Date di esistenza: 1859 -
Intestazioni:
Provincia di Modena, Modena, 1859 -, SIUSA
Dopo la fuga del duca austro-estense Francesco V, Luigi Carlo Farini - "Dittatore delle Provincie Modenesi e Parmensi, Governatore delle Romagne"- aveva con decreto n. 79 del 27 dicembre 1859 diviso il territorio dell'Emilia in Province, Circondarj, Mandamenti e Comuni.
Nel decreto la Provincia di Modena risulta costituita da quattro circondari: Modena, Mirandola, Pavullo e Castelnuovo di Garfagnana. I mandamenti sono 24 e 63 i Comuni con una popolazione totale di circa 300.000 abitanti.
In molti casi è sancita la ricostituzione di quelle Municipalità che erano state create nel periodo napoleonico e che, durante la Restaurazione, erano state declassate al livello di "sezione" o di "agenzia".
Sono resi indipendenti per la prima volta Lama Mocogno (precedentemente frazione di Mocogno, ora soppresso), Medolla, Prignano, S. Prospero e Zocca.
Alcuni grossi centri subiscono una consistente riduzione; questo è il caso di Pavullo, Sestola, Vignola ed in particolare Sassuolo, che è ridotto da 29 sezioni a 4 e da una popolazione di quasi 20.000 abitanti a quella di poco più di 6 mila.
Il primo Consiglio provinciale di Modena, proclamato dall'Intendente generale Luigi Zini il 4 marzo 1860, scaturì dalle elezioni amministrative del 5-12 febbraio dello stesso anno, che si svolsero dopo la promulgazione della Legge sarda sull'Ordinamento provinciale e comunale n. 3702 del 23 ottobre 1859, la cosiddetta Legge Rattazzi, mandata a pubblicare a Modena con decreto del Governo dittatorio n. 81 del 27 dicembre dello stesso anno, ma prima del voto ufficiale per l'annessione delle Province dell'Emilia al Regno di Sardegna (11-12 marzo).
Le prime notizie sulla vita della Provincia sono reperibili negli Atti del Consiglio provinciale, che contengono i verbali delle sedute, stampati e rilegati in volumi. Si è propensi a considerarli vere e proprie fonti documentarie, anche se sono stati pubblicati. D'altra parte, purtroppo, non sono stati rinvenuti i manoscritti originali, dei quali si conserva soltanto la raccolta riferita ad un periodo successivo, gli anni compresi tra il 1876 e il 1905.
La seduta di insediamento del Consiglio, e di nomina delle cariche, ha luogo il 21 marzo 1860.
La nuova istituzione si innestava al posto di una struttura amministrativa caratterizzata da un'estrema complessità. Durante l'antico regime era esistita, infatti, una complicata orditura di suddivisioni di carattere storico, politico e burocratico. Vi erano stati in primo luogo i ducati, i principati, le province (semplici delegazioni amministrative), le contee; queste ripartizioni si erano poi intersecate, da un lato, con lo stato immediato (amministrato direttamente dal duca) e, dall'altro, con lo stato mediato (amministrato indirettamente tramite i feudatari); da non dimenticare, infine, i partimenti, corrispondenti ad una suddivisione delle competenze tra i segretari e i consiglieri di stato.
Modena rimaneva comunque un punto di riferimento per tutto il territorio circostante: era sede sia del governo centrale sia della Comunità, che comprendeva nella propria giurisdizione numerosissime ville, alcune delle quali diverranno in epoca unitaria comuni autonomi (Bastiglia, San Prospero, Medolla, Cavezzo, Camposanto).
Durante la parentesi napoleonica - cadute ben presto le illusioni di una rottura con il passato capace di alimentare le autonomie municipali - il territorio modenese si trovò uniformato all'interno di un'omogenea struttura amministrativa rigidamente centralizzata e con stabilite gerarchie di competenza (dall'amministrazione municipale a quella dipartimentale fino al governo direttoriale, rappresentato in periferia dai suoi commissari).
La soppressione delle strutture politiche degli Stati napoleonici, avvenuta in seguito alla Restaurazione, aveva aumentato il centralismo. Con i decreti n. 6 e n. 50 - rispettivamente del 12 gennaio e del 29 dicembre 1815 - infatti, il duca Francesco IV si era affrettato a modificare la distrettuazione, riducendo drasticamente il numero delle Comunità. Il capoluogo veniva dichiarato di primo rango ed era amministrato da un podestà, 8 conservatori e 40 consiglieri comunali; le comunità con oltre 7.000 abitanti (Mirandola, Carpi, Finale, Sassuolo, San Felice, Nonantola, Monfestino, poi sostituito - in questa gerarchia di enti - da Pavullo) erano considerate di secondo rango e formate da un podestà, 6 amministratori e 30 consiglieri. Tutte le altre Comunità erano di terzo rango ed avevano un sindaco, 4 anziani e 20 consiglieri.
Nelle sezioni più popolate esisteva la figura dell'agente comunale, incaricato di far eseguire le disposizioni della comunità ed i regolamenti di polizia. I podestà, i conservatori, gli amministratori e i consiglieri comunali erano nominati dal duca per mezzo dei governatori; i sindaci, gli anziani e gli agenti comunali direttamente dai governatori. Un'ulteriore modificazione della distrettuazione era stata stabilita dal decreto n. 10 del 20 dicembre 1827. Significativo era stato, nel 1832, il ripristino dell'antica Provincia del Frignano, con a capo un delegato governativo. Con decreto n. 11 del 21 giugno 1856 si era avuta, finalmente, la pubblicazione di un vero e proprio Regolamento amministrativo, cosa che era mancata fino a quel momento agli Stati Estensi. Da segnalare gli artt. 1-5 che stabiliscono il partimento territoriale amministrativo e gli artt. 138-143 che si riferiscono al Consiglio provinciale.
In contrapposizione a questa struttura priva di ogni autonomia politica, la Provincia del nuovo Regno d'Italia dal 1861 in poi si avviò, anche se molto lentamente, a rappresentare un gruppo sociale definito territorialmente, di cui amministrava il patrimonio e tutelava gli interessi. Era un ente morale, ma la sua indipendenza risultava minore rispetto a quella del Comune, poiché era direttamente collegata agli organi statali decentrati attraverso la figura dell'Intendente - o, come si chiamerà successivamente (con R.D. 250 del 9 ottobre 1861), Prefetto - che svolgeva funzioni di Presidente della Deputazione provinciale (l'organo esecutivo della Provincia) e di rappresentante del potere centrale.
I nuovi Consiglieri provinciali modenesi non avevano beni da amministrare e potevano solo immaginare quali fossero le istituzioni e le opere pubbliche di interesse sovracomunale. La normativa presupponeva uno stato di fatto, che non trovava nel Modenese alcuna corrispondenza.
Il primo anno di vita del Consiglio fu contrassegnato soprattutto dalle vivaci discussioni sulla verifica della circoscrizione territoriale, fino a quando la materia dei confini fra i Comuni e le Provincie ricadde sotto la disciplina del R.D. n. 4471 del 15 dicembre 1860, che modificò la distrettuazione amministrativa in conformità della circoscrizione territoriale delle Autorità Giudiziarie promulgata con il R.D. n. 4461 del 4 dicembre 1860.
