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Congregazione del Santissimo Sacramento di Bisceglie

Sede: Bisceglie (Barletta-Andria-Trani)
Date di esistenza: sec. XVI metà -

Intestazioni:
Congregazione del Santissimo Sacramento di Bisceglie, Bisceglie (Barletta-Andria-Trani), sec. XVI metà -, SIUSA
Confraternita dei Bianchi di Bisceglie, Bisceglie (Barletta-Andria-Trani), 1782 -, SIUSA

Altre denominazioni:
Confraternita dei Bianchi di Bisceglie, 1782 -

La confraternita di natura mista, laica ed ecclesiastica, è citata per la prima volta nelle "provisiones" (indicazioni pratiche) redatte dal vescovo Girolamo Sifola (1524-1565) per la quaresima del 1557, da cui emerge che la formazione del sodalizio sia stata promossa da lui, anche se Pompeo Sarnelli, vescovo di Bisceglie dal 1692 al 1724, sostiene che in realtà si tratterebbe solo di una rifondazione, essendo stata eretta la confraternita dal vescovo Antonio Lupicini (1507-1524). L'ipotesi non può essere confutata né confermata. Dalle proposte pratiche del Sifola emerge che gli scopi del sodalizio non vanno oltre la preghiera comunitaria in tempo di quaresima. Dalle relazioni di santa visita del Signazio (1565-1575) del 1574 e del Soriano (1576-1583) del 1577 e del 1582 si ha nota che la confraternita aveva sede nella Cattedrale, presso l'altare del Santissimo nell'Oratorio di San Donato. Successivamente, la confraternita venne esaminata nel corso della visita pastorale del 1584, effettuata da Antonio Cospi (1583-1609), dalla quale si evince che il sodalizio era privo di statuti e non aveva un numero chiuso di ascritti, anzi "corpus confraternitatis esse infinitum, pro ut in libro... in quo sunt annotati omnes dicti confratres et consores". L'adesione di consorelle è comprovata anche dai frammenti di una lapide, proveniente dal sepolcro della confraternita, residuati dopo i lavori di restauro della cattedrale degli anni '60. Inoltre, il vescovo prescrisse che, ogni anno, nel giorno dell'Ascensione, venissero eletti dodici confratelli che amministrassero le rendite e i beni e provvedessero a tutto il necessario. Gli eletti, a loro volta, sceglievano tre ufficiali, un cassiere e due razionali, in presenza del vescovo o del vicario. Costoro, alla scadenza del mandato, rendevano conto delle entrate e delle uscite. Il vescovo, inoltre, prescrisse che i dodici "priori", una volta al mese, raccogliessero le elemosine e, una volta alla settimana, richiedessero olio ai trappeti. Il ricavato veniva utilizzato per acquistare cera, lumini e olio per il Santissimo Sacramento nelle processioni mensili, durante la preghiera delle quarantore in tutta l'ottava del Corpus Domini, in alcune messe solenni e per tutte le messe aurorali. In cattedrale la confraternita aveva l'obbligo di illuminare l'oratorio di San Donato in cui celebrava, anche, messe domenicali e, nella festa del santo, messe votive per devozione del popolo. Il patrimonio della congrega, a questa data, era formato da una casa sita in Bisceglie, con reddito di annui ducati 14 o 15 e con annesso l'obbligo di maritare ogni triennio una fanciulla, consanguinea o affine alla benefattrice; 22 ducati annui derivanti dai censi; un legato di ducati 4 con peso di una messa all'aurora "pro beneficio publico forensium dicte civitatis qui cultivant territorium ipsius"; e 7 ducati con peso di due messe settimanali. Nel corso del XVII secolo, la confraternita era tra le più importanti della città. La si trova esplicitamente citata nella relazione del sinodo diocesano celebrato dal Bellottati (1627-1636) nel 1631, sotto il titolo "De societate Corporis Christi et de solemnitate tertie dominice", nel quale il presule esortava gli adepti "a essequire quello che loro sono obligati ed usarvi più diligenza di quello che li habbiamo trovato"; concedeva quaranta giorni di indulgenza e ammoniva affinché tutti "ogni terza domenica vengano alla chiesa dove si celebra la messa secondo le istruttioni di detta confraternita con quell'ordine che noi li habbiamo dimostrato, acciò sì facendo tanto più meritino i confratri et si accresca più divotione all'altari". Dal sinodo diocesano