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Mondolfo Rodolfo

Senigallia 1877 ago. 20 - Buenos Aires 1976 lug. 15

Filosofo
Politico

Intestazioni:
Mondolfo, Rodolfo, filosofo, politico, (Senigallia 1877 - Buenos Aires 1976), SIUSA

Rodolfo Mondolfo nacque il 20 agosto 1877 a Senigallia. In questa città compì gli studi elementari e liceali, dopo i quali si iscrisse, nel 1895, alla sezione di flosofia e filologia dell’Istituto di studi superiori pratici e di perfezionamento di Firenze, dove seguì in particolare gli insegnamenti di Pasquale Villari, Girolamo Vitelli e Felice Tocco, con il quale si laureò in Storia della filosofia con una tesi sulla teoria dell’associazione in Cartesio e nella scuola cartesiana. A Firenze Mondolfo fu introdotto dal fratello Ugo Guido nel gruppo di giovani socialisti di via lungo il Mugnone, di cui facevano parte, fra gli altri, Ernesta Bittanti, Cesare Battisti e Gaetano Salvemini, divenendo anch’egli socialista. Dopo la laurea intraprese la carriera di professore di filosofia nei licei, insegnando fra il 1901 e il 1906 a Potenza, Ferrara e Mantova. In questi anni partecipò anche all’attività della Federazione nazionale insegnanti scuola media (FNISM), ispirata dal fratello Ugo Guido, da Gaetano Salvemini e da Giuseppe Kirner e sviluppò uno spiccato interesse per i problemi scolastici, che conservò anche negli anni successivi, intervenendo puntualmente sulla «Critica sociale» e su altre riviste intorno alle questioni più dibattute, non esclusa la riforma gentiliana del 1923. Nel 1904 conseguì la libera docenza in Storia della filosofia all’Università di Padova e nel 1907 venne chiamato a ricoprire, come supplente nella stessa Università, la cattedra di Storia della filosofia, che era stata fino ad allora di Roberto Ardigò. Nel 1910 passò come professore straordinario di storia della filosofia all’Università di Torino e nel 1914 approdò, infine, a Bologna in qualità di professore ordinario. Nel 1907 si sposò con Augusta Algranati, con la quale ebbe quattro figli.
Dopo i primi studi su Cartesio e sui pensatori dell’illuminismo, gli interessi filosofici di Mondolfo si vennero sempre più decisamente orientando verso il marxismo. Valorizzando i primi scritti di Marx - in particolare le “Tesi su Feuerbach” - e ricollegandosi ai contributi di Antonio Labriola, egli criticò le interpretazioni deterministiche e positivistiche del marxismo e sviluppò un’originale lettura umanistica del marxismo, basata su una concezione dialettica del rapporto fra azione del soggetto e condizioni storiche oggettive (“filosofia della praxis”). Sul piano politico egli si collocò all’interno della tradizione riformista e gradualista del socialismo turatiano, prendendo, nel corso della Prima guerra mondiale e successivamente, le distanze dalla Rivoluzione russa e dai suoi sostenitori in Italia, ma anche da coloro che, a metà degli anni Venti, di fronte alla crisi ideologica e politica del socialismo, si proponevano di superarla, innestando i principi liberali nella prassi e nel pensiero socialista (Carlo Rosselli).
Dopo l’ascesa del fascismo, alla quale Rodolfo Mondolfo si era opposto fin dall’inizio con una intensa battaglia culturale che ebbe il suo strumento, in particolare, nella “Biblioteca di studi sociali” dell’editore Cappelli, da lui diretta, fu costretto a porre in secondo piano la riflessione sul marxismo, ripresa solo in pochi studi di tagli accademico e, soprattutto, nella redazione di molte delle voci relative al marxismo e alla storia del movimento operaio per l’Enciclopedia italiana, diretta da Giovanni Gentile, suo antico compagno di studi con il quale nonostante dissensi ideali e politici era sempre rimasto in buoni rapporti. In questi anni Mondolfo si dedicò soprattutto allo studio della filosofia antica, mettendo mano in particolare alla traduzione e all’aggiornamento bibliografico, filologico e critico della monumentale Filosofia dei greci nel suo sviluppo storico di Eduard Zeller, cui avrebbe continuato a lavorare per il resto della vita. Nel 1939, in seguito all’emanazione delle leggi razziali, che lo avevano costretto ad abbandonare l’insegnamento universitario e che precludevano ai figli ogni possibilità di svolgere una propria professione, emigrò in Argentina dove, dapprima, tenne cicli di conferenze e corsi di lezione presso le Università di Buenos Aires, Tucuman, Rosario, La Plata, per assumere, in seguito, la cattedra di lingua greca e la direzione di un seminario di storia della filosofia presso l’Università di Cordoba e per passare in seguito all’Università di Tucuman. Dopo la caduta del fascismo e la fine della guerra Mondolfo riprese i contatti con l’Italia e fu reintegrato anche nel ruolo dei professori universitari e nella cattedra di Storia della filosofia dell’Università di Bologna, di cui riprese simbolicamente possesso nel febbraio 1949. Pur tornando altre volte in patria dopo il 1949, non volle ristabilirvi la propria residenza, pur continuando a mantenere solidi rapporti con l’Italia. Alla prosecuzione della traduzione dello Zeller, alla pubblicazione, anche in lingua italiana, di nuovi studi di storia della filosofia antica, alla riedizione di vecchi lavori, Mondolfo affiancò una intensa collaborazione a riviste e periodici, in primo luogo alla «Critica sociale», resuscitata dopo la guerra e diretta per lungo tempo dal fratello Ugo Guido. Una collaborazione che proseguì lucidamente fino a poco tempo prima della morte, che lo colse quasi centenario, il 15 luglio 1976.


Complessi archivistici prodotti:
Mondolfo Rodolfo (fondo)


Bibliografia:
D. F. Prò, "Rodolfo Mondolfo", voll. 2, Buenos Aires, Editorial Losada, 1967-1968;
E. Bassi, "Rodolfo Mondolfo nella vita e nel pensiero socialista", Bologna, Tamari, 1968.
"Dizionario biografico del movimento operaio italiano 1853-1943", a cura di F. Andreucci, T. Detti, 6 voll., Roma, Editori Riuniti, 1975-1978, vol. III, pp. 523-533

Redazione e revisione:
Capannelli Emilio, revisione
Morotti Laura, rielaborazione
Vitali Stefano, 1996, prima redazione


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