Queste nuove leggi fissarono il distacco dal territorio provinciale modenese del Circondario di Castelnuovo Garfagnana passato alla Provincia di Lucca e del Comune di Castelfranco entrato a far parte della Provincia di Bologna. Il Mandamento di Finale Emilia venne aggregato a Modena.
In seguito all'Unità d'Italia venne approvata la Legge per l'unificazione amministrativa del Regno d'Italia n. 2248, allegato A del 20 marzo 1865, che riprendeva la Legge Rattazzi, innovando, tuttavia, rispetto al passato, con la nomina del Prefetto ai vertici della Provincia. Il prefetto di Modena era nel 1865 il Conte Emilio Viano D'Ovrano.
L'assetto istituzionale della Provincia rimase sostanzialmente immutato fino all'avvento del Fascismo.
A Modena la nuova amministrazione provinciale s'insediò il 28 aprile 1929: con il preside Marco Arturo Vicini e con il rettorato composto dallo stesso Preside, dal Vice preside Vittorio Arangio Ruiz, dai rettori ordinari Renzo Banzi, Giorgio Barbolini, Ferdinando Benassi, Umberto Costanzini, Vincenzo Ghibellini, Antonio Rebucci e dal rettore supplente Vincenzo Lay. La nuova amministrazione rimase in carica fino al maggio del 1933.
In seguito alla nomina a segretario federale del preside Clodo Feltri, in carica dal 3 maggio 1933 al 16 ottobre 1936, venne nominato con decreto prefettizio n. 2208 del 15 ottobre 1936 il commissario Domenico Morelli che assunse la direzione dell'ente fino al 21 febbraio dell'anno seguente, quando per regio decreto del 21 gennaio 1937, riprese la gestione amministrativa ordinaria con la nomina di un preside e dei rettori. Così fino all'agosto del 1943 la Provincia di Modena venne retta dai seguenti Presidi:
Paolo Casati Rollieri (22/02/1937 - 19/11/1941)
Solmi Gian Paolo (20/11/1941 - 13/08/1943).
Dal punto di vista territoriale, in questo periodo la Provincia di Modena non risentì in misura notevole dell'applicazione del R.D.L. 17 marzo 1927 n. 383, che dava facoltà al Governo di provvedere ad una revisione generale delle circoscrizioni dei Comuni, "al fine di adeguare l'efficienza alle nuove ed accresciute esigenze della vita nazionale". Tale facoltà, concessa per due anni e cioè fino al 31 marzo 1929 e largamente esercitata dal Governo in altre zone d' Italia, non portò alla soppressione di nessun comune modenese. L'unico cambiamento introdotto consistette nell' aggregazione alla Provincia di Modena del Comune di Castelfranco, la quale venne sancita dal R.D.L. 24 gennaio 1929, n. 106, convertito nella legge 24 giugno 1929, n. 1270.
Le vicende, che dal 25 luglio 1943 portarono l'Italia a vivere le pagine più drammatiche del XX secolo, ebbero ripercussioni anche sull'organizzazione provinciale.
Con decreto prefettizio n. 2738 del 12 agosto 1943, il Preside e i Rettori vennero nuovamente sostituiti da un commissario prefettizio. Il 14 agosto 1943 venne nominato Letterio Biondio, cui successe dal 1° dicembre 1943 al 14 maggio del 1945 Solmi Gian Paolo, già preside della stessa amministrazione.
Il regio decreto n. 111 "Norme transitorie per l'amministrazione dei Comuni e delle Provincie", emanato il 4 aprile del 1944, secondo cui l'amministrazione della Provincia era composta da un presidente e da una Deputazione provinciale, di nomina prefettizia (art. 4), venne applicato a Modena il 15 maggio 1945 con la nomina del presidente Giuseppe Cerchiari che rimase in carica fino al 1951, anno in cui gli organi provinciali, Consiglio e Giunta, vennero eletti (L. n. 122 dell'8 marzo 1951, modificata dalla L. n. 962 del 10 settembre 1960).
Un momento significativo nella storia dell'ente si ha nel 1948 con l'entrata in vigore della Costituzione, che aveva previsto principi di decentramento e di autonomia locale (artt. 5 e 128) e un termine di tre anni per l'adeguamento delle leggi della Repubblica alle esigenze delle autonomie locali.
Costretta a convivere in un quadro normativo del tutto anacronistico, la provincia di Modena, qualificata come "ente autarchico territoriale", strumento dell'amministrazione indiretta dello Stato anziché espressione di autonomia, espletava un insieme di funzioni, tipicamente settoriali, relativamente limitato e ristretto (soprattutto se raffrontato con la generalità e la grande estensione delle competenze comunali). Nello specifico, i tre filoni principali comprendevano l'istruzione pubblica (fornitura di locali e di personale non docente, assunzione di spese di funzionamento per gli istituti di istruzione secondaria, tecnica e scientifica); l'assistenza e la beneficenza (interventi riferiti a diverse categorie in stato di bisogno: infanti illegittimi, abbandonati o esposti all'abbandono, gestanti, ciechi e sordomuti poveri e rieducabili, ecc.); la viabilità (costruzione e manutenzione delle strade provinciali).
Per quanto riguarda il territorio, la provincia di Modena raggiunse l'attuale assetto territoriale ed istituzionale. I Comuni divennero 47 con la ricostituzione del Comune di Palagano, che era stato soppresso con il R.D. n. 5029 dell' 11 aprile 1869. Le leggi n. 1286 del 23 dicembre 1957 e n. 922 del 29 luglio 1958 stabiliscono infatti il distacco dal Comune di Montefiorino delle frazioni poste a destra del Torrente Dragone (Palagano, Boccassuolo, Costrignano, Susano, Savoniero e Monchio) e la costituzione delle stesse in un comune autonomo con la denominazione appunto di Palagano.
Nel quadro istituzionale degli anni '50 una frase del consigliere Antonio Pignedoli stigmatizza in modo molto chiaro la posizione della Provincia. Egli afferma, infatti di considerare l'Ente soltanto "un settore dello Stato" seppure gli riconosca "limitate autonomie" ed assicura la collaborazione del proprio gruppo "purché lo spirito non sia politico ma esclusivamente tecnico".
La Provincia di Modena si presentava quindi, nonostante il dettato costituzionale, molto diversa da quell'ente autonomo di governo locale, che era nelle aspirazioni e nei voti di quanti avevano lottato e si erano sacrificati perché la "democrazia tornasse ad essere sostanza e forma della vita italiana".
Nonostante ciò, Consiglio e Giunta provinciali rivolsero immediatamente il proprio impegno verso questioni di carattere generale e soprattutto verso interventi finalizzati a limitare gli squilibri esistenti tra le varie zone del territorio amministrato.
In data 3 febbraio 1952 venne deliberata l'istituzione di un assessorato alla montagna, il quale provvide subito ad incrementare in maniera consistente il contributo assegnato al Consorzio per il rimboschimento; l'anno successivo si convocò a Modena un importante convegno regionale sui problemi delle zone montane.
