Date di esistenza: 1860 mar. 1 -
Intestazioni:
Provincia di Genova, Genova, 1860 -, SIUSA
La data che segna la nascita della Provincia di Genova è il 1° marzo 1860, giorno in cui si riunì, a Palazzo Ducale, il primo consiglio provinciale, sotto la presidenza dell'avvocato Antonio Caveri.
Con questo evento storico prende definitivamente fisionomia ed efficacia anche per la Liguria quella suddivisione territoriale e amministrativa già decretata da Vittorio Emanuele II con le Lettere Patenti del 23.10.1859: "Il Regno si divide in Province, Circondari, Mandamenti e Comuni", logica conclusione di tutti quei fermenti democratici che avevano scosso l'Italia, sulla scia della Rivoluzione francese, cui si accennava precedentemente.
Alla data 1860 la Liguria venne suddivisa in due Province: Genova e Porto Maurizio (l'unificazione tra Oneglia e Porto Maurizio nella città di Imperia avverrà solo molto più tardi, nel 1908); Genova a sua volta fu divisa in cinque Circondari: Genova, Albenga, Chiavari, Levante e Savona, ognuno dei quali suddiviso in Mandamenti per un numero totale di 211 Comuni.
La Provincia di Genova, in virtù di questa suddivisione, venne a comprendere praticamente quasi per intero tutta quella parte di territorio che faceva capo all'antica Repubblica genovese; e fu proprio questa coincidenza di confini che, al momento della scelta di uno stemma che la simboleggiasse, portò al convincimento che quello della Repubblica di Genova fosse il più consono a rappresentare la nuova entità territoriale appena sorta.
Con R.D. Lettere Patenti dei 27.4.1875, decretava così Vittorio Emanuele II: "La Provincia di Genova ha diritto d'innalzare lo stemma, che è di argento, alla croce di rosso cimato alla corona propria delle Province e sostenuto da due grifoni ai naturale affrontati, appoggiati su due volute d'oro, divergenti in fascia dalla punte dello scudo, con una lista d'azzurro svolazzante in fascia sotto la punta stessa, e la scritte dal motto "Libertas" in lettere maiuscole romane in nero".
Con l'avvento del fascismo, in conformità al R.D. 12.10.1933, lo stemma dovette essere modificato e la Provincia di Genova dispose affinché "fosse accollato ed innalzato a destra del proprio stemma il nuovo emblema dello Stato, cioè a dire il Fascio Littorio, nella forma e nella figura araldica dei Capo, che è di rosso porpora al Fascio Littorio d'oro, circondato da due rami di quercia e di alloro, annodati su un nastro dai colori nazionali", e che naturalmente fu eliminato con il ritorno del regime democratico.
I confini
Al momento della sua costituzione la Provincia si estendeva a est fino ai confini con la Provincia di Massa Carrara, comprendendo i Comuni di Castelnuovo, Sarzana e S.Stefano; a ovest fino al confine con la Provincia di Porto Maurizio, comprendendo Andora e Laigueglia, mentre a sud aveva il suo limite naturale nell'ampio golfo ligure.
Non comprendeva a nord tutti i Comuni del Mandamento di Gavi e dei Circondano di Novi, che già da epoche remote erano sempre stati considerati liguri.
L'inaspettata decisione di annettere questi Comuni (Fracconalto, Voltaggio, Carosio, Parodi Ligure, Bosio, Rocchetta Ligure, Vignole Borbera, Novi Ligure) alla Provincia di Alessandria è imputabile all'allora ministro Urbano Rattazzi, alessandrino, che si valse dei poteri straordinari conferitigli nel 1859, per
allargare l'ampiezza della sua Provincia.
Ciò però non potè non causare, già allora, un immediato moto di scontento e di ribellione da parte delle popolazioni residenti, dando vita ad un'aspra polemica che si trascinò per decine d'anni.
Vi sono in realtà nella questione ben valide ragioni storiche, geografiche, etnografiche e sociali che la giustificano.
