Tasti di scelta rapida del sito: Menu principale | Corpo della pagina | Vai alla colonna di sinistra

Colonna con sottomenu di navigazione


Contenuto della pagina


Guida on-line agli archivi non statali
Menu di navigazione

Home » Ricerca guidata » Soggetti produttori - Enti » Soggetto produttore - Ente

Monte di pietà di Osimo

Sede: Osimo (Ancona)
Date di esistenza: 1470 - 1964

Intestazioni:
Monte di pietà di Osimo, Osimo (Ancona), 1470 - 1964, SIUSA

La fondazione del Monte di pietà in Osimo si deve all'apostolato di san Giacomo e dei suoi confratelli. Non a caso l'autorità conferita sopra detto Monte fu assegnata al guardiano del Convento francescano dell'Annunziata, che possedeva una delle tre chiavi della cassa all'interno della quale vi era custodito il denaro donato a questa pia istituzione.
Secondo il Talamonti il vero e proprio fondatore fu il beato Marco da Montegallo, mentre secondo altri fu fra' Fortunato Coppoli.
Dalla consultazione del primo statuto, risalente al 1470, e di quelli successivi, tutti depositati presso la Biblioteca Cini di Osimo, si evince come i benefici del Monte fossero estesi anche ai poveri di Montefano, castello allora posto sotto le dipendenze di Osimo. Erano invece esclusi i "schiavi" (slavi) e gli albanesi, giunti nella Marca in gran quantità a seguito dell'avanzata ottomana, il cui reddito, in beni immobili, fosse superiore ai cinque ducati.
Un altro articolo stabiliva che chi avesse imprestato del denaro al suddetto Monte, una volta che avesse voluto rientrarne in possesso, sarebbe stato liquidato dall'amministrazione entro quindici giorni, senza però dover pretendere alcun interesse sopra la cifra prestata. Allo stesso modo i denari imprestati dal Monte venivano dati senza interesse e senza diritto alcuno sulle persone, che potevano lasciare un qualsivoglia pegno in sicurtà della cifra prestata.
La prima dotazione assegnata al Monte era costituita dalla rendita che proveniva dal forno pubblico, circa 36 scudi, e dall'affitto di un magazzino del pubblico macello, attiguo al suddetto forno, che rendeva 7 scudi; quindi una rendita di soli 43 scudi, che poteva prevedere scarsi interventi in favore dei più bisognosi. Nell'anno 1509 la dotazione fu incrementata dall'afflusso di altri capitali pubblici, ma un vero aumento di dotazione si ebbe solo nell'anno 1515, quando il novello presule di Osimo, Giambattista Sinibaldi, ordinò di devolvere in favore del Monte le rendite della chiesa e monastero degli Olivetani di Osimo, tanto da meritarsi il titolo di "restauratore" del Monte di pietà.
Tuttavia la dotazione non riusciva a far fronte ancora ai tanti bisogni. Così nell'anno 1521 il Comune impose la ritenuta di un centesimo al mese sugli stipendi dei suoi dipendenti da devolversi in favore del Monte, ma tale provvedimento si mostrò poco efficace. Allora il primo aprile 1525, al termine di un'adunanza in episcopio, presenti il vescovo, il quaresimalista padre Orazio da Fano e alcuni rappresentanti della municipalità, fu decretata la costituzione di una apposita commissione atta a reperire altri fondi ed entrate in favore del Monte. Vennero così stabiliti: la proibizione agli ebrei di effettuare nuovi mutui (provvedimento poi revocato dall'allora vice legato); una colletta speciale in favore del Monte da farsi nel giorno di Pasqua; un'apposita questua dell'olio, del grano e del vino; l'assegnazione in favore del Monte dell'introito di cinque annate della gabella sulle olive. Inoltre il vescovo Sinibaldi aggiunse, ancora, dieci salme di grano per cinque anni. Una sostanziosa donazione arrivò, infine, dal nobile osimano Bettino Gallo, che donò al Monte una pertica di terreno boscoso sito nel territorio di Montefano.
Al vescovo osimano De Cuppis (1551-1574) si devono altri sostanziosi incrementi del fondo di dotazione, che nel frattempo era salito fino a 8000 scudi.
Nel corso dei due secoli successivi la vita amministrativa ed economica del Monte osimano fu relativamente tranquilla, fin quando fu depredato e razziato in occasione della prima occupazione francese, che creò gravi dispersioni al capitale di dotazione, ristabilito, in parte, solo grazie ad interventi straordinari della municipalità e a sostanziose elargizioni private; tra queste, il lascito testamentario del canonico Massimiliano Gallo che, in data 9 ottobre 1808, lasciò in favore del Monte ben 400 scudi d'argento.
In tempi più recenti si ricordano le elargizioni fatte dal vescovo Giovan Battista Scoti nell'anno 1906, dal conte Eduardo Soderini in occasione della sua elezione a deputato e dalla famiglia nobile osimana Bellini, nel 1927, in occasione delle celebrazioni delle nozze dell'ultima discendente con il principe romano Giulio Barberini.
Nel frattempo la gestione del Monte passava sotto l'amministrazione della Banca popolare Osimana, fino alla sua definitiva soppressione avvenuta nell'anno 1964.


Condizione giuridica:
pubblico

Tipologia del soggetto produttore:
ente di assistenza e beneficenza

Soggetti produttori:
Sinibaldi Folenghi, collegato

Complessi archivistici prodotti:
Monte di pietà di Osimo (fondo)
Monte di pietà di Osimo (fondo)


Bibliografia:
C. GRILLANTINI, Storia di Osimo, Osimo, Fondazione Don Carlo, 2006

Redazione e revisione:
Bonifazi Massimo, 2016/12/02, prima redazione
Santolamazza Rossella, 2017/03/10, supervisione della scheda


icona top