Rispetto ai problemi della montagna, maggiori consensi ottenne l'idea di formare un'azienda speciale a base provinciale per la distribuzione del gas metano.
L'argomento fu affrontato in particolare durante la seduta del 18 marzo 1953, nella quale si presentò la costituzione di un Consorzio, che contava sull'adesione di 28 Comuni ed era incaricato del coordinamento nella distribuzione capillare del gas metano, "ad evitare che si inseri[sse] dal pozzo sino al consumatore la speculazione privata". Nessuno mise in discussione, in quella circostanza, l'opportunità della dimensione provinciale, "ritenuta perfettamente idonea ai compiti prefissati, piuttosto che quella comunale".
Il Consorzio venne costituito ufficialmente il 5 marzo 1954 attraverso un decreto prefettizio e rappresentò un'esperienza pilota in Italia, considerato che in altre province la creazione di simili soggetti dotati di autonomia giuridica non venne mai sancita dal prefetto.
Un'esperienza simile venne realizzata anche nel settore della viabilità minore, dove la Provincia e i Comuni si unirono in un Consorzio volontario avente lo scopo (secondo lo statuto approvato dal Consiglio il 29 luglio 1952) di provvedere alla manutenzione e al miglioramento del piano e dei tracciati delle strade intercomunali. A carico della Provincia rimase la costruzione della Fondovalle Panaro e il completamento della strada turistica del Cimone.
Uno degli esempi più noti tra i numerosi interventi intrapresi per contribuire concretamente allo sviluppo complessivo del territorio - di cui la Provincia di Modena è sempre andata fiera - è la creazione, decisa all'unanimità nel 1957, dell'istituto tecnico industriale "Enrico Fermi", a completo carico della Provincia, che offriva corsi davvero innovativi in chimica industriale (per le industrie alimentari e ceramiche della zona) ed in elettronica, che in quel momento veniva studiata solo a Roma.
Nel campo dell'assistenza all'infanzia si giudicò opportuno passare dal tradizionale modello caritativo-asilare alla scelta dell'istituzionalizzazione diretta, con l'apertura nel 1957 dell'Istituto provinciale per l'infanzia di via Vignolese, decisione di cui ci si pentirà meno di vent'anni dopo, quando ci si orienterà verso una pluralità di interventi di natura molto diversa (adozioni, affidi, assistenza domiciliare, ecc.).
Il quadriennio della legislatura 1960-1964, durante il quale al vice presidente Sergio Rossi viene affidato l'incarico di assessore allo sviluppo economico e alla programmazione, si caratterizza - così leggiamo nel consuntivo - come un periodo in cui l'Amministrazione provinciale intensifica lo sforzo per accrescere ed estendere la propria presenza in campo economico dando l'avvio ad una profonda azione conoscitiva delle strutture produttive nei diversi settori (1961 viene convocata la Prima conferenza provinciale sull'agricoltura; 1962 Prima conferenza provinciale della scuola e publicizzazione della società di trasporti SEFTA).
A partire dal 1965 per circa vent'anni si assiste al periodo di maggior difficoltà vissuto dalla Provincia, testimoniato da un netto calo degli affari trattati (nell'archivio si passa dai 18.000 documenti del 1964 ai poco più di 11.000 del 1965; per ritornare ad una cifra simile a quella del '64 bisognerà attendere il 1985 con i suoi 19.533 documenti). Le reazioni però non mancarono e il momento determinante fu, senza dubbio, l'approvazione nell'aprile del 1969 del Piano provinciale della viabilità, nel quale fu prevista una rete viaria che cercava di avvicinare le aree depresse ai mercati di quelle più progredite.
Nei primi anni '70 la situazione precaria della Provincia sembrò aggravarsi, ancora una volta in maniera paradossale, proprio in concomitanza con l'istituzione delle Regioni a statuto ordinario, in seguito a cui si voleva imporre una pianificazione impostata ad un decentramento indirizzato verso le Comunità montane e soprattutto verso i Comprensori.
Anche la legge 833/78 sull'istituzione del Servizio sanitario nazionale toglieva alla Provincia una grossa fetta di vere e proprie funzioni gestionali nell'ambito della sanità, dei servizi sociali e di igiene ambientale. Passavano alle USL, i cui ambiti territoriali coincidevano con quelli dei Consorzi sociosanitari comprensoriali voluti dalla stessa Provincia, quasi tutte le competenze in materia: i servizi di igiene mentale e di assistenza psichiatrica, i laboratori di igiene e profilassi con annessi i servizi di tutela dell'inquinamento e medicina del lavoro, il centro di educazione psicomotoria, il servizio di recupero professionale ed inserimento lavorativo adolescenti handicappati. In concomitanza con il passaggio delle funzioni, la Provincia di Modena subì una drastica riduzione delle proprie risorse: fu disposto, infatti, il trasferimento alle USL , a decorrere dal 1' agosto 1980, di beni immobili ed attrezzature di notevole entità, nonché di un ingente numero di dipendenti (ben 202 unità su un totale di 890, previsto come massimo dalla pianta organica in vigore nel 1979).
Nonostante tutto l'Ente perseverò nel suo atteggiamento di reazione attiva, mantenendo un proficuo raccordo con la realtà locale attraverso diverse forme di coinvolgimento e soprattutto non rinunciando a creare e ad offrire servizi.
Gli interventi più rilevanti furono la costruzione del primo tratto della "Superstrada Fondovalle Tiepido - Asse nord-sud Nuova Estense" e il completamento della Fondovalle Panaro, quale naturale prolungamento verso la montagna della Panaria Bassa, l'altra importante arteria costruita dalla Provincia negli anni '60.
Negli anni '80, anche per la non positiva esperienza dei comprensori, la Regione inizia il processo di deleghe alle Province. Ambiente, agricoltura, artigianato e formazione professionale sono le nuove competenze (nella scuola, la Provincia di Modena incrementa l'attività di orientamento scolastico e professionale). Risalgono a questi anni la Prima conferenza per la formazione di un piano integrato dei trasporti nel bacino modenese (1982) e una Conferenza economica, che analizza l'apparato produttivo locale nel suo insieme e mette, tra l'altro, in guardia contro la "carenza di terziario" presente nell'economia modenese (1983).
Individuato questo limite, il Consiglio provinciale cercherà da quel momento in poi di operare in questa direzione, contribuendo a porre le basi per la futura creazione di strutture di promozione e trasferimento di servizi finalizzati alla qualificazione delle imprese. Darà infatti l'avvio ad iniziative quali il Centro dati abbigliamento, il Consorzio marchio qualità tessile e Abbigliamento di Carpi e l'ASPROTEC, un'associazione finalizzata allo sviluppo tecnologico. Verrà commissionata una ricerca sul terziario avanzato e si imposterà la realizzazione di un Centro servizi nel quartiere fieristico.
Per quanto riguarda l'agricoltura decisioni di rilievo riguardano il Laboratorio per l'analisi delle carni nella zona di Castelnuovo, il Centro servizi per la frutta minore di Vignola, l'Azienda agricola sperimentale.
