Date di esistenza: 1750 -
Intestazioni:
Accademia di belle arti di Venezia, Venezia, 1750 -, SIUSA
Altre denominazioni:
Accademia di pittura e scultura, (ante 1750)
Accademia di pittura, scultura e architettura, settembre 1750
Accademia di pittura e scultura, 24 settembre 1750
Academia veneta, 1755
Accademia di pittura, scultura, 1756
Accademia di pittura, scultura e architettura, 1771
Accademie nazionali di belle arti, 1 settembre 1803
Reale Accademia di belle arti, 27 novembre 1803
Reale Accademia di belle arti, 12 febbraio 1807
Accademia reale di belle arti, 21 maggio 1807
Imperial regia Accademia di belle Arti Venezia,, 1832-1842
Imperial regia Accademia veneta di belle arti,, 1865
Regia Accademia ed Istituto di Belle arti di Venezia, 1878
Regio Istituto di belle arti, 1879
Accademia di Belle Arti di Venezia
L'Accademia di pittura e scultura venne ufficialmente istituita con il decreto del Senato del 24 settembre 1750 che, su istanza dei Riformatori allo studio di Padova, concedeva una stanza ai giovani che volevano riunirsi a dipingere nel "Fonteghetto" o piccolo fondaco rionale delle farine, con sede a San Marco, sotto la direzione di Giambattista Piazzetta. Nel 1756 i Riformatori allo studio di Padova approvarono lo statuto che consentì una miglior organizzazione amministrativa e didattica; primo presidente Giambattista Tiepolo. Nel 1767 venne istituita la scuola di architettura a integrazione dell'insegnamento della scultura e della pittura. Gli anni successivi alla caduta della Repubblica furono piuttosto difficili, caratterizzati da ristrettezze economiche e da carenze organizzative. Il profondo cambiamento avvenne con la vittoria di Napoleone ad Austerlitz e la riunione di Venezia alla Repubblica Cisalpina: secondo quanto stabilito dal vicerè Eugenio Napoleone con il decreto del 12 febbraio 1807, l'ordinamento dell'Accademia fu uniformato a quello delle altre Accademie Reali d'Italia di Milano e Bologna secondo gli "Statuti e piano disciplinare" del 1803, modificato nel 1806. La nuova sede individuata fu quella del complesso della Carità costituito dalla scuola, dalla chiesa e dal convento soppressi dal decreto napoleonico e la direzione dei lavori di restauro e adattamento dei locali alle nuove esigenze organizzative venne affidata a Giannantonio Selva. Nel 1807 venne eletto presidente il conte Almorò Pisani e segretario Antonio Diedo; il 5 novembre 1807 iniziarono le lezioni nelle scuole di architettura (Giannantonio Selva), incisione (Galgano Cipriani), pittura (Teodoro Matteini) e scultura (Luigi Pizzi), cui seguirono quelle di ornato, nudo, figura e prospettiva via via che si rendevano disponibili i locali. Nell'agosto del 1808 si distribuirono per la prima volta pubblicamente i premi agli alunni e la celebrazione venne aperta da una prolusione "Sull'origine dell'Accademia" del nuovo presidente, il conte Leopoldo Cicognara; questa abitudine di pronunciare i discorsi in occasione della cerimonia continuò pressoché ininterrottamente fino al 1906. Nel 1809 prese avvio la prassi di assegnare agli allievi meritevoli l'"Alunnato con pensione per lo studio di belle arti in Roma" di durata triennale.
In questi anni l'Accademia venne anche individuata come l'istituto più idoneo a conservare le opere d'arte provenienti dagli enti ecclesiastici soppressi e dalle magistrature pubbliche veneziane e ad ospitare le statue della Galleria Farsetti. Lo scopo principale di questa concentrazione fu quello di assicurare una raccolta didattica completa per la formazione degli studenti. Artefice dell'operazione fu Leopoldo Cicognara che evitò che molte opere venissero trasportate al Louvre di Parigi e alla Pinacoteca dell'Accademia di Belle Arti di Brera. Nel 1817 furono aperte al pubblico le Gallerie il cui patrimonio venne successivamente incrementato con acquisti e donazioni; nel 1879 la loro gestione si separò da quella della Scuola. Accanto alla didattica, alla promozione e alla conservazione delle opere d'arte, l'Accademia svolgeva funzioni di supervisione sui pubblici monumenti e sui restauri a Venezia e nell'intera regione.
