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Banco di Chiavari e della Riviera Ligure

Sede: Chiavari (Genova)
Date di esistenza: 1870 mag. 25 - 2003

Intestazioni:
Banco di Chiavari e della Riviera Ligure, Chiavari (Genova), 1870 - 2003, SIUSA

Altre denominazioni:
Banco di Sconto del Circondario di Chiavari, 1871/05/25 - 1921/03/06

La fondazione del Banco di Chiavari e della Riviera Ligure risale al 25 maggio 1870, giorno in cui un gruppo di intraprendenti imprenditori chiavaresi costituisce - con atto a rogito del Notaio G.B. Devoti - il “Banco di Sconto del Circondario di Chiavari”, società dotata del capitale di Lire quattrocentomila, delle quali duecentomila versate.
La presidenza è affidata al Marchese Camillo Pallavicino; l’organizzazione dell’azienda procede abbastanza rapidamente ed il 5 dicembre 1870 gli sportelli sono aperti al pubblico in una modesta sede di Via Rivarola, trasferita - tre anni più tardi - nei locali, più adatti, di Via delle Vecchie Mura.
Negli anni che seguono si verificano alterne vicende nelle condizioni economiche generali del Paese, che si ripercuotono nel lavoro della piccola azienda di credito chiavarese la quale peraltro, ancorata al principio della massima liquidità, sa superare i cosiddetti “anni neri”, riuscendo a mantenersi la fiducia della clientela.
Nel 1891 entra a far parte del personale del Banco un giovane, Nicola Giuseppe Dallorso, la cui attività dovrà rivelarsi determinante per il futuro sviluppo dell’Istituto, che durante un lungo arco di tempo quasi si identificherà nella sua fortissima personalità.
Il 1°dicembre 1904 il Banco apre la sua prima agenzia nella città di Rapallo e, nell’anno successivo, quelle di Santa Margherita Ligure e di Sestri Levante, cui seguono negli anni fra il 1908 ed il 1912, le agenzie di Cicagna, Varese Ligure, Borzonasca e Lavagna. In relazione allo sviluppo in atto, l’assemblea straordinaria dei soci del 30 luglio 1905 delibera l’aumento del capitale a due milioni di lire, proprio allo scopo di dotare l’azienda di mezzi adeguati allo sviluppo assunto ed alla sempre più vasta zona territoriale servita. In questo periodo il Dallorso diviene direttore generale del Banco. Successivamente entrerà a far parte del Consiglio di Amministrazione, ricoprendo per un certo periodo anche la carica di segretario del Consiglio stesso.
I risultati d’esercizio di quegli anni seguono, di pari passo con i depositi fiduciari, una linea decisamente ascendente.
Dopo la fine della prima guerra mondiale, resasi ormai indifferibile la necessità di disporre di proprie dipendenze nei principali centri della Riviera, nel 1919 è istituita l’agenzia di Recco ed il 17 novembre dello stesso anno si apre in Genova una prima sede che prende rapidamente quota, ponendo il Banco tra i maggiori istituti bancari operanti nel capoluogo ligure.
Per dare degna collocazione a quella sede, alcuni anni dopo il Banco acquista un nobile palazzo nella centralissima Via Garibaldi - fatto costruire dal nobile Pantaleo Spinola sella seconda metà del ’500 e passato poi in proprietà di diverse famiglie patrizie genovesi - i cui interni vengono arricchiti da mirabili affreschi del Piola e del Carlone.
La denominazione “Banco di Sconto del Circondario di Chiavari” si rivela ormai palesemente inadeguata alla zona servita dall’Istituto, per cui nel corso dell’assemblea straordinaria degli azionisti tenutasi il 6 marzo 1921 si vota il cambiamento di ragione sociale in Banco di Chiavari e della Riviera Ligure, più rispondente alle posizioni raggiunte.
Per dare un’idea esatta dell’eccezionale impulso che l’azione del Banco ha in quegli anni basta osservare che, fra il 1921 ed il 1931 sono aperte dodici agenzie nella Riviera e nel suo retroterra e due agenzie di città in Genova. Nel 1932 il Dallorso, che già deteneva il pacchetto di maggioranza della società, ne diviene anche presidente.
Durante la seconda guerra mondiale il Banco si mantiene, con avveduta politica finanziaria, in una situazione di grande liquidità e, finita la guerra, prosegue nello sviluppo della propria attività dando, tra l’altro, incontestabile prova di efficienza in occasione di pubbliche sottoscrizioni nelle quali - per numero di sottoscrittori e per ammontare delle quote sottoscritte - sa collocarsi ai primissimi posti fra gli Istituti consorziati per l’emissione dei prestiti nazionali.
La base sempre più ampia sulla quale l’Istituto opera rende improrogabile negli anni dell’immediato dopoguerra sistemare nuove tessere nel mosaico dei suoi sportelli, che si accrescono entro il 1951 di sette unità a Genova e sue delegazioni.