Nel 1982 l'Amministrazione provinciale diviene uno dei "protagonisti della diffusione dei saperi informativi" sottoscrivendo una convenzione con il Centro di Calcolo della Facoltà di scienze dell'Università, il quale a partire dal 1976 aveva "iniziato all'uso del computer migliaia di modenesi".
Soppressi definitivamente i Comprensori con il riordino istituzionale operato dalla Regione nel 1984, l'attività della Provincia si svolse con rinnovata energia, accentuando ed accelerando il passaggio da ente settoriale di gestione con limitate competenze (e come tale destinato a sparire) ad ente che esercita "la generalità delle funzioni programmatorie di ordine economico, sociale e territoriale interessanti i propri ambiti di competenza, nonché un ruolo di coordinamento degli interventi pubblici sul territorio, di intermediazione funzionale tra la Regione e i Comuni e di intervento su area vasta".
Durante gli anni della Giunta guidata dal presidente Giuliano Barbolini (1985-1990), particolare risalto viene attribuito alla visibilità dell'Ente: evidente è la volontà della Provincia di partecipare attivamente a tutte le principali manifestazioni organizzate sul territorio e di conservare con cura scrupolosa la memoria di questa presenza.
Punti centrali divengono la redazione del Piano paesistico e del Piano territoriale di coordinamento provinciale, il quale doveva costituire il punto di riferimento per la verifica di conformità dei piani regolatori comunali e delle loro varianti.
Nel settore della viabilità e dei trasporti, uno degli interventi più rilevanti fu la realizzazione del sesto lotto della "Nuova Estense", quell'importante arteria iniziata nel 1970 e passata alla gestione statale nel 1989. Da ricordare sono anche il progetto per il collegamento Modena - Sassuolo e l'elaborazione di una carta turistico-stradale della provincia.
Nel campo dell'edilizia scolastica, si ampliò il polo di Pavullo e si diede l'avvio alla costruzione del nuovo polo scolastico "Wiligelmo" e "Corni"; in quello culturale si portarono a conclusione gli studi sulla via Vandelli e sulla valle del Panaro; si inaugurò nel 1988 l'Archivio storico, a seguito di un intervento globale di ricognizione e riordino, e nel 1990 la Galleria d'arte della Provincia.
Per quanto concerne il settore dell'assistenza, venne completato il decentramento gestionale delle attività tramite la rete delle USL. Particolare attenzione fu dedicata ai problemi dell'handicap, per affrontare i quali venne tra l'altro creato un apposito Centro di documentazione, inaugurato nel marzo del 1990. Altre iniziative riguardarono gli anziani, la droga e le tossicodipendenze, l'AIDS, la sicurezza stradale.
Nel settore della formazione professionale, il Consiglio provinciale deliberò piani provinciali molto articolati, all'interno dei quali acquistano sempre maggior importanza le attività indirizzate alla formazione dei quadri medio alti da inserire nelle imprese e alla creazione di una nuova generazione imprenditoriale.
Il Consiglio provinciale eletto il 6-7 maggio 1990 iniziò la propria attività in concomitanza con l'entrata in vigore della legge 142/90
Uno degli avvenimenti di maggiore rilevanza è stata l'approvazione del parere della Provincia sulle osservazioni presentate al Piano paesistico regionale, una prima importante tappa nella programmazione territoriale.
Meritano di essere ricordate tra le iniziative del 1992 l'aggiornamento della Relazione sullo stato dell'ambiente, che completa lo studio avviato nel 1983 e continuato nel 1988 e la sigla dell'intesa di programma della rete ospedaliera. Significativo il Consiglio straordinario provinciale del 19 ottobre 1992, in cui è stata adottata all'unanimità una deliberazione che sollecita una diversa disciplina dell'esercizio delle funzioni in molti settori della vita amministrativa, visto che - dopo due anni dall'entrata in vigore della legge 142 - nessuna regione, compresa quella emiliana, aveva ancora provveduto a legiferare in merito.
Radicali innovazioni vengono poi introdotte dalla nuova legge elettorale 81 del '93, che prevede l'elezione diretta del presidente della Provincia e che, modificando in modo sostanziale la legge 142/90, interviene in profondità sulla composizione e sul funzionamento degli organi di governo, sulle loro competenze, sui loro rapporti.
Graziano Pattuzzi è il primo presidente ad essere eletto dai cittadini.
Contemporaneamente, importanti modifiche nell'architettura del sistema dei rapporti tra gli organi elettivi/amministratori e dirigenti vengono introdotte dal decreto legislativo n. 77 del '95 ("Ordinamento finanziario e contabile degli enti locali"). Il Consiglio delibera il bilancio (annuale e pluriennale, accompagnato da una relazione previsionale e programmatica), la Giunta, approvando il Piano esecutivo di gestione (PEG), definisce gli obiettivi di gestione e li affida - assieme alle risorse necessarie - ai dirigenti, i quali gestiscono le attività dell'Ente e rispondono alla Giunta e al Presidente della corrispondenza tra i risultati e gli obiettivi.
Tutto ciò ha trovato pronta applicazione presso la Provincia di Modena, dove già nel 1998 viene sperimentato il Piano esecutivo di gestione, che permette di monitorare le spese e i risultati.
I poteri del Consiglio subiscono mutamenti anche in forza della legge 127/1977, la cosiddetta legge Bassanini bis.
Tra le questioni più delicate che la Provincia di Modena ha dovuto affrontare, la scelta del tracciato dell'Alta Velocità e l'approvazione del Piano territoriale; tra le iniziative più importanti l'avvio dell'attivazione di una rete telematica unitaria degli enti locali modenesi, gli sforzi in direzione di uno sviluppo sostenibile, la valorizzazione del volontariato nella cooperazione con i Paesi in via di sviluppo. Nel campo finanziario significativi sono stati i due convegni sul PEG organizzati nel 1997 e nel 1998 e quello sulla Finanza locale e decentramento, che ha avuto luogo il 27 novembre 1998.
Infine, con le leggi regionali n. 24/96 in materia di Riordino territoriale e la n. 3/99 sulla Riforma del sistema regionale e locale, l'Ente è stato chiamato a svolgere un ruolo determinante nella definizione degli "ambiti associativi per l'esercizio delle funzioni comunali e dei livelli ottimali".
Ciò si era verificato - pur se in forma diversa, come abbiamo visto - anche all'epoca dei comprensori; oggi però questo ruolo della Provincia è legittimamente riconosciuto. E come momento di raccordo tra la Giunta provinciale e gli esecutivi degli enti locali la Provincia non ha esitato ad istituire una Conferenza provinciale delle autonomie, insediatasi il 9 ottobre 2000 con l'intento di perseguire un "assetto equilibrato del territorio" nell'ambito di rapporti istituzionali improntati al principio di sussidarietà.
Le prime notizie sulla vita della Provincia sono reperibili negli Atti del Consiglio provinciale, che contengono i verbali delle sedute, stampati e rilegati in volumi. Si è propensi a considerarli vere e proprie fonti documentarie, anche se sono stati pubblicati. D'altra parte, purtroppo, non sono stati rinvenuti i manoscritti originali, dei quali si conserva soltanto la raccolta riferita ad un periodo successivo, gli anni compresi tra il 1876 e il 1905.