Nel 1838 il segretario Antonio Diedo, facente funzioni di presidente alla morte di Cicognara, inaugurò la scuola di paesaggio affidata a Francesco Bagnara e avviò la scuola di anatomia, prevista fin dal 1803. Lo statuto e il nuovo regolamento pubblicati nel 1842 sotto la presidenza di Francesco Galvagna portarono sensibili modifiche all'organizzazione scolastica e amministrativa ribadendo che accanto allo scopo di promuovere le belle arti, l'Accademia doveva dare pareri e consulenza al Governo su quanto atteneva i monumenti pubblici. Ulteriori innovazioni furono introdotte da Pietro Selvatico nel 1849, tra le quali il disegno del nudo alla luce naturale, lo studio di tutti gli stili, non solo di quelli greco e romano, per gli architetti e la possibilità di scegliere la città in cui svolgere l'alunnato; per gli ingegneri, inoltre, furono previsti due anni di lezioni di architettura una volta terminati i tre anni all'Università, dando così grande impulso allo studio dell'architettura. Molte di queste innovazioni ebbero vita breve; Selvatico fu costretto a dimettersi e ad essere sostituito da una commissione formata da due professori e da un ispettore delle Gallerie.
Fino al 1878 il Collegio degli accademici e la Scuola costituivano un'unità: al primo spettava il compito di sovrintendere al buon funzionamento della seconda. Con lo statuto emanato dal ministro De Sanctis il presidente rimase unico ma la scuola, ovvero l'Istituto di belle arti, venne affidata ad un direttore eletto dal consiglio dei professori. Il Collegio formato da "accademici di merito" residenti o corrispondenti e dagli "accademici d'onore", anche non artisti, continuava ad essere consultato per ogni quadro da restaurare a Venezia e per qualsiasi questione artistica.
La scissione tra Collegio ed Istituto si accentuò nel 1879 con l'affidamento della Soprintendenza delle Gallerie al Collegio. Il decreto del 13 marzo 1882 stabilì che Gallerie, le Pinacoteche e i Musei archeologici annessi alle Università, alle Accademie e Istituti di belle arti avessero una propria amministrazione. Sarà Giulio Cantalamessa che, ottenuta la direzione delle Gallerie nel 1895, si occuperà del loro riordino.
I primi anni del secolo scorso non furono facili: il Collegio perdeva sempre più di importanza e raramente veniva consultato, nel 1907 furono sospesi i festeggiamenti per il centenario e inviato un Commissario da Roma; tra le note positive, venne inaugurata la scuola libera d'incisione nel 1912-1913 e affidata al professor Brugnoli. Durante la prima guerra mondiale l'Istituto rimase aperto per i pochi studenti rimasti a Venezia e nel 1918 il presidente Giovanni Bordiga preparò un nuovo regolamento sulla base di quello del 1878, prevedendo l'istituzione di un Liceo artistico e una maggior attenzione alle materie culturali. Sempre per iniziativa di Bordiga, nel 1926 venne istituita la Scuola superiore di architettura di Venezia (seconda in Italia, dopo quella di Roma), che contava 27 iscritti. Accanto a Bordiga, docente di geometria descrittiva, vi insegnavano Guido Cirilli (composizione), Guido Sullam (decorazione), Brenno del Giudice (architettura minore), Giuseppe Torres (restauro dei monumenti e architettura sacra), Augusto Sezanne (disegno ornamentale) e Pietro Paoletti (storia dell'arte e dell'architettura).
Nel 2005 l'Accademia veniva trasferita dalla vecchia sede della Carità al complesso cinquecentesco dell'Ospedale degli Incurabili alle Zattere, appositamente restaurato.
Oggi l'Accademia è regolamentata dalla legge 508 del 1999 del Ministero della Pubblica Istruzione che ne sancisce il livello universitario, così come i Conservatori di musica.
