Sede: Sant'Elpidio a Mare (Fermo)
Date di esistenza: sec. XII -
Intestazioni:
Comune di Sant'Elpidio a Mare, Sant'Elpidio a Mare (Fermo), sec. XII -, SIUSA
La tradizione vuole Sant'Elpidio sorto dalle ceneri dell'antica Cluana, importante insediamento della Roma imperiale, posta sul litorale adriatico. Molto probabilmente, tuttavia, la sua origine risale agli ultimi secoli del primo millennio, ad opera dell'espansione benedettina lungo le vallate del Tenna e del Chienti, come insediamento venutosi a creare nei pressi di un fortilizio, sede di un "ministerium" del comitato fermano. Il nome "Elpidio" deriva forse da "Epidio" o "Lupidio", antico dio della guerra di tradizione umbro-romana, o forse dal nome del monaco scelto a protettore della città, le cui spoglie vennero trasportate dalla Cappadocia e sono ancora oggi custodite nella chiesa Collegiata. La dipendenza diretta dal vescovo di Fermo durò oltre la metà del sec. XII, quando le nascenti istituzioni comunali iniziarono a rimpiazzare gradualmente il potere episcopale. E' del 1151 la prima documentazione attestante la presenza di un console in un patto col vescovo ed i canonici fermani: nonostante il perdurare dei rapporti di sottomissione, a questa data Sant' Elpidio è già organizzato in comune, con una istituzione caratteristica qual è il consolato. Verso la metà del sec. XIII, per indicare la località, si cominciò ad usare l'espressione "castrum sancti Elpidii ad mare", essendo il territorio comunale delimitato a levante, per lungo tratto, dal litorale adriatico. Sempre in questo periodo, il comune si dotò di un porto, costruito tra il fiume Chienti e il Tenna, che divenne tanto importante da entrare in collisione con la vicina Fermo. Durante il secolo seguente si alternarono forme di governo consolare e podestarile, sino a che il podestà, forestiero, divenne una figura istituzionale stabile. Il potere amministrativo, dal sec. XIV, è nelle mani dei priori. Le cariche comunali progressivamente vennero ricoperte da esponenti della borghesia e finirono per essere prerogativa sempre delle stesse famiglie, espressione della élite cittadina, limitando così il ricambio amministrativo. Comune quasi sempre di fede guelfa, Sant'Elpidio subì per tale motivo saccheggi e distruzioni da parte dei ghibellini fermani. In particolare, la città fu distrutta nel 1377 per mano del signore fermano Rinaldo da Monteverde e poi ricostruita nel 1380 sul colle del Pieve. Mancando testimonianze complete precedenti lo statuto a stampa del 1571, le informazioni sull'organizzazione politico-amministrativa del comune deve essere desunta dai verbali delle Riformanze, il cui esemplare più antico risale al 1387: il potere legislativo era tenuto dal parlamento e dal consiglio generale, quello esecutivo dal consiglio di cernita o di credenza, insieme ai priori e al gonfaloniere, il giudiziario dal podestà. Il parlamento, convocato in piazza o nella chiesa principale, deliberava in merito alle questioni fondamentali dei cittadini. La sua consistenza si ridusse gradualmente con l'espansione demografica e territoriale del comune. Il consiglio generale, all'inizio costituito da 150 membri, si ridusse al numero di 80 e 60, come si evince dallo statuto del sec. XVI; ricoprivano la carica di consigliere quei candidati estratti a sorte da un elenco di eleggibili redatto dai "probi viri", su commissione dei priori. Il consiglio di cernita o di credenza era formato dai priori e dal gonfaloniere in carica, insieme a consiglieri scelti nel consiglio generale, il cui numero variò notevolmente nel corso dei secoli XIV-XVI. I priori e il gonfaloniere detenevano il potere esecutivo ed erano nominati in rapporto alle quattro contrade cittadine: Sant'Elpidio, Santa Maria, San Giovanni e San Martino. Altro magistrato di grande importanza era il cancelliere, eletto dal consiglio generale, in carica per sei mesi, al quale era affidato non solo il compito di redigere e custodire gli atti comunali, ma altresì le funzioni di giudice d'appello delle sentenze emanate dal podestà, almeno sino a tutto il Trecento. Equivalente alle competenze del moderno economo erano quelle del funzionario erariale chiamato camerario o camerlengo: teneva la contabilità, esigeva i pesi camerali e comunitativi, teneva i libri delle entrate e delle uscite di cui rendeva conto alla scadenza del suo mandato, di durata annuale. Nel libro II delle "Costitutiones Marchiae" pubblicate dall'Albornoz nel 1357, Sant'Elpidio compare tra le ventidue "civitates mediocres" e come tale terra direttamente soggetta alla Santa sede. Nel corso del Cinquecento si attuò nella Marca d'Ancona, come nelle altre province dello Stato pontificio, un assetto amministrativo che si mantenne fino al periodo napoleonico: con Sisto V e i suoi successori i comuni furono sottoposti ad organi del potere centrale, la Sacra consulta e la Sacra congregazione del buon governo. Verso la fine del secolo XVIII, accanto alle civiche magistrature, erano i governatori, con funzione di controllo amministrativo e con prerogative di carattere giudiziario. Il comune di Sant'Elpidio dipendeva dal "governo" di Macerata, così come dal Tribunale della Rota e dalla Tesoreria generale della Marca, aventi sede a Macerata. Con la