La seduta di insediamento del Consiglio, e di nomina delle cariche, ha luogo il 21 marzo 1860.
La nuova istituzione si innestava al posto di una struttura amministrativa caratterizzata da un'estrema complessità. Durante l'antico regime era esistita, infatti, una complicata orditura di suddivisioni di carattere storico, politico e burocratico. Vi erano stati in primo luogo i ducati, i principati, le province (semplici delegazioni amministrative), le contee; queste ripartizioni si erano poi intersecate, da un lato, con lo stato immediato (amministrato direttamente dal duca) e, dall'altro, con lo stato mediato (amministrato indirettamente tramite i feudatari); da non dimenticare, infine, i partimenti, corrispondenti ad una suddivisione delle competenze tra i segretari e i consiglieri di stato.
Modena rimaneva comunque un punto di riferimento per tutto il territorio circostante: era sede sia del governo centrale sia della Comunità, che comprendeva nella propria giurisdizione numerosissime ville, alcune delle quali diverranno in epoca unitaria comuni autonomi (Bastiglia, San Prospero, Medolla, Cavezzo, Camposanto).
Durante la parentesi napoleonica - cadute ben presto le illusioni di una rottura con il passato capace di alimentare le autonomie municipali - il territorio modenese si trovò uniformato all'interno di un'omogenea struttura amministrativa rigidamente centralizzata e con stabilite gerarchie di competenza (dall'amministrazione municipale a quella dipartimentale fino al governo direttoriale, rappresentato in periferia dai suoi commissari).
La soppressione delle strutture politiche degli Stati napoleonici, avvenuta in seguito alla Restaurazione, aveva aumentato il centralismo. Con i decreti n. 6 e n. 50 - rispettivamente del 12 gennaio e del 29 dicembre 1815 - infatti, il duca Francesco IV si era affrettato a modificare la distrettuazione, riducendo drasticamente il numero delle Comunità. Il capoluogo veniva dichiarato di primo rango ed era amministrato da un podestà, 8 conservatori e 40 consiglieri comunali; le comunità con oltre 7.000 abitanti (Mirandola, Carpi, Finale, Sassuolo, San Felice, Nonantola, Monfestino, poi sostituito - in questa gerarchia di enti - da Pavullo) erano considerate di secondo rango e formate da un podestà, 6 amministratori e 30 consiglieri. Tutte le altre Comunità erano di terzo rango ed avevano un sindaco, 4 anziani e 20 consiglieri.
Nelle sezioni più popolate esisteva la figura dell'agente comunale, incaricato di far eseguire le disposizioni della comunità ed i regolamenti di polizia. I podestà, i conservatori, gli amministratori e i consiglieri comunali erano nominati dal duca per mezzo dei governatori; i sindaci, gli anziani e gli agenti comunali direttamente dai governatori. Un'ulteriore modificazione della distrettuazione era stata stabilita dal decreto n. 10 del 20 dicembre 1827. Significativo era stato, nel 1832, il ripristino dell'antica Provincia del Frignano, con a capo un delegato governativo. Con decreto n. 11 del 21 giugno 1856 si era avuta, finalmente, la pubblicazione di un vero e proprio Regolamento amministrativo, cosa che era mancata fino a quel momento agli Stati Estensi. Da segnalare gli artt. 1-5 che stabiliscono il partimento territoriale amministrativo e gli artt. 138-143 che si riferiscono al Consiglio provinciale.
In contrapposizione a questa struttura priva di ogni autonomia politica, la Provincia del nuovo Regno d'Italia dal 1861 in poi si avviò, anche se molto lentamente, a rappresentare un gruppo sociale definito territorialmente, di cui amministrava il patrimonio e tutelava gli interessi. Era un ente morale, ma la sua indipendenza risultava minore rispetto a quella del Comune, poiché era direttamente collegata agli organi statali decentrati attraverso la figura dell'Intendente - o, come si chiamerà successivamente (con R.D. 250 del 9 ottobre 1861), Prefetto - che svolgeva funzioni di Presidente della Deputazione provinciale (l'organo esecutivo della Provincia) e di rappresentante del potere centrale.
I nuovi Consiglieri provinciali modenesi non avevano beni da amministrare e potevano solo immaginare quali fossero le istituzioni e le opere pubbliche di interesse sovracomunale. La normativa presupponeva uno stato di fatto, che non trovava nel Modenese alcuna corrispondenza.
Il primo anno di vita del Consiglio fu contrassegnato soprattutto dalle vivaci discussioni sulla verifica della circoscrizione territoriale, fino a quando la materia dei confini fra i Comuni e le Provincie ricadde sotto la disciplina del R.D. n. 4471 del 15 dicembre 1860, che modificò la distrettuazione amministrativa in conformità della circoscrizione territoriale delle Autorità Giudiziarie promulgata con il R.D. n. 4461 del 4 dicembre 1860.
Queste nuove leggi fissarono il distacco dal territorio provinciale modenese del Circondario di Castelnuovo Garfagnana passato alla Provincia di Lucca e del Comune di Castelfranco entrato a far parte della Provincia di Bologna. Il Mandamento di Finale Emilia venne aggregato a Modena.
In seguito all'Unità d'Italia venne approvata la Legge per l'unificazione amministrativa del Regno d'Italia n. 2248, allegato A del 20 marzo 1865, che riprendeva la Legge Rattazzi, innovando, tuttavia, rispetto al passato, con la nomina del Prefetto ai vertici della Provincia. Il prefetto di Modena era nel 1865 il Conte Emilio Viano D'Ovrano.
L'assetto istituzionale della Provincia rimase sostanzialmente immutato fino all'avvento del Fascismo.
A Modena la nuova amministrazione provinciale s'insediò il 28 aprile 1929: con il preside Marco Arturo Vicini e con il rettorato composto dallo stesso Preside, dal Vice preside Vittorio Arangio Ruiz, dai rettori ordinari Renzo Banzi, Giorgio Barbolini, Ferdinando Benassi, Umberto Costanzini, Vincenzo Ghibellini, Antonio Rebucci e dal rettore supplente Vincenzo Lay. La nuova amministrazione rimase in carica fino al maggio del 1933.
In seguito alla nomina a segretario federale del preside Clodo Feltri, in carica dal 3 maggio 1933 al 16 ottobre 1936, venne nominato con decreto prefettizio n. 2208 del 15 ottobre 1936 il commissario Domenico Morelli che assunse la direzione dell'ente fino al 21 febbraio dell'anno seguente, quando per regio decreto del 21 gennaio 1937, riprese la gestione amministrativa ordinaria con la nomina di un preside e dei rettori. Così fino all'agosto del 1943 la Provincia di Modena venne retta dai seguenti Presidi:
Paolo Casati Rollieri (22/02/1937 - 19/11/1941)
Solmi Gian Paolo (20/11/1941 - 13/08/1943).