Andando indietro nei tempo infatti si trova che il Circondano di Novi apparteneva a Genova già in epoca anteriore ai mille quando, nei rimaneggiamento delle marche, fu creata quella della Liguria orientale che si spingeva fino a Tortona ed a Ovada.
La Repubblica di Genova restrinse poi il suo dominio alle terre d'Oltregiogo effettivamente liguri, garantendone la difesa.
Nei periodo tra il 1447 e il 1860 il Circondario di Novi appartenne sempre alla Repubblica di Genova prima, e alla Divisione amministrativa di Genova poi; persino il trattato di Vienna (del 1814), pur decretando l'annessione della Repubblica di Genova allo stato sardo piemontese, stabilì che i territori genovesi
dovessero essere tenuti in un regime di amministrazione assolutamente autonomo e che nessun Comune poteva essere smembrato o assegnato a altra
giurisdizione. Non sono solo queste ragioni storiche, ma altre specialmente economiche ed antiche che stanno alla base dello stretto legame con il capoluogo ligure.
Gli anni 1865,1872,1908, videro perciò le popolazioni di questi Comuni farsi promotrici di rivendicazioni presso le autorità, che rimasero sempre senza esito alcuno.
A qualcosa sembrò si giungesse nel 1909, quando persino la Deputazione di Alessandria, sollecitata dalle pressioni dei Comuni del Mandamento di Gavi Ligure, espresse il suo parere favorevole alla loro ricongiunzione a Genova: "..se un gruppo della nostra consociazione provinciale di Alessandria si trova a disagio tra noi, non gli deve essere tolto il modo di migliorare le proprie sorti".
I sindaci del Mandamento di Gavi riuniti in assemblea nei 1923 affermavano solennemente: "Tutte le popolazioni del Mandamento di Gavi, malgrado il lungo periodo di forzata annessione alla Provincia di Alessandria, hanno sempre conservato il proprio carattere schiettamente ligure, per idioma, ragioni etniche, tradizioni storiche, politiche e anche religiose; tutti i loro interessi agricoli, industriali e commerciali convergono su Genova; tutte le comunicazioni sono molto più facili e più frequenti con Genova che con Alessandria; genovesi o liguri sono tutti quanti i proprietari di terreni e fabbricati del Mandamento; tutti i lavoratori dei Mandamento affluiscono per ragioni di lavoro agli stabilimenti industriali di Genova e Liguria; mentre nessuno si reca a lavorare ad Alessandria. Nessuna ragione, quindi, potrebbe accamparsi dalla provincia di Alessandria, per opporsi ai giusto desiderio di queste popolazioni".
Nel 1924, ancora, i cinque Comuni del Mandamento tornarono alla carica, forse a seguito dei decreto che stabiliva l'annessione dei Comuni di Rondanina, Fascia, Gorreto, Rovegno e Fontanigorda alla Provincia di Genova (8.7.1923); su iniziativa dei deputati genovesi venne presentata al parlamento una
proposta di legge con oggetto la riannessione: la proposta fu approvata alle Camere "a votazione palese". La cosa sembrava così definitivamente e favorevolmente decisa; nei Comuni si festeggiava già, essendo ormai soltanto necessaria la formalità della votazione "a scrutinio segreto" per renderla esecutiva, quando, giunta la notizia ad Alessandria, l'allora segretario del partito fascista assieme al presidente della Provincia e ai podestà, facendo "di una questione amministrativa, quasi una questione di irredentismo politico" telegrafarono urgentemente al segretario del partito a Roma scongiurandolo di
impedire "in qualunque modo" che la legge avesse esecuzione. E la soluzione si trovò facendo semplicemente sparire dall'aula le urne per la votazione.
il provvedimento non andò così in vigore e ancora oggi questi Comuni si trovano sotto giurisdizione piemontese.
Successive variazioni dei confini
La Provincia di Genova così definita territorialmente era però destinata a subire ancora numerosi smembramenti e variazioni dei suoi confini prima di arrivare a presentare la dimensione attuale.
