Date di esistenza: 1610 -
Intestazioni:
Arciconfraternita di San Giuseppe di Bari, Bari, 1610 data attribuita -, SIUSA
Confraternita di Santa Maria Sannacis di Bari, Bari, 1583 - 1609, SIUSA
Altre denominazioni:
Confraternita di Santa Maria Sannacis di Bari, tra il 1583 e il 1594
Quella della confraternita di S. Giuseppe fu la nuova istituzione di una preesistente confraternita, sorta tra il 1583 e il 1594 nella chiesa di S. Maria de Kiri Iohannacio con la stessa intitolazione della chiesa: il sodalizio assunse, infatti, il titolo di S. Giuseppe nell'anno 1610 anche se il documento di fondazione e nuova istituzione fu redatto solo nell'anno 1619.
La chiesa di giuspatronato laicale, già della famiglia Iohannacio di origine greca, insediatasi a Bari nel XII secolo, era passata nel XVI secolo sotto il giuspatronato della famiglia Regna di Bitonto.
I fondatori della confraternita di S.Giuseppe appartenevano in prevalenza alla fascia medio bassa della società barese, in quanto artigiani e addetti al commercio. Solamente nella persona di Federico Dottula era rappresentata la nobiltà barese in questa associazione di circa trenta cittadini.
Nell'ambito dei rapporti che intercorsero tra la confraternita di S. Giuseppe e la famiglia Regna di Bitonto si inserisce, negli anni dal 1675 al 1683, l'insediamento - favorito dalla nobile famiglia bitontina e dall'università di Bari - nella chiesa o beneficio di S. Maria Iuris Ioannaci (questa la lezione coeva) dei Regolari teatini che vi fondarono la Vicaria dei santi Giuseppe e Gaetano, il cui primo vicario fu Gregorio Del Balzo.
Nell'anno 1685, a due anni di distanza dall'uscita dei Teatini dalla chiesa, la confraternita di S. Giuseppe - su sollecitazione dell'arcivescovo di Bari - riprese vigore, fu fondata canonicamente e formulò il primo statuto sottoscritto da centoquaranta cittadini baresi appartenenti al mondo delle professioni. Furono questi gli anni più fervidi per la confraternita, anche dal punto di vista economico.
Nei primi decenni del XVIII secolo vi si registrò un declino nella componente numerica: in questi anni si compiva il passaggio per la confraternita dalla sua clericalizzazione all'affermazione del carattere laicale che sarebbe stato sancito dal regio assenso del 1789.
Quanto alle vicende dell'Ottocento, a seguito del decreto del 16 ottobre 1809 l'amministrazione dei beni e delle rendite della confraternita passò alla Commissione amministrativa, installata a Bari dal Consiglio generale di amministrazione; ma ben presto, con il decreto del 1 febbraio 1816, venne restituita alla confraternita l'amministrazione diretta di beni e rendite, nel momento in cui, tuttavia, si profilava all'orizzonte il processo del lento ma inesorabile estinguersi del suo patrimonio. A causa della tenuità delle rendite il sodalizio procedette nel 1821 a una piccola riforma interna, che comportò la distinzione tra la cassa del mortorio e la cassa delle rendite, l'aumento della quota mensile per i confratelli e modalità più modeste per l'accompagnamento funebre: scelte impopolari, che portarono a un nuovo momento di crisi, coincidente con il sempre più forte controllo statale.
Tuttavia nel clima generale della rinnovata fede in Dio, che seguì ai moti insurrezionali del 1820-1821 e del 1831, la confraternita trovò ancora una volta la forza per riorganizzarsi. Nel 1844 furono formulati gli articoli addizionali allo statuto settecentesco e ripristinato il titolo di arciconfratenita.
Il regime amministrativo della confraternita non cambiò con la legge del 3 agosto 1862; il cambiamento avvenne in modo sostanziale a partire dalla riforma Crispi del 1890 sulle istituzioni pubbliche di beneficenza, che introduceva un rigido controllo statale sul patrimonio delle confraternite, in conseguenza del quale le entrate vennero totalmente assorbite dalle spese di amministrazione, dai pesi patrimoniali, da imposte e tasse, oltre che da spese di culto.
