Date di esistenza: 1909 - 1998, L'estremo remoto è riferito a quello della documentazione archivistica, l'estremo recente è la data di istituzione dell'Ente Tabacchi Italiani (Eti).
Intestazioni:
Manifattura tabacchi di Firenze, Firenze, 1909 - 2001, SIUSA
Altre denominazioni:
Ente tabacchi italiani, 1998
Il primo riferimento normativo sui vincoli monopolistici della coltivazione del tabacco risale al Testo unico del 15 giu. 1865, n. 2397. Il tabacco fu introdotto in Italia alla fine del XV secolo e il primo tentativo di coltura con "garanzia di privilegio" risale al 1560 ed era a favore della Repubblica di Venezia. Nei primi decenni del Seicento, la coltura si diffuse in Sicilia, in Lombardia, a Napoli e, in Toscana, nel 1645. Dopo il '700, i Monopoli dei vari stati prendono vigore, visto che il tabacco era fonte di notevoli risorse finanziarie; dall'800 in poi, le vicende sulla coltivazione del tabacco subirono pesantemente l'influsso degli eventi economici e sociali del secolo; in tutte le repubbliche e gli stati si ristabiliva la privativa, prima abolita; nel 1858 tutte le aziende dei tabacchi confluirono nell'amministrazione dello Stato del Piemonte. Dopo l'unità d'Italia, la Privativa di Stato (legge n. 710 del 13 lug. 1862) concedeva il beneficio della coltivazione come speciale privilegio solo ad alcune località del Paese e imponeva controlli per impedire il contrabbando. All'epoca erano attive 15 manifatture, alcune organizzate su più unità: Firenze era tra queste e contava su due stabilimenti, inferiori in dimensioni solo alla manifattura di Torino. Il neonato regno aveva ereditato impianti obsoleti, manodopera largamente in esubero, disordine amministrativo e un approssimativo metodo di tenuta delle scritture contabili; ancora nel 1867 i costi di produzione erano elevati e la preparazione del personale tecnico inadeguata.
La prima di una lunga serie di inchieste sulle condizioni del monopolio, voluta da Urbano Rattazzi e condotta da una commissione di tecnici delle manifatture, mostrava alti costi di produzione e spese generali di monopolio pari a oltre il 40% del prodotto lordo; Lo Stato, in difficoltà nella gestione di tale eredità, avrebbe dovuto disfarsene, ma le condizioni di bilancio glielo impedivano e, nonostante tutto, i tabacchi portavano all'erario intorno al 12% del complesso delle entrate tributarie.
Nel 1868 il monopolio venne ceduto per 15 anni ad una cordata di banchieri, la 'Società anonima per la regìa cointeressata dei tabacchi nel Regno d'Italia', guidata dal Credito mobiliare di Domenico Balduino; un affare che generò una lunga serie di scandali politico finanziari, inchieste parlamentari e processi penali. Allo scadere della concessione, le manifatture erano diventate 17 e nel 1884 il monopolio tornò definitivamente allo Stato.
La crisi degli introiti derivanti dalla vendita dei tabacchi fu complicata negli anni Ottanta e Novanta dell'Ottocento dalla massiccia emigrazione; a rimanere alta era la vendita del Toscano, anche nel periodo di massima crisi del quadriennio 1894-98. Si tratta di un fenomeno difficilmente spiegabile anche con connotazioni sociologiche generali, quelle utilizzabili per rendere conto della popolarità della sigaretta, ossia l'induzione al fumo dettata dai ritmi sempre più frenetici della società di massa, dal diffondersi del fenomeno della moda e all'emancipazione femminile. Di fatto, la maggiore richiesta indusse al potenziamento della produzione del Toscano, di cui si registrava un vero e proprio boom, tanto da permettere di indicarlo come il "vero tipo nazionale".
Tra il 1893, anno di istituzione della 'Direzione generale delle privative', e la prima guerra mondiale, venne potenziata la produzione con un grosso sforzo di innovazione tecnologica cui sfuggì solo la produzione di sigari, che continuava a rimanere affidata alla maestria delle sigaraie. La produzione interna del tabacco ebbe impulso solo con il programma autarchico del regime fascista, intenzione già manifestata in età giolittiana, quando era proprio dai sigari che dipendeva la fortuna del monopolio da parte dello Stato; si decise, in quella situazione, un incremento degli investimenti e delle ricerche nella tabacchicoltura.
La crescita della domanda dettava anche il potenziamento degli investimenti in macchinari e l'ampliamento o la creazione di nuovi stabilimenti; quello di Firenze San Pancrazio si muniva, tra 1913 e 1914, di un apparecchio di avviamento per i motori a gas e di un montacarichi elettrico, due cucine economiche per gli operai, una delle quali per lo stabilimento di Lucca, dove vennero anche acquistate 15 inanellatrici per il condizionamento dei sigari da esportazione e una pressa idraulica per condizionare in grosse balle gli avanzi di lavorazione.
Nel 1927 fu istituita l''Ati Spa', avente per oggetto lo svolgimento in Italia, nelle colonie e all'estero ogni attività relativa alla produzione, la lavorazione e il commercio dei generi di privativa (R.D. 6 gen. 1927, n. 13), quindi una struttura parallela a quella dell'amministrazione dei monopoli, intenzionalmente come azienda autonoma e più snella di un normale apparato burocratico.