Verso i primi anni dei novecento si andava facendo sempre più viva la convinzione che lo sviluppo della città di La Spezia e del suo circondario era giunto ad una fase tale, sia dal punto di vista demografico che commerciale ed economico in genere, da rendere inevitabile (e peraltro anche auspicabile) la costituzione di una nuova Provincia orientale, che affiancasse quella di Genova nei compito di gestione di quei territori.
Si riunì così nei 1913 un congresso regionale per esaminare l'opportunità della creazione dei nuovo ente e tracciare, successivamente, le linee generali che avrebbero dovuto informarlo, cercando soprattutto di conciliare, per quanto possibile, gli interessi contrastanti fra le varie Province confinanti.
Logicamente, infatti, la notizia non mancò di suscitare l'immediata reazione delle popolazioni interessate, che non vedevano di buon grado il loro allontanamento da Genova, alla quale si sentivano intimamente legate da affinità etnica, sociale ed economica.
Più che ragioni di carattere affettivo, presenti senz'altro nell'animo di quei liguri ma non così determinanti da influenzare la loro netta presa di posizione, sono infatti proprio quelle di carattere commerciale e finanziario che spinsero gli abitanti dei piccoli centri marinari della costa e dei paesi agricoli dell'entroterra ad avversare questo cambiamento di amministrazione. "I nostri abbronzati contadini spediscono a Genova ortaggi e agrumi, meritato compenso alle loro fatiche diuturne, ai loro onesti sudori; i pescatori, ansiosi e vigilanti nelle notti insonni sulle acque dell'azzurrissimo Tirreno, spediscono a Genova il frutto dei loro lavoro trepidante e incerto; i piroscafi che vengono pazientemente costruiti nelle ansimanti officine della Società Esercizio Bacini ricevono il sapiente avorio dei nostri artigiani anneriti dal fumo... da tutto questo complesso di ragioni appare evidente il doversi appagare il legittimo desiderio di tutta la popolazione sestrese di rimanere alle dipendenze amministrative della Provincia di Genova".
Da queste poche righe (che si leggono in una pubblicazione datata marzo 1923 del Comune di Sestri Levante) appare fin troppo evidente l'ansia che le impronta: Sestri e tutti i paesi della zona scarsamente serviti dalle vie di comunicazione, se non da quelle che li collegano a Genova - verso la quale erano indirizzati anche tutti i loro commerci - vedevano prospettarsi all'orizzonte un futuro ben buio, pensando che, dovendo dipendere dal nuovo capoluogo sia finanziariamente (maggiori tributi), sia commercialmente (come sbocco dei traffici), questo passaggio non sarebbe stato altro che una condanna ad un maggiore stato di sottosviluppo e di emarginazione.
Nonostante le aspre polemiche e le ripetute istanze dei Comuni coinvolti, fu costituita con R.D. 2.9.1923 la Provincia di La Spezia che venne a comprendere 30 Comuni dei Circondano omonimo e dell'ex Mandamento di Chiavari, con una popolazione di 208.353 abitanti e una superficie di 894 Kmq.
In seguito, con R.D. 2.1.1927 (coi quale si provvedeva ai rimaneggiamento generale delle Circoscrizioni provinciali e alla creazione di 19 nuove Province) la Provincia di Genova dava vita, con l'intero territorio dei suo lato ovest, alla Provincia di Savona, che staccò da Genova tutti gli 87 Comuni dei due Circondari di Savona e di Albenga, con una popolazione di 208.115 abitanti e una superficie di 1589 Kmq.
In tal modo, alla Provincia di Genova rimase il territorio intermedio tra queste due nuove Province, venendo a comprendere il bacino dell'ex Circondano di Chiavari e di Genova. Antecedentemente a questa data che, salvo ancora piccole modifiche successive, fissò i limiti della circoscrizione amministrativa attuale, va ricordato che con R.D. 8.7.1923 si era avuta l'annessione dei Comuni di Fascia, Gorreto, Rondanina, Fontanigorda e Rovegno (già facenti parte della Provincia di Pavia) alla Provincia di Genova; con R.D. 21.10.1923 si ebbe l'unificazione del Comune di Sestri Ponente con quello di San Giovanni Battista e infine, con R. D. 15.11.1925 si staccò il Comune di Capraia che passò a Livorno. A seguito dell'attuazione di tutti questi provvedimenti, la Provincia di Genova che, nel 1922 contava una popolazione di 1.173.654 abitanti, dislocati in 199 Comuni e una superficie di 4270,97 Kmq., si trovò ad essere ridotta territorialmente e demograficamente ad una superficie di 1787 Kmq. con una popolazione di 762.323 abitanti, residente in 85 Comuni.
