare un notaio che esercitasse la giustizia nel territorio comunale in nome dei Dieci di Balìa. Successivamente Bientina fece parte della podesteria di Pontedera e infine venne a dipendere dalla podesteria e vicariato di Vicopisano, pur continuando a godere di una larga autonomia. Amministrativamente era sottoposta alla cancelleria di Vicopisano
Con l'annessione all'Impero francese nel 1808 il territorio toscano venne diviso nei tre dipartimenti dell'Arno, dell'Ombrone e del Mediterraneo, ognuno retto da un prefetto. I dipartimenti furono a loro volta divisi in circondari (retti da un sottoprefetto) che comprendevano varie mairies, eredi delle soppresse comunità.
Bientina fu sede di mairie dipendente dalla Sottoprefettura di Pisa inserita nel dipartimento del Mediterraneo a Livorno.
Nel 1776, con il regolamento attuativo delle riforme municipali leopoldine per il territorio pisano, Bientina divenne Comunità alle dipendenze della cancelleria di Vicopisano. Il governo della nuova comunità, eletto per sorteggio fra i possidenti locali, era costituito dal Magistrato composto da un Gonfaloniere e da alcuni priori ed in carica per un anno. Il Magistrato, affiancato da un consigliere per ciascun popolo della comunità, andava a formare il Consiglio Generale. Il vecchio sistema fiscale venne riformato e razionalizzato: tutte le imposizioni vennero abolite ed al loro posto venne istituita la "tassa di redenzione". Si trattava di un'unica tassa annuale fissa assegnata a ciascuna da versarsi in tre rate alla Cassa della Camera delle Comunità. Se non fosse riuscita a pagare la tassa di redenzione, la comunità era autorizzata a distribuire un'imposta sui possidenti, chiamata "dazio". Di tutte le questioni finanziarie si occupava un camarlingo o depositario, estratto dalle borse approntate per il magistrato ed in carica da uno ad un massimo di tre anni consecutivi. Un altro importante ufficio, da porsi all'incanto, era quello di "provveditore di strade e fabbriche" di durata triennale.
Con la Restaurazione furono ripristinati i vecchi ordinamenti. Nonostante le mairies fossero state soppresse il 17 giugno 1814, le istituzioni comunitative precedenti l'occupazione francese ripresero a funzionare solo nel settembre del 1816. Gli uffici restaurati trassero comunque esperienza dalla passata amministrazione. All'interno del Magistrato si verificò infatti un forte rafforzamento del potere del Gonfaloniere, nominato dal sovrano all'interno di una rosa di nomi scrutinati, su proposta del Soprintendente della Camera Comunitativa, e in carica per tre anni. Al Gonfaloniere vennero attribuite funzioni di controllo su un ampio ventaglio di affari comunitativi, che andavano dall'amministrazione del fisco, all'ordine pubblico e all'assetto del territorio. Al Magistrato spettavano l'elezione del camarlingo, in carica per tre anni, e l'approvazione del bilancio di previsione e dei conti consuntivi. Il Consiglio, in carica per un anno, si riuniva di regola una sola volta, nel mese di settembre, assieme al Magistrato per eleggere i deputati incaricati della ripartizione della tassa di famiglia e gli impiegati della comunità e per deliberare sull'eventuale apertura di nuove strade.
Un nuovo regolamento comunale fu emanato nel 1849, successivamente alla fuga a Gaeta del Granduca e all'instaurazione di un governo provvisorio. Anorma del regolamento, i componenti del Consiglio generale erano eletti dai maggiori contribuenti della Comunità: i Consiglieri, a loro volta, avrebbero eletto i membri del Magistrato comunitativo, con la proporzione di un priore ogni quattro consiglieri. I cambiamenti non riguardarono, tuttavia, soltanto i criteri di selezione degli incaricati della gestione della cosa pubblica. Anche le competenze degli organi furono radicalmente trasformate: rovesciando la precedente gerarchia fra i due organi, al Magistrato veniva ora affidata la sola esecuzione delle deliberazioni del Consiglio generale, al quale erano riconosciute maggiori competenze rispetto al regolamento del 1816. Il ritorno del Granduca avrebbe portato, nel 1853, alla soppressione di questo regolamento, sostituito con un nuovo corpo normativo molto più restrittivo, che ben rifletteva il clima della seconda restaurazione conosciuta dal Granducato di Toscana. Soltanto nel 1859, dopo la definitiva fuga del Granduca, il nuovo governo provvisorio avrebbe emanato un nuovo regolamento, molto simile a quello del 1849, destinato a restare in vigore fino all'elaborazione delle leggi amministrative del Regno d'Italia nel 1865.


Condizione giuridica:
pubblico

Tipologia del soggetto produttore:
preunitario
ente pubblico territoriale

Profili istituzionali collegati:
Comunità (Granducato di Toscana), 1774 - 1808
Mairie (Impero francese), 1805 - 1814
Comunità (Granducato di Toscana), 1814 - 1865
Comune, 1859 -

Complessi archivistici prodotti:
Stato civile del Comune di Bientina (fondo)


Redazione e revisione:
Gelli Simona, 2005/09/01, revisione


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