Dal punto di vista territoriale, in questo periodo la Provincia di Modena non risentì in misura notevole dell'applicazione del R.D.L. 17 marzo 1927 n. 383, che dava facoltà al Governo di provvedere ad una revisione generale delle circoscrizioni dei Comuni, "al fine di adeguare l'efficienza alle nuove ed accresciute esigenze della vita nazionale". Tale facoltà, concessa per due anni e cioè fino al 31 marzo 1929 e largamente esercitata dal Governo in altre zone d' Italia, non portò alla soppressione di nessun comune modenese. L'unico cambiamento introdotto consistette nell' aggregazione alla Provincia di Modena del Comune di Castelfranco, la quale venne sancita dal R.D.L. 24 gennaio 1929, n. 106, convertito nella legge 24 giugno 1929, n. 1270.
Le vicende, che dal 25 luglio 1943 portarono l'Italia a vivere le pagine più drammatiche del XX secolo, ebbero ripercussioni anche sull'organizzazione provinciale.
Con decreto prefettizio n. 2738 del 12 agosto 1943, il Preside e i Rettori vennero nuovamente sostituiti da un commissario prefettizio. Il 14 agosto 1943 venne nominato Letterio Biondio, cui successe dal 1° dicembre 1943 al 14 maggio del 1945 Solmi Gian Paolo, già preside della stessa amministrazione.
Il regio decreto n. 111 "Norme transitorie per l'amministrazione dei Comuni e delle Provincie", emanato il 4 aprile del 1944, secondo cui l'amministrazione della Provincia era composta da un presidente e da una Deputazione provinciale, di nomina prefettizia (art. 4), venne applicato a Modena il 15 maggio 1945 con la nomina del presidente Giuseppe Cerchiari che rimase in carica fino al 1951, anno in cui gli organi provinciali, Consiglio e Giunta, vennero eletti (L. n. 122 dell'8 marzo 1951, modificata dalla L. n. 962 del 10 settembre 1960).
Un momento significativo nella storia dell'ente si ha nel 1948 con l'entrata in vigore della Costituzione, che aveva previsto principi di decentramento e di autonomia locale (artt. 5 e 128) e un termine di tre anni per l'adeguamento delle leggi della Repubblica alle esigenze delle autonomie locali.
Costretta a convivere in un quadro normativo del tutto anacronistico, la provincia di Modena, qualificata come "ente autarchico territoriale", strumento dell'amministrazione indiretta dello Stato anziché espressione di autonomia, espletava un insieme di funzioni, tipicamente settoriali, relativamente limitato e ristretto (soprattutto se raffrontato con la generalità e la grande estensione delle competenze comunali). Nello specifico, i tre filoni principali comprendevano l'istruzione pubblica (fornitura di locali e di personale non docente, assunzione di spese di funzionamento per gli istituti di istruzione secondaria, tecnica e scientifica); l'assistenza e la beneficenza (interventi riferiti a diverse categorie in stato di bisogno: infanti illegittimi, abbandonati o esposti all'abbandono, gestanti, ciechi e sordomuti poveri e rieducabili, ecc.); la viabilità (costruzione e manutenzione delle strade provinciali).
Per quanto riguarda il territorio, la provincia di Modena raggiunse l'attuale assetto territoriale ed istituzionale. I Comuni divennero 47 con la ricostituzione del Comune di Palagano, che era stato soppresso con il R.D. n. 5029 dell' 11 aprile 1869. Le leggi n. 1286 del 23 dicembre 1957 e n. 922 del 29 luglio 1958 stabiliscono infatti il distacco dal Comune di Montefiorino delle frazioni poste a destra del Torrente Dragone (Palagano, Boccassuolo, Costrignano, Susano, Savoniero e Monchio) e la costituzione delle stesse in un comune autonomo con la denominazione appunto di Palagano.
Nel quadro istituzionale degli anni '50 una frase del consigliere Antonio Pignedoli stigmatizza in modo molto chiaro la posizione della Provincia. Egli afferma, infatti di considerare l'Ente soltanto "un settore dello Stato" seppure gli riconosca "limitate autonomie" ed assicura la collaborazione del proprio gruppo "purché lo spirito non sia politico ma esclusivamente tecnico".
La Provincia di Modena si presentava quindi, nonostante il dettato costituzionale, molto diversa da quell'ente autonomo di governo locale, che era nelle aspirazioni e nei voti di quanti avevano lottato e si erano sacrificati perché la "democrazia tornasse ad essere sostanza e forma della vita italiana".
Nonostante ciò, Consiglio e Giunta provinciali rivolsero immediatamente il proprio impegno verso questioni di carattere generale e soprattutto verso interventi finalizzati a limitare gli squilibri esistenti tra le varie zone del territorio amministrato.
In data 3 febbraio 1952 venne deliberata l'istituzione di un assessorato alla montagna, il quale provvide subito ad incrementare in maniera consistente il contributo assegnato al Consorzio per il rimboschimento; l'anno successivo si convocò a Modena un importante convegno regionale sui problemi delle zone montane.
Rispetto ai problemi della montagna, maggiori consensi ottenne l'idea di formare un'azienda speciale a base provinciale per la distribuzione del gas metano.
L'argomento fu affrontato in particolare durante la seduta del 18 marzo 1953, nella quale si presentò la costituzione di un Consorzio, che contava sull'adesione di 28 Comuni ed era incaricato del coordinamento nella distribuzione capillare del gas metano, "ad evitare che si inseri[sse] dal pozzo sino al consumatore la speculazione privata". Nessuno mise in discussione, in quella circostanza, l'opportunità della dimensione provinciale, "ritenuta perfettamente idonea ai compiti prefissati, piuttosto che quella comunale".
Il Consorzio venne costituito ufficialmente il 5 marzo 1954 attraverso un decreto prefettizio e rappresentò un'esperienza pilota in Italia, considerato che in altre province la creazione di simili soggetti dotati di autonomia giuridica non venne mai sancita dal prefetto.
Un'esperienza simile venne realizzata anche nel settore della viabilità minore, dove la Provincia e i Comuni si unirono in un Consorzio volontario avente lo scopo (secondo lo statuto approvato dal Consiglio il 29 luglio 1952) di provvedere alla manutenzione e al miglioramento del piano e dei tracciati delle strade intercomunali. A carico della Provincia rimase la costruzione della Fondovalle Panaro e il completamento della strada turistica del Cimone.
Uno degli esempi più noti tra i numerosi interventi intrapresi per contribuire concretamente allo sviluppo complessivo del territorio - di cui la Provincia di Modena è sempre andata fiera - è la creazione, decisa all'unanimità nel 1957, dell'istituto tecnico industriale "Enrico Fermi", a completo carico della Provincia, che offriva corsi davvero innovativi in chimica industriale (per le industrie alimentari e ceramiche della zona) ed in elettronica, che in quel momento veniva studiata solo a Roma.
Nel campo dell'assistenza all'infanzia si giudicò opportuno passare dal tradizionale modello caritativo-asilare alla scelta dell'istituzionalizzazione diretta, con l'apertura nel 1957 dell'Istituto provinciale per l'infanzia di via Vignolese, decisione di cui ci si pentirà meno di vent'anni dopo, quando ci si orienterà verso una pluralità di interventi di natura molto diversa (adozioni, affidi, assistenza domiciliare, ecc.).