Nel 1954 muore il Presidente Nicola Giuseppe Dallorso, dopo aver retto il Banco per oltre 60 anni; gli succede il figlio Giovanni. Sono ancora anni di ulteriore espansione, che si concretizza con l’apertura di sei nuove filiali e di due sportelli stagionali, con l’ammodernamento dell’organizzazione interna e con l’adozione dei mezzi elettrocontabili, che consentono di rendere sempre più funzionali e rispondenti alle occorrenze dell’accresciuta clientela i servizi offerti. Di pari passo con tali esigenze, nel 1955 il capitale sociale viene portato a 25/mln e nel 1959 a 300/mln.
Nel 1968 Giovanni Dallorso scompare prematuramente; alcuni mesi più tardi la sua famiglia cede il proprio pacchetto azionario (e conseguentemente la partecipazione di maggioranza) alla Banca Commerciale Italiana. In quel momento il Banco si avvale di 38 sportelli. L’attività si svilupperà con una certa autonomia, pur nel rispetto delle direttive generali impartite dalla controllante.
Nel 1975, dopo due ulteriori aumenti di capitale (che passa da 300/mln ad 1/mld), le agenzie sono salite a 40; tutti gli sportelli vengono collegati in “teleprocessing” ad un elaboratore centrale che consente di effettuare le operazioni e di caricare tutti i dati contabili con grande rapidità. Il Banco, fin qui molto attivo nel settore della raccolta e dell’intermediazione finanziaria, decide di rendere più incisiva la propria presenza anche nel campo degli impieghi, offrendo alla clientela privata mutui ipotecari e crediti al consumo ed assistendo il comparto commerciale con finanziamenti agevolati anche a medio/lungo periodo.
All’inizio degli anni ’80, con l’incorporazione della Banca Galleani di Alassio il Banco compare anche nella provincia di Savona: gli sportelli raggiungono quota 45. Inoltre, per meglio curare i rapporti con le numerose banche corrispondenti ed i grandi clienti della piazza di Milano, nel capoluogo lombardo viene aperta una sede di rappresentanza.
Alla metà degli anni ’80 ulteriori aumenti di capitale ne portano progressivamente la consistenza a 7,14 e 28 miliardi: si rendono necessari per sostenere importanti opere di ammodernamento degli immobili (in particolare l’integrale rifacimento della Sede di Chiavari), l’apertura di due nuove filiali e l’adozione di aggiornati sistemi informatici funzionali.
Il 17/6/1986 il titolo del Banco di Chiavari, già quotato sul mercato ristretto di Genova, viene ammesso ufficialmente alla quotazione presso la Borsa Valori di Milano.
Agli inizi degli anni ’90 la rete del Banco conta ormai 51 sportelli, di cui alcuni fuori Liguria (l’ufficio di Milano trasformato in filiale; Torino, Acqui Terme ed Ovada). Il capitale sociale raggiunge i 70/mld. Nel campo della raccolta viene offerta una vasta gamma di prodotti, ognuno dei quali indirizzato ad una diversa fascia di clientela.
Nell’ultimo decennio del XX secolo l’azienda prosegue nella sua opera di consolidamento in tutti i settori operativi; amplia la propria rete nella regione e raggiunge quota 78 sportelli, dopo aver ceduto le due filiali di Milano e Torino, ritenute non più strategiche, in conformità dei nuovi piani di sviluppo territoriale.
Infine nel 2001 entra a far parte del Gruppo IntesaBci, seguendo i destini della propria controllante. Nel corso dello stesso esercizio, Comit cede la propria partecipazione di maggioranza nel Banco a Banca Intesa, che diviene così il nuovo azionista di riferimento.
Con un acquisto di azioni pari al 69,621% del capitale sociale, nel corso del 2003, il Banco di Chiavari e della Riviera Ligure entra a far parte del Gruppo Bancario Bipielle che, nel giugno dello stesso anno, arriverà a controllare l’87,26% delle azioni del Banco. Con l'acquisizione da parte della Banca Popolare di Lodi, , l'archivio storico viene chiuso al pubblico e depositato in una sede provvisoria e inidonea inoltre vengono vendute quasi la totalità delle proprietà immobiliari del Banco. Il titolo in borsa fu mutato in Reti Bancarie e si perse definitivamente la denominazione Banco di Chiavari e della Riviera Ligure e la ragione sociale diventa: Banca Popolare di Lodi S.p.a.


Condizione giuridica:
privato

Tipologia del soggetto produttore:
ente di credito, assicurativo, previdenziale

Complessi archivistici prodotti:
Banco di Chiavari e della Riviera Ligure (fondo)


Redazione e revisione:
Frassinelli Antonella, 2010/10/25, prima redazione


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