Nel 1838 il segretario Antonio Diedo, facente funzioni di presidente alla morte di Cicognara, inaugurò la scuola di paesaggio affidata a Francesco Bagnara e avviò la scuola di anatomia, prevista fin dal 1803. Lo statuto e il nuovo regolamento pubblicati nel 1842 sotto la presidenza di Francesco Galvagna portarono sensibili modifiche all'organizzazione scolastica e amministrativa ribadendo che accanto allo scopo di promuovere le belle arti, l'Accademia doveva dare pareri e consulenza al Governo su quanto atteneva i monumenti pubblici. Ulteriori innovazioni furono introdotte da Pietro Selvatico nel 1849, tra le quali il disegno del nudo alla luce naturale, lo studio di tutti gli stili, non solo di quelli greco e romano, per gli architetti e la possibilità di scegliere la città in cui svolgere l'alunnato; per gli ingegneri, inoltre, furono previsti due anni di lezioni di architettura una volta terminati i tre anni all'Università, dando così grande impulso allo studio dell'architettura. Molte di queste innovazioni ebbero vita breve; Selvatico fu costretto a dimettersi e ad essere sostituito da una commissione formata da due professori e da un ispettore delle Gallerie.
Fino al 1878 il Collegio degli accademici e la Scuola costituivano un'unità: al primo spettava il compito di sovrintendere al buon funzionamento della seconda. Con lo statuto emanato dal ministro De Sanctis il presidente rimase unico ma la scuola, ovvero l'Istituto di belle arti, venne affidata ad un direttore eletto dal consiglio dei professori. Il Collegio formato da "accademici di merito" residenti o corrispondenti e dagli "accademici d'onore", anche non artisti, continuava ad essere consultato per ogni quadro da restaurare a Venezia e per qualsiasi questione artistica.
La scissione tra Collegio ed Istituto si accentuò nel 1879 con l'affidamento della Soprintendenza delle Gallerie al Collegio. Il decreto del 13 marzo 1882 stabilì che Gallerie, le Pinacoteche e i Musei archeologici annessi alle Università, alle Accademie e Istituti di belle arti avessero una propria amministrazione. Sarà Giulio Cantalamessa che, ottenuta la direzione delle Gallerie nel 1895, si occuperà del loro riordino.
I primi anni del secolo scorso non furono facili: il Collegio perdeva sempre più di importanza e raramente veniva consultato, nel 1907 furono sospesi i festeggiamenti per il centenario e inviato un Commissario da Roma; tra le note positive, venne inaugurata la scuola libera d'incisione nel 1912-1913 e affidata al professor Brugnoli. Durante la prima guerra mondiale l'Istituto rimase aperto per i pochi studenti rimasti a Venezia e nel 1918 il presidente Giovanni Bordiga preparò un nuovo regolamento sulla base di quello del 1878, prevedendo l'istituzione di un Liceo artistico e una maggior attenzione alle materie culturali. Sempre per iniziativa di Bordiga, nel 1926 venne istituita la Scuola superiore di architettura di Venezia (seconda in Italia, dopo quella di Roma), che contava 27 iscritti. Accanto a Bordiga, docente di geometria descrittiva, vi insegnavano Guido Cirilli (composizione), Guido Sullam (decorazione), Brenno del Giudice (architettura minore), Giuseppe Torres (restauro dei monumenti e architettura sacra), Augusto Sezanne (disegno ornamentale) e Pietro Paoletti (storia dell'arte e dell'architettura).
Nel 2005 l'Accademia veniva trasferita dalla vecchia sede della Carità al complesso cinquecentesco dell'Ospedale degli Incurabili alle Zattere, appositamente restaurato.
Oggi l'Accademia è regolamentata dalla legge 508 del 1999 del Ministero della Pubblica Istruzione che ne sancisce il livello universitario, così come i Conservatori di musica.
Tipologia del soggetto produttore:
ente di istruzione e ricerca
Profili istituzionali collegati:
Istituto di istruzione artistica, musicale e di arte drammatica/Istituto di alta formazione e specializzazione artistica e musicale, sec. XIX seconda metà -
Complessi archivistici prodotti:
Accademia di belle arti di Venezia (fondo)
Redazione e revisione:
Salmini Claudia, 2012/05/14, revisione
Zanon Piera, 8 agosto 2011, prima redazione