Il quadriennio della legislatura 1960-1964, durante il quale al vice presidente Sergio Rossi viene affidato l'incarico di assessore allo sviluppo economico e alla programmazione, si caratterizza - così leggiamo nel consuntivo - come un periodo in cui l'Amministrazione provinciale intensifica lo sforzo per accrescere ed estendere la propria presenza in campo economico dando l'avvio ad una profonda azione conoscitiva delle strutture produttive nei diversi settori (1961 viene convocata la Prima conferenza provinciale sull'agricoltura; 1962 Prima conferenza provinciale della scuola e publicizzazione della società di trasporti SEFTA).
A partire dal 1965 per circa vent'anni si assiste al periodo di maggior difficoltà vissuto dalla Provincia, testimoniato da un netto calo degli affari trattati (nell'archivio si passa dai 18.000 documenti del 1964 ai poco più di 11.000 del 1965; per ritornare ad una cifra simile a quella del '64 bisognerà attendere il 1985 con i suoi 19.533 documenti). Le reazioni però non mancarono e il momento determinante fu, senza dubbio, l'approvazione nell'aprile del 1969 del Piano provinciale della viabilità, nel quale fu prevista una rete viaria che cercava di avvicinare le aree depresse ai mercati di quelle più progredite.
Nei primi anni '70 la situazione precaria della Provincia sembrò aggravarsi, ancora una volta in maniera paradossale, proprio in concomitanza con l'istituzione delle Regioni a statuto ordinario, in seguito a cui si voleva imporre una pianificazione impostata ad un decentramento indirizzato verso le Comunità montane e soprattutto verso i Comprensori.
Anche la legge 833/78 sull'istituzione del Servizio sanitario nazionale toglieva alla Provincia una grossa fetta di vere e proprie funzioni gestionali nell'ambito della sanità, dei servizi sociali e di igiene ambientale. Passavano alle USL, i cui ambiti territoriali coincidevano con quelli dei Consorzi sociosanitari comprensoriali voluti dalla stessa Provincia, quasi tutte le competenze in materia: i servizi di igiene mentale e di assistenza psichiatrica, i laboratori di igiene e profilassi con annessi i servizi di tutela dell'inquinamento e medicina del lavoro, il centro di educazione psicomotoria, il servizio di recupero professionale ed inserimento lavorativo adolescenti handicappati. In concomitanza con il passaggio delle funzioni, la Provincia di Modena subì una drastica riduzione delle proprie risorse: fu disposto, infatti, il trasferimento alle USL , a decorrere dal 1' agosto 1980, di beni immobili ed attrezzature di notevole entità, nonché di un ingente numero di dipendenti (ben 202 unità su un totale di 890, previsto come massimo dalla pianta organica in vigore nel 1979).
Nonostante tutto l'Ente perseverò nel suo atteggiamento di reazione attiva, mantenendo un proficuo raccordo con la realtà locale attraverso diverse forme di coinvolgimento e soprattutto non rinunciando a creare e ad offrire servizi.
Gli interventi più rilevanti furono la costruzione del primo tratto della "Superstrada Fondovalle Tiepido - Asse nord-sud Nuova Estense" e il completamento della Fondovalle Panaro, quale naturale prolungamento verso la montagna della Panaria Bassa, l'altra importante arteria costruita dalla Provincia negli anni '60.
Negli anni '80, anche per la non positiva esperienza dei comprensori, la Regione inizia il processo di deleghe alle Province. Ambiente, agricoltura, artigianato e formazione professionale sono le nuove competenze (nella scuola, la Provincia di Modena incrementa l'attività di orientamento scolastico e professionale). Risalgono a questi anni la Prima conferenza per la formazione di un piano integrato dei trasporti nel bacino modenese (1982) e una Conferenza economica, che analizza l'apparato produttivo locale nel suo insieme e mette, tra l'altro, in guardia contro la "carenza di terziario" presente nell'economia modenese (1983).
Individuato questo limite, il Consiglio provinciale cercherà da quel momento in poi di operare in questa direzione, contribuendo a porre le basi per la futura creazione di strutture di promozione e trasferimento di servizi finalizzati alla qualificazione delle imprese. Darà infatti l'avvio ad iniziative quali il Centro dati abbigliamento, il Consorzio marchio qualità tessile e Abbigliamento di Carpi e l'ASPROTEC, un'associazione finalizzata allo sviluppo tecnologico. Verrà commissionata una ricerca sul terziario avanzato e si imposterà la realizzazione di un Centro servizi nel quartiere fieristico.
Per quanto riguarda l'agricoltura decisioni di rilievo riguardano il Laboratorio per l'analisi delle carni nella zona di Castelnuovo, il Centro servizi per la frutta minore di Vignola, l'Azienda agricola sperimentale.
Nel 1982 l'Amministrazione provinciale diviene uno dei "protagonisti della diffusione dei saperi informativi" sottoscrivendo una convenzione con il Centro di Calcolo della Facoltà di scienze dell'Università, il quale a partire dal 1976 aveva "iniziato all'uso del computer migliaia di modenesi".
Soppressi definitivamente i Comprensori con il riordino istituzionale operato dalla Regione nel 1984, l'attività della Provincia si svolse con rinnovata energia, accentuando ed accelerando il passaggio da ente settoriale di gestione con limitate competenze (e come tale destinato a sparire) ad ente che esercita "la generalità delle funzioni programmatorie di ordine economico, sociale e territoriale interessanti i propri ambiti di competenza, nonché un ruolo di coordinamento degli interventi pubblici sul territorio, di intermediazione funzionale tra la Regione e i Comuni e di intervento su area vasta".
Durante gli anni della Giunta guidata dal presidente Giuliano Barbolini (1985-1990), particolare risalto viene attribuito alla visibilità dell'Ente: evidente è la volontà della Provincia di partecipare attivamente a tutte le principali manifestazioni organizzate sul territorio e di conservare con cura scrupolosa la memoria di questa presenza.
Punti centrali divengono la redazione del Piano paesistico e del Piano territoriale di coordinamento provinciale, il quale doveva costituire il punto di riferimento per la verifica di conformità dei piani regolatori comunali e delle loro varianti.
Nel settore della viabilità e dei trasporti, uno degli interventi più rilevanti fu la realizzazione del sesto lotto della "Nuova Estense", quell'importante arteria iniziata nel 1970 e passata alla gestione statale nel 1989. Da ricordare sono anche il progetto per il collegamento Modena - Sassuolo e l'elaborazione di una carta turistico-stradale della provincia.
Nel campo dell'edilizia scolastica, si ampliò il polo di Pavullo e si diede l'avvio alla costruzione del nuovo polo scolastico "Wiligelmo" e "Corni"; in quello culturale si portarono a conclusione gli studi sulla via Vandelli e sulla valle del Panaro; si inaugurò nel 1988 l'Archivio storico, a seguito di un intervento globale di ricognizione e riordino, e nel 1990 la Galleria d'arte della Provincia.