Tale numero di Comuni si ridusse ulteriormente a seguito di provvedimenti di riunificazione di Comuni contermini: esempio l'unificazione dei due Comuni di Bogliasco e Pieve Ligure nell'unico di Bogliasco (successivamente di nuovo smembrato), avvenuta nel 1928; dei due Comuni di Sori e Canepa nell'unico di Sori e all'assorbimento infine da parte del Comune di Genova dei 19 piccoli Comuni ad esso confinanti. Il numero dei Comuni della Provincia di Genova risulta a quest'epoca di 64. Nel territorio contermine alla Provincia di Savona, vi è ancora da ricordare un'ultima variazione dei confini, dovuta all'annessione alla Provincia genovese del Comune di Cogoleto e di quelli di Tiglieto e di Urbe. Questo provvedimento è datato 1923 e trova, specie per quanto concerne Cogoleto, ragioni prettamente di carattere amministrativo, che la giustificano.
Il Comune di Cogoleto, situato territorialmente ad ugual distanza dai capoluoghi delle due Province, apparteneva allora alla Provincia di Savona. Nel 1901 la sua popolazione ammontava a soli 3136 abitanti, ma in seguito alla costruzione del grande manicomio da parte della Provincia di Genova, si andò pressoché raddoppiando, tanto che nei 1921 vi risultava una presenza di 5482 abitanti.
Poiché quell'istituto psichiatrico era allora strettamente connesso con quello di Genova-Quarto, con il quale formava un unico ospedale, con unica gerarchia e unico ruolo dei personale, ben si comprende la necessità di annettere il Comune di Cogoleto entro la circoscrizione amministrativa di Genova. Si giunse a questa determinazione anche per assicurare quella vigilanza sanitaria e amministrativa, obbligatoria ai sensi della legislazione allora vigente, con la legge 5.3.1932 (la stessa con cui vennero annessi anche i Comuni di Tiglieto e Urbe).
La Provincia di Genova si estende perciò a questa data su 1.812,52 Kmq. Con una popolazione totale di 821.274 abitanti, delimitandosi a ovest con Cogoleto e a est (e quest'ultima definizione dei confini risale ai 1938) coi comune di Moneglia.
Con R.D. Lettere Patenti dei 27.4.1875, decretava così Vittorio Emanuele II: "La Provincia di Genova ha diritto d'innalzare lo stemma, che è di argento, alla croce di rosso cimato alla corona propria delle Province e sostenuto da due grifoni ai naturale affrontati, appoggiati su due volute d'oro, divergenti in fascia dalla punte dello scudo, con una lista d'azzurro svolazzante in fascia sotto la punta stessa, e la scritte dal motto "Libertas" in lettere maiuscole romane in nero".
Con l'avvento del fascismo, in conformità al R.D. 12.10.1933, lo stemma dovette essere modificato e la Provincia di Genova dispose affinché "fosse accollato ed innalzato a destra del proprio stemma il nuovo emblema dello Stato, cioè a dire il Fascio Littorio, nella forma e nella figura araldica dei Capo, che è di rosso porpora al Fascio Littorio d'oro, circondato da due rami di quercia e di alloro, annodati su un nastro dai colori nazionali", e che naturalmente fu eliminato con il ritorno del regime democratico.
I confini
Al momento della sua costituzione la Provincia si estendeva a est fino ai confini con la Provincia di Massa Carrara, comprendendo i Comuni di Castelnuovo, Sarzana e S.Stefano; a ovest fino al confine con la Provincia di Porto Maurizio, comprendendo Andora e Laigueglia, mentre a sud aveva il suo limite naturale nell'ampio golfo ligure.