Il fine della confraternita fu parzialmente trasformato con regio decreto del 16 giugno 1909 e il 6 novembre 1911 con atto formale fu devoluta l'annua rendita del sodalizio a beneficio dell'ospedale Consorziale di Bari. Con regio decreto del 10 febbraio 1936 l'arciconfraternita passò alle dipendenze dell'autorità ecclesiastica a norma del Concordato del 1929. I decenni successivi risentirono dei tragici avvenimenti generali.
Dal 14 bebbraio 1990 l'arciconfraternita risulta iscritta nel Registro delle persone giuridiche presso il Tribunale di Bari.
Nei primi decenni del XVIII secolo vi si registrò un declino nella componente numerica: in questi anni si compiva il passaggio per la confraternita dalla sua clericalizzazione all'affermazione del carattere laicale che sarebbe stato sancito dal regio assenso del 1789.
Quanto alle vicende dell'Ottocento, a seguito del decreto del 16 ottobre 1809 l'amministrazione dei beni e delle rendite della confraternita passò alla Commissione amministrativa, installata a Bari dal Consiglio generale di amministrazione; ma ben presto, con il decreto del 1 febbraio 1816, venne restituita alla confraternita l'amministrazione diretta di beni e rendite, nel momento in cui, tuttavia, si profilava all'orizzonte il processo del lento ma inesorabile estinguersi del suo patrimonio. A causa della tenuità delle rendite il sodalizio procedette nel 1821 a una piccola riforma interna, che comportò la distinzione tra la cassa del mortorio e la cassa delle rendite, l'aumento della quota mensile per i confratelli e modalità più modeste per l'accompagnamento funebre: scelte impopolari, che portarono a un nuovo momento di crisi, coincidente con il sempre più forte controllo statale.
Tuttavia nel clima generale della rinnovata fede in Dio, che seguì ai moti insurrezionali del 1820-1821 e del 1831, la confraternita trovò ancora una volta la forza per riorganizzarsi. Nel 1844 furono formulati gli articoli addizionali allo statuto settecentesco e ripristinato il titolo di arciconfratenita.
Il regime amministrativo della confraternita non cambiò con la legge del 3 agosto 1862; il cambiamento avvenne in modo sostanziale a partire dalla riforma Crispi del 1890 sulle istituzioni pubbliche di beneficenza, che introduceva un rigido controllo statale sul patrimonio delle confraternite, in conseguenza del quale le entrate vennero totalmente assorbite dalle spese di amministrazione, dai pesi patrimoniali, da imposte e tasse, oltre che da spese di culto.
Il fine della confraternita fu parzialmente trasformato con regio decreto del 16 giugno 1909 e il 6 novembre 1911 con atto formale fu devoluta l'annua rendita del sodalizio a beneficio dell'ospedale Consorziale di Bari. Con regio decreto del 10 febbraio 1936 l'arciconfraternita passò alle dipendenze dell'autorità ecclesiastica a norma del Concordato del 1929. I decenni successivi risentirono dei tragici avvenimenti generali.
Dal 14 bebbraio 1990 l'arciconfraternita risulta iscritta nel Registro delle persone giuridiche presso il Tribunale di Bari.
Condizione giuridica:
privato (1619 - )
Tipologia del soggetto produttore:
ente e associazione della chiesa cattolica (1619 - )
Profili istituzionali collegati:
Confraternita, sec. XII -
Complessi archivistici prodotti:
Arciconfraternita di San Giuseppe di Bari (fondo)
Bibliografia:
Maria Pia Pontrelli, L'Archivio dell'Arciconfraternita di San Giuseppe di Bari. Introduzione storica e inventario, Bari, Edipuglia, 2005
Redazione e revisione:
D'Angella Rosanna, 2015/11/10, revisione
Pontrelli Maria Pia, 2015/11/10, supervisione della scheda