Per quanto concerne il settore dell'assistenza, venne completato il decentramento gestionale delle attività tramite la rete delle USL. Particolare attenzione fu dedicata ai problemi dell'handicap, per affrontare i quali venne tra l'altro creato un apposito Centro di documentazione, inaugurato nel marzo del 1990. Altre iniziative riguardarono gli anziani, la droga e le tossicodipendenze, l'AIDS, la sicurezza stradale.
Nel settore della formazione professionale, il Consiglio provinciale deliberò piani provinciali molto articolati, all'interno dei quali acquistano sempre maggior importanza le attività indirizzate alla formazione dei quadri medio alti da inserire nelle imprese e alla creazione di una nuova generazione imprenditoriale.
Il Consiglio provinciale eletto il 6-7 maggio 1990 iniziò la propria attività in concomitanza con l'entrata in vigore della legge 142/90
Uno degli avvenimenti di maggiore rilevanza è stata l'approvazione del parere della Provincia sulle osservazioni presentate al Piano paesistico regionale, una prima importante tappa nella programmazione territoriale.
Meritano di essere ricordate tra le iniziative del 1992 l'aggiornamento della Relazione sullo stato dell'ambiente, che completa lo studio avviato nel 1983 e continuato nel 1988 e la sigla dell'intesa di programma della rete ospedaliera. Significativo il Consiglio straordinario provinciale del 19 ottobre 1992, in cui è stata adottata all'unanimità una deliberazione che sollecita una diversa disciplina dell'esercizio delle funzioni in molti settori della vita amministrativa, visto che - dopo due anni dall'entrata in vigore della legge 142 - nessuna regione, compresa quella emiliana, aveva ancora provveduto a legiferare in merito.
Radicali innovazioni vengono poi introdotte dalla nuova legge elettorale 81 del '93, che prevede l'elezione diretta del presidente della Provincia e che, modificando in modo sostanziale la legge 142/90, interviene in profondità sulla composizione e sul funzionamento degli organi di governo, sulle loro competenze, sui loro rapporti.
Graziano Pattuzzi è il primo presidente ad essere eletto dai cittadini.
Contemporaneamente, importanti modifiche nell'architettura del sistema dei rapporti tra gli organi elettivi/amministratori e dirigenti vengono introdotte dal decreto legislativo n. 77 del '95 ("Ordinamento finanziario e contabile degli enti locali"). Il Consiglio delibera il bilancio (annuale e pluriennale, accompagnato da una relazione previsionale e programmatica), la Giunta, approvando il Piano esecutivo di gestione (PEG), definisce gli obiettivi di gestione e li affida - assieme alle risorse necessarie - ai dirigenti, i quali gestiscono le attività dell'Ente e rispondono alla Giunta e al Presidente della corrispondenza tra i risultati e gli obiettivi.
Tutto ciò ha trovato pronta applicazione presso la Provincia di Modena, dove già nel 1998 viene sperimentato il Piano esecutivo di gestione, che permette di monitorare le spese e i risultati.
I poteri del Consiglio subiscono mutamenti anche in forza della legge 127/1977, la cosiddetta legge Bassanini bis.
Tra le questioni più delicate che la Provincia di Modena ha dovuto affrontare, la scelta del tracciato dell'Alta Velocità e l'approvazione del Piano territoriale; tra le iniziative più importanti l'avvio dell'attivazione di una rete telematica unitaria degli enti locali modenesi, gli sforzi in direzione di uno sviluppo sostenibile, la valorizzazione del volontariato nella cooperazione con i Paesi in via di sviluppo. Nel campo finanziario significativi sono stati i due convegni sul PEG organizzati nel 1997 e nel 1998 e quello sulla Finanza locale e decentramento, che ha avuto luogo il 27 novembre 1998.
Infine, con le leggi regionali n. 24/96 in materia di Riordino territoriale e la n. 3/99 sulla Riforma del sistema regionale e locale, l'Ente è stato chiamato a svolgere un ruolo determinante nella definizione degli "ambiti associativi per l'esercizio delle funzioni comunali e dei livelli ottimali".
Ciò si era verificato - pur se in forma diversa, come abbiamo visto - anche all'epoca dei comprensori; oggi però questo ruolo della Provincia è legittimamente riconosciuto. E come momento di raccordo tra la Giunta provinciale e gli esecutivi degli enti locali la Provincia non ha esitato ad istituire una Conferenza provinciale delle autonomie, insediatasi il 9 ottobre 2000 con l'intento di perseguire un "assetto equilibrato del territorio" nell'ambito di rapporti istituzionali improntati al principio di sussidarietà.
Condizione giuridica:
pubblico
Tipologia del soggetto produttore:
ente pubblico territoriale
Profili istituzionali collegati:
Provincia, 1859 -
Per saperne di più:
Provincia di Modena - Sito web della Provincia. Per avere notizie relative all'inventario consultarlo alla pagina: http://www.provincia.modena.it/allegato.asp?ID=26185 ;
per avere notizie relative al soervizio archivio si consulti la pagina:
http://www.provincia.modena.it/page.asp? IDCategoria=1&IDSezione=2&ID=24487.
Per avere notizie relative ai Centri per l'impiego modenesi consultare la pagina: http://www.lavoro.provincia.modena.it/page.asp? IDCategoria=1&IDSezione=30&ID=30.
Complessi archivistici prodotti:
Provincia di Modena (complesso di fondi / superfondo)
Bibliografia:
ZANNI ROSIELLO, Isabella, "I moderati emiliani e i problemi legislativi e amministrativi delle "Provincie d'Emilia" dopo l'annessione", in Rassegna storica toscana, 1, 1964
ZANNI ROSIELLO, Isabella, "L'unificazione politica e amministrativa nelle "Province dell'Emilia" (1859-60)", MILANO, A. Giuffrè Editore, 1965
CHIESI, G., "Provincie di Modena e Reggio nell'Emilia", in La Patria, TORINO, 1902
PROVINCIA DI MODENA, "5 anni d'Amministrazione provinciale. L'attivita' della Provincia di Modena nella relazione del Presidente al bilancio preventivo del 1956", MODENA, 1956
PROVINCIA DI MODENA, "Attivita' della Deputazione provinciale dal 1945 al 1951", CARPI, Stabilimento tipografico "Mutilati", 1951
"I Centri per l’impiego. Guida generale agli archivi dei Centri per l’impiego della Provincia di Modena", a cura di LUCIANA BORELLINI e CLARA GHELFI, Modena, Provincia di Modena, 2005. Volumi 2
"Guida generale agli archivi dei Centri per l'impiego della Provincia di Modena" a cura di RENATA DISARO', SABINA FALCINELLI, SIMONETTA OTTANI, CHIARA PULINI, SIMONA TAROZZI(C.S.R. Centro studi e ricerche di Modena), vol.I;
"Collocamento ed economia a Modena nel secondo dopoguerra" a cura di PAOLO BATTAGLIA e STEFANO MAGAGNOLI, vol. II
Redazione e revisione:
Ghelfi Clara, 2007/05/25, prima redazione
Menghi Sartorio Barbara**, 2008/03/11, supervisione della scheda