Non comprendeva a nord tutti i Comuni del Mandamento di Gavi e dei Circondano di Novi, che già da epoche remote erano sempre stati considerati liguri.
L'inaspettata decisione di annettere questi Comuni (Fracconalto, Voltaggio, Carosio, Parodi Ligure, Bosio, Rocchetta Ligure, Vignole Borbera, Novi Ligure) alla Provincia di Alessandria è imputabile all'allora ministro Urbano Rattazzi, alessandrino, che si valse dei poteri straordinari conferitigli nel 1859, per
allargare l'ampiezza della sua Provincia.
Ciò però non potè non causare, già allora, un immediato moto di scontento e di ribellione da parte delle popolazioni residenti, dando vita ad un'aspra polemica che si trascinò per decine d'anni.
Vi sono in realtà nella questione ben valide ragioni storiche, geografiche, etnografiche e sociali che la giustificano.
Andando indietro nei tempo infatti si trova che il Circondano di Novi apparteneva a Genova già in epoca anteriore ai mille quando, nei rimaneggiamento delle marche, fu creata quella della Liguria orientale che si spingeva fino a Tortona ed a Ovada.
La Repubblica di Genova restrinse poi il suo dominio alle terre d'Oltregiogo effettivamente liguri, garantendone la difesa.
Nei periodo tra il 1447 e il 1860 il Circondario di Novi appartenne sempre alla Repubblica di Genova prima, e alla Divisione amministrativa di Genova poi; persino il trattato di Vienna (del 1814), pur decretando l'annessione della Repubblica di Genova allo stato sardo piemontese, stabilì che i territori genovesi
dovessero essere tenuti in un regime di amministrazione assolutamente autonomo e che nessun Comune poteva essere smembrato o assegnato a altra
giurisdizione. Non sono solo queste ragioni storiche, ma altre specialmente economiche ed antiche che stanno alla base dello stretto legame con il capoluogo ligure.
Gli anni 1865,1872,1908, videro perciò le popolazioni di questi Comuni farsi promotrici di rivendicazioni presso le autorità, che rimasero sempre senza esito alcuno.
A qualcosa sembrò si giungesse nel 1909, quando persino la Deputazione di Alessandria, sollecitata dalle pressioni dei Comuni del Mandamento di Gavi Ligure, espresse il suo parere favorevole alla loro ricongiunzione a Genova: "..se un gruppo della nostra consociazione provinciale di Alessandria si trova a disagio tra noi, non gli deve essere tolto il modo di migliorare le proprie sorti".
I sindaci del Mandamento di Gavi riuniti in assemblea nei 1923 affermavano solennemente: "Tutte le popolazioni del Mandamento di Gavi, malgrado il lungo periodo di forzata annessione alla Provincia di Alessandria, hanno sempre conservato il proprio carattere schiettamente ligure, per idioma, ragioni etniche, tradizioni storiche, politiche e anche religiose; tutti i loro interessi agricoli, industriali e commerciali convergono su Genova; tutte le comunicazioni sono molto più facili e più frequenti con Genova che con Alessandria; genovesi o liguri sono tutti quanti i proprietari di terreni e fabbricati del Mandamento; tutti i lavoratori dei Mandamento affluiscono per ragioni di lavoro agli stabilimenti industriali di Genova e Liguria; mentre nessuno si reca a lavorare ad Alessandria. Nessuna ragione, quindi, potrebbe accamparsi dalla provincia di Alessandria, per opporsi ai giusto desiderio di queste popolazioni".