del Cancellotti del 1659 la confraternita era esonerata, a differenza delle altre, dal far domanda di aggregazione ad un'arciconfraternita romana poiché essa godeva automaticamente degli stessi privilegi attribuiti da papa Paolo III all'arciconfraternita di Santa Maria sopra Minerva in Urbe, secondo quanto stabilito dalla Sacra Consacrazione delle Indulgenze il 15 febbraio 1606. Finalmente il Sarnelli, nel novembre del 1692, procedette all'emanazione in santa visita delle regole per la Confraternita del Santissimo Corpo di Cristo. Precisata l'origine primo '500esca della confraternita, dopo un'idonea introduzione, il Sarnelli scriveva di voler ovviare "all'incomodo della confusione, ed essendo stati ab antico in detta Confraternita, e persone nobili, e del comune, quelli perché più idonei ad amministrare, e questi perché più pronti al servigio" fissava il numero dei membri a trentadue soggetti: sei del capitolo (tra cui l'arciprete che aveva, anche, la funzione di padre spirituale), sei del ceto nobiliare, tutti con voce attiva e passiva, e venti del popolo, di cui solo quattro con voce attiva. Scopi del sodalizio erano: frequenza dei sacramenti, della confessione e della comunione; esercizi spirituali nella chiesa del Santissimo Salvatore; messa ogni giorno; accompagnamento del viatico; sostegno morale e materiale verso i soci; obbligo di partecipazione alle processioni solo per i confratelli del ceto popolare e riserva ai laici del ceto nobiliare della facoltà di parteciparvi solo per loro devozione. Il 23 ottobre 1789 la congregazione ottenne il regio assenso e le regole, approvate dal re, determinarono un cambiamento nella composizione del sodalizio, poiché stabilivano che, per essere ammesso a far parte della rosa degli associati, si dovesse essere "persona distinta e nobile di detta città". Nel corso del XIX secolo al sodalizio fu, probabilmente, accordato il titolo di arciconfraternita, come risulta da alcuni documenti in cui essa è così menzionata. Certamente, inoltre, fu assoggetta dallo Stato alla tutela e al controllo del Consiglio generale degli ospizi, che soprintendeva alla nomina degli amministratori e cui inviava annualmente, almeno a partire dal 1827, i conti materiali. Sul finire del 1800, la confraternita, pur riservando ancora l'ingresso ai soli nobili, previde un incremento della quantità dei soci che venivano distinti in confratelli ordinari, benefattori e novizi. I primi formavano il corpo deliberante, avevano tutti i diritti e tutti gli oneri e non potevano superare le trenta unità; i secondi erano coloro che, per anzianità, non avevano più oneri ma solo diritti, escluso quello della partecipazione alle deliberazioni; gli ultimi, infine, erano i figli dell'una o dell'altra categoria e risultavano ascritti per diritto di nascita. Nel corso della prima metà del '900 la situazione è immutata e, a questa data, l'abito risulta così formato: camice, mozzetta e cappuccio bianchi, cingolo di cotone o di seta bianco, cappello di feltro bianco e guanti di pelle, anch'essi bianchi. (Adriana Chisena)

Condizione giuridica:
privato

Tipologia del soggetto produttore:
ente e associazione della chiesa cattolica

Profili istituzionali collegati:
Confraternita, sec. XII -

Complessi archivistici prodotti:
Congregazione del Santissimo Sacramento di Bisceglie (fondo)


Bibliografia:
Giuseppe Di Molfetta, Confraternite e regime pastorale nella città-diocesi di Bisceglie nei secoli XVI-XVIII, in Le confraternite pugliesi in Età moderna 2, a cura di L. Bertoldi Lenoci, Fasano di Puglia, 1990, pp. 645-674
Giuseppe Di Molfetta, Confraternite parrocchiali e congregazioni gesuitiche a Bisceglie nel sec. XVI, in Le confraternite pugliesi in Età moderna. Atti del seminario internazionale di studi 28-29-30 aprile 1988, a cura di L. Bertoldi Lenoci, Fasano, Schena editore, 1988, pp. 355-373.

Redazione e revisione:
Chisena Adriana, 2006/06/03, prima redazione
D'Angella Rosanna, 2015/07/29, revisione
Pontrelli Maria Pia, 2006/06/03, supervisione della scheda
Pontrelli Maria Pia, 2015/07/29, supervisione della scheda


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