Nel dopoguerra, l'adesione alla Comunità Europea previde l'abbandono del regime di monopolio della coltivazione, produzione e vendita dei tabacchi (L. 22 dic. 1957, n. 1293, poi L. 10 dic. 1975, n. 724). La scelta di nominare, dal 1968 in avanti, direttori generali di formazione giuridica e non più tecnici, ebbe un effetto negativo per una realtà industriale come quella dei tabacchi, aggravata dalla inadeguatezza crescente delle strutture, delle norme di contabilità e del personale ad impattare con la modernità e il mercato.
Con Decreto legislativo 9 lug. 1998, n. 283 viene istituito l''Ente tabacchi italiani', ente pubblico economico, con sede a Roma, che svolge le attività produttive e commerciali già attribuite all'amministrazione autonoma dei 'Monopoli di Stato' (istituita con R. D. 8 dic. 1927, n. 2258), eccezion fatta per lotto e lotterie. Con nota del Ministero delle finanze n. 2519 del 16 ott. 2000, l'Ente tabacchi è diventato privato.
Nel 1868 il monopolio venne ceduto per 15 anni ad una cordata di banchieri, la 'Società anonima per la regìa cointeressata dei tabacchi nel Regno d'Italia', guidata dal Credito mobiliare di Domenico Balduino; un affare che generò una lunga serie di scandali politico finanziari, inchieste parlamentari e processi penali. Allo scadere della concessione, le manifatture erano diventate 17 e nel 1884 il monopolio tornò definitivamente allo Stato.
La crisi degli introiti derivanti dalla vendita dei tabacchi fu complicata negli anni Ottanta e Novanta dell'Ottocento dalla massiccia emigrazione; a rimanere alta era la vendita del Toscano, anche nel periodo di massima crisi del quadriennio 1894-98. Si tratta di un fenomeno difficilmente spiegabile anche con connotazioni sociologiche generali, quelle utilizzabili per rendere conto della popolarità della sigaretta, ossia l'induzione al fumo dettata dai ritmi sempre più frenetici della società di massa, dal diffondersi del fenomeno della moda e all'emancipazione femminile. Di fatto, la maggiore richiesta indusse al potenziamento della produzione del Toscano, di cui si registrava un vero e proprio boom, tanto da permettere di indicarlo come il "vero tipo nazionale".
Tra il 1893, anno di istituzione della 'Direzione generale delle privative', e la prima guerra mondiale, venne potenziata la produzione con un grosso sforzo di innovazione tecnologica cui sfuggì solo la produzione di sigari, che continuava a rimanere affidata alla maestria delle sigaraie. La produzione interna del tabacco ebbe impulso solo con il programma autarchico del regime fascista, intenzione già manifestata in età giolittiana, quando era proprio dai sigari che dipendeva la fortuna del monopolio da parte dello Stato; si decise, in quella situazione, un incremento degli investimenti e delle ricerche nella tabacchicoltura.
La crescita della domanda dettava anche il potenziamento degli investimenti in macchinari e l'ampliamento o la creazione di nuovi stabilimenti; quello di Firenze San Pancrazio si muniva, tra 1913 e 1914, di un apparecchio di avviamento per i motori a gas e di un montacarichi elettrico, due cucine economiche per gli operai, una delle quali per lo stabilimento di Lucca, dove vennero anche acquistate 15 inanellatrici per il condizionamento dei sigari da esportazione e una pressa idraulica per condizionare in grosse balle gli avanzi di lavorazione.
Nel 1927 fu istituita l''Ati Spa', avente per oggetto lo svolgimento in Italia, nelle colonie e all'estero ogni attività relativa alla produzione, la lavorazione e il commercio dei generi di privativa (R.D. 6 gen. 1927, n. 13), quindi una struttura parallela a quella dell'amministrazione dei monopoli, intenzionalmente come azienda autonoma e più snella di un normale apparato burocratico.
Nel dopoguerra, l'adesione alla Comunità Europea previde l'abbandono del regime di monopolio della coltivazione, produzione e vendita dei tabacchi (L. 22 dic. 1957, n. 1293, poi L. 10 dic. 1975, n. 724). La scelta di nominare, dal 1968 in avanti, direttori generali di formazione giuridica e non più tecnici, ebbe un effetto negativo per una realtà industriale come quella dei tabacchi, aggravata dalla inadeguatezza crescente delle strutture, delle norme di contabilità e del personale ad impattare con la modernità e il mercato.
Con Decreto legislativo 9 lug. 1998, n. 283 viene istituito l''Ente tabacchi italiani', ente pubblico economico, con sede a Roma, che svolge le attività produttive e commerciali già attribuite all'amministrazione autonoma dei 'Monopoli di Stato' (istituita con R. D. 8 dic. 1927, n. 2258), eccezion fatta per lotto e lotterie. Con nota del Ministero delle finanze n. 2519 del 16 ott. 2000, l'Ente tabacchi è diventato privato.
Condizione giuridica:
privato
Complessi archivistici prodotti:
Manifattura Tabacchi di Firenze (fondo)
Bibliografia:
Giorgio Pedrocco, Le operaie delle Manifatture tabacchi, in Paola Nava (a cura di), Operaie, serve, maestre, impiegate. Atti del Convegno internazionale di studi Il lavoro delle donne nell'Italia contemporanea: continuità e rotture. Carpi, 6-7-8 aprile 1990, Torino, Rosenberg & Sellier, 1992
Elisabetta Benenati, Maria Carla Lamberti (a cura di), Impresa e lavoro in un'industria di stato: la Manifattura Tabacchi tra Ottocento e Novecento, Torino, Trauben edizioni, 1999
Redazione e revisione:
Bettio Elisabetta, 2007/04/19, prima redazione
Ceccarini Elena, 2020/11, supervisione della scheda