Nel 1924, ancora, i cinque Comuni del Mandamento tornarono alla carica, forse a seguito dei decreto che stabiliva l'annessione dei Comuni di Rondanina, Fascia, Gorreto, Rovegno e Fontanigorda alla Provincia di Genova (8.7.1923); su iniziativa dei deputati genovesi venne presentata al parlamento una
proposta di legge con oggetto la riannessione: la proposta fu approvata alle Camere "a votazione palese". La cosa sembrava così definitivamente e favorevolmente decisa; nei Comuni si festeggiava già, essendo ormai soltanto necessaria la formalità della votazione "a scrutinio segreto" per renderla esecutiva, quando, giunta la notizia ad Alessandria, l'allora segretario del partito fascista assieme al presidente della Provincia e ai podestà, facendo "di una questione amministrativa, quasi una questione di irredentismo politico" telegrafarono urgentemente al segretario del partito a Roma scongiurandolo di
impedire "in qualunque modo" che la legge avesse esecuzione. E la soluzione si trovò facendo semplicemente sparire dall'aula le urne per la votazione.
il provvedimento non andò così in vigore e ancora oggi questi Comuni si trovano sotto giurisdizione piemontese.
Successive variazioni dei confini
La Provincia di Genova così definita territorialmente era però destinata a subire ancora numerosi smembramenti e variazioni dei suoi confini prima di arrivare a presentare la dimensione attuale.
Verso i primi anni dei novecento si andava facendo sempre più viva la convinzione che lo sviluppo della città di La Spezia e del suo circondario era giunto ad una fase tale, sia dal punto di vista demografico che commerciale ed economico in genere, da rendere inevitabile (e peraltro anche auspicabile) la costituzione di una nuova Provincia orientale, che affiancasse quella di Genova nei compito di gestione di quei territori.
Si riunì così nei 1913 un congresso regionale per esaminare l'opportunità della creazione dei nuovo ente e tracciare, successivamente, le linee generali che avrebbero dovuto informarlo, cercando soprattutto di conciliare, per quanto possibile, gli interessi contrastanti fra le varie Province confinanti.
Logicamente, infatti, la notizia non mancò di suscitare l'immediata reazione delle popolazioni interessate, che non vedevano di buon grado il loro allontanamento da Genova, alla quale si sentivano intimamente legate da affinità etnica, sociale ed economica.
Più che ragioni di carattere affettivo, presenti senz'altro nell'animo di quei liguri ma non così determinanti da influenzare la loro netta presa di posizione, sono infatti proprio quelle di carattere commerciale e finanziario che spinsero gli abitanti dei piccoli centri marinari della costa e dei paesi agricoli dell'entroterra ad avversare questo cambiamento di amministrazione. "I nostri abbronzati contadini spediscono a Genova ortaggi e agrumi, meritato compenso alle loro fatiche diuturne, ai loro onesti sudori; i pescatori, ansiosi e vigilanti nelle notti insonni sulle acque dell'azzurrissimo Tirreno, spediscono a Genova il frutto dei loro lavoro trepidante e incerto; i piroscafi che vengono pazientemente costruiti nelle ansimanti officine della Società Esercizio Bacini ricevono il sapiente avorio dei nostri artigiani anneriti dal fumo... da tutto questo complesso di ragioni appare evidente il doversi appagare il legittimo desiderio di tutta la popolazione sestrese di rimanere alle dipendenze amministrative della Provincia di Genova".
Da queste poche righe (che si leggono in una pubblicazione datata marzo 1923 del Comune di Sestri Levante) appare fin troppo evidente l'ansia che le impronta: Sestri e tutti i paesi della zona scarsamente serviti dalle vie di comunicazione, se non da quelle che li collegano a Genova - verso la quale erano indirizzati anche tutti i loro commerci - vedevano prospettarsi all'orizzonte un futuro ben buio, pensando che, dovendo dipendere dal nuovo capoluogo sia finanziariamente (maggiori tributi), sia commercialmente (come sbocco dei traffici), questo passaggio non sarebbe stato altro che una condanna ad un maggiore stato di sottosviluppo e di emarginazione.
Nonostante le aspre polemiche e le ripetute istanze dei Comuni coinvolti, fu costituita con R.D. 2.9.1923 la Provincia di La Spezia che venne a comprendere 30 Comuni dei Circondano omonimo e dell'ex Mandamento di Chiavari, con una popolazione di 208.353 abitanti e una superficie di 894 Kmq.
In seguito, con R.D. 2.1.1927 (coi quale si provvedeva ai rimaneggiamento generale delle Circoscrizioni provinciali e alla creazione di 19 nuove Province) la Provincia di Genova dava vita, con l'intero territorio dei suo lato ovest, alla Provincia di Savona, che staccò da Genova tutti gli 87 Comuni dei due Circondari di Savona e di Albenga, con una popolazione di 208.115 abitanti e una superficie di 1589 Kmq.
In tal modo, alla Provincia di Genova rimase il territorio intermedio tra queste due nuove Province, venendo a comprendere il bacino dell'ex Circondano di Chiavari e di Genova. Antecedentemente a questa data che, salvo ancora piccole modifiche successive, fissò i limiti della circoscrizione amministrativa attuale, va ricordato che con R.D. 8.7.1923 si era avuta l'annessione dei Comuni di Fascia, Gorreto, Rondanina, Fontanigorda e Rovegno (già facenti parte della Provincia di Pavia) alla Provincia di Genova; con R.D. 21.10.1923 si ebbe l'unificazione del Comune di Sestri Ponente con quello di San Giovanni Battista e infine, con R. D. 15.11.1925 si staccò il Comune di Capraia che passò a Livorno. A seguito dell'attuazione di tutti questi provvedimenti, la Provincia di Genova che, nel 1922 contava una popolazione di 1.173.654 abitanti, dislocati in 199 Comuni e una superficie di 4270,97 Kmq., si trovò ad essere ridotta territorialmente e demograficamente ad una superficie di 1787 Kmq. con una popolazione di 762.323 abitanti, residente in 85 Comuni.
Tale numero di Comuni si ridusse ulteriormente a seguito di provvedimenti di riunificazione di Comuni contermini: esempio l'unificazione dei due Comuni di Bogliasco e Pieve Ligure nell'unico di Bogliasco (successivamente di nuovo smembrato), avvenuta nel 1928; dei due Comuni di Sori e Canepa nell'unico di Sori e all'assorbimento infine da parte del Comune di Genova dei 19 piccoli Comuni ad esso confinanti. Il numero dei Comuni della Provincia di Genova risulta a quest'epoca di 64. Nel territorio contermine alla Provincia di Savona, vi è ancora da ricordare un'ultima variazione dei confini, dovuta all'annessione alla Provincia genovese del Comune di Cogoleto e di quelli di Tiglieto e di Urbe. Questo provvedimento è datato 1923 e trova, specie per quanto concerne Cogoleto, ragioni prettamente di carattere amministrativo, che la giustificano.
Il Comune di Cogoleto, situato territorialmente ad ugual distanza dai capoluoghi delle due Province, apparteneva allora alla Provincia di Savona. Nel 1901 la sua popolazione ammontava a soli 3136 abitanti, ma in seguito alla costruzione del grande manicomio da parte della Provincia di Genova, si andò pressoché raddoppiando, tanto che nei 1921 vi risultava una presenza di 5482 abitanti.
Poiché quell'istituto psichiatrico era allora strettamente connesso con quello di Genova-Quarto, con il quale formava un unico ospedale, con unica gerarchia e unico ruolo dei personale, ben si comprende la necessità di annettere il Comune di Cogoleto entro la circoscrizione amministrativa di Genova. Si giunse a questa determinazione anche per assicurare quella vigilanza sanitaria e amministrativa, obbligatoria ai sensi della legislazione allora vigente, con la legge 5.3.1932 (la stessa con cui vennero annessi anche i Comuni di Tiglieto e Urbe).
La Provincia di Genova si estende perciò a questa data su 1.812,52 Kmq. Con una popolazione totale di 821.274 abitanti, delimitandosi a ovest con Cogoleto e a est (e quest'ultima definizione dei confini risale ai 1938) coi comune di Moneglia.
Condizione giuridica:
pubblico
Tipologia del soggetto produttore:
ente pubblico territoriale
Profili istituzionali collegati:
Provincia, 1859 -
Complessi archivistici prodotti:
Divisione di Genova (1850 - 1858) (fondo)
Provincia di Genova (fondo)
Redazione e revisione:
Frassinelli Antonella, 2007/01/15, prima redazione