proclamazione della Repubblica romana il 15 febbraio 1798, formata dal Lazio, Umbria e Marche, i francesi promulgarono la costituzione romana, in base alla quale il territorio marchigiano venne diviso in dipartimenti, questi in cantoni e i cantoni in comuni. Anche a Sant'Elpidio, come nel resto delle Marche, l'occupazione francese diede origine ad insorgenze popolari e ad episodi di manifesta ostilità, in particolare uno scontro con i francesi si ebbe il 24 febbraio 1797. Caduta la Repubblica romana il 30 settembre 1799, il territorio dell'ex Stato pontificio passò sotto il controllo degli austriaci, con la formazione in Ancona dell'Imperiale regia pontifica reggenza; con editto del 31 gennaio 1800 Antonio De Cavallar, Imperiale regio commissario civile austriaco, riorganizzò la struttura amministrativa e giudiziaria del territorio. L'editto Consalvi del 25 giugno 1800 e successivamente la costituzione apostolica "Post diuturnas", promulgata il 30 ottobre 1800, suddivideva il territorio marchigiano in quattro province o delegazioni apostoliche (Camerino, Ancona, Macerata e Pesaro-Urbino). Sant'Elpidio era compreso nella Delegazione di Macerata, di cui facevano parte lo Stato di Fermo e il Presidato di Montalto e Ascoli. La delegazione era il centro di tutta l'attività amministrativa e giudiziaria che dagli organi centrali dello Stato discendevano verso gli organi locali, attraverso i governatori di Ascoli, Fermo e Montalto. Con l'annessione al Regno d'Italia nel 1808, nelle Marche ha termine l'Ancien regime e le sue istituzioni, e si estero al territorio le leggi e i regolamenti del Regno già vigenti. In base alla legge sull'amministrazione pubblica e sul comparto territoriale del regno, si stabilì la divisione in dipartimenti, distretti e cantoni. Sant'Elpidio, che aveva fatto sempre parte del governo generale di Macerata, venne compreso nel dipartimento del Tronto; divenne il cantone II del distretto di Fermo nel giugno 1808, riunendo in sé i comuni di Monte Granaro, San Giusto, Monturano, Torre S. Patrizio, Monte San Pietrangeli e Rapagnano. Capo del dipartimento era il prefetto di nomina regia, i distretti erano amministrati dai viceprefetti e dai consigli distrettuali; i cantoni, invece, poiché semplici circoscrizioni giudiziarie ed amministrativo-finanziarie, erano sede di un giudice di pace, di un cancelliere del censo e per un certo tempo anche di un ricevitore del demanio. Con la prima Restaurazione Sant'Elpidio fece parte della Delegazione di Macerata e fu sede del governatore, istituito ai sensi del motuproprio 16 luglio 1816 del pontefice Pio VII, quale tramite tra il centro e la periferia, con competenze amministrative e giudiziarie, unendo a sé i comuni di Monte Granaro e Monte San Pietrangeli. Con breve 30 settembre 1828 il pontefice Leone XII innalzò il "castello di Sant'Elpidio" al grado di città. A quella data la Città di Sant'Elpidio a Mare era compresa nella delegazione di Fermo e riuniva sotto di sé i comuni di Montegranaro e Monte Urano. La magistratura era composta da un priore, fino ad allora detto gonfaloniere, e due aggiunti o anziani.
Dal 1860, successivamente all'Unità d'Italia, Sant'Elpidio è divenuta parte integrante della provincia di Ascoli Piceno, seguendo le vicende istituzionali ed amministrative di tutti i comuni italiani. Nel 1952, con la divisione del territorio comunale, il porto divenne comune autonomo. Dal 1993 è sede di una prestigiosa biennale grafica, con scambi culturali con altri paesi europei. Il Comune si è nel tempo andato affermando come uno dei centri più importanti del "distretto calzaturiero" piceno e marchigiano in generale. Attualmente appartiene alla Provincia di Fermo, istituita con L. n. 147 dell'11 giugno 2004 ed operativa dal 2009.
Condizione giuridica:
pubblico
Tipologia del soggetto produttore:
ente pubblico territoriale
Profili istituzionali collegati:
Comune, 1859 -
Comunità (Stato della Chiesa), 1815 - 1870
Comunità (Stato della Chiesa), sec. XIV - sec. XVIII
Complessi archivistici prodotti:
Comune di Sant'Elpidio a Mare (fondo)
Stato civile del Comune di Sant'Elpidio a Mare (fondo)
Fonti:
"Città di Sant'Elpidio a Mare. Archivio storico comunale. Inventario dalle origini al 1860", a cura di S. Serrani, 2005
Bibliografia:
C. VERDUCCI, La rivolta di Sant'Elpidio a Mare del 1797 nella relazione inedita di un contemporaneo, in Quaderni dell'Archivio storico arcivescovile di Fermo, 8, 1, Fermo 1990
V. GALIÉ, Insediamenti romani e medievali nei territori di Civitanova e Sant'Elpidio. Ipotesi di ricostruzione topodemografica nell'ambito del Clentensis vicus e di Cluana", Civitanova Marche 1988
V. MANDOZZI, Sant'Elpidio dalle origini alla fine del sec. XIV (2° parte), in Piceno, 1, Ascoli Piceno, 1984
V. MANDOZZI, Sant'Elpidio dalle origini alla fine del sec. XIV (1° parte), in Piceno, 2, Ascoli Piceno, 1983
Governo, economia, cultura quotidiana a Sant'Elpidio fra Bassomedioevo e Novecento, a cura di S. ANSELMI, Ripatransone, Maroni, 1983
L.MALLIO, "Cenni storici del municipio di S. Elpidio", Fermo, 1928
N. MEDAGLIA, Memorie istoriche della città di Cluana, detta oggi volgarmente Terra di Sant'Elpidio nella Provincia della Marca (...), Macerata, Per gl'heredi del Pannelli, 1692
Redazione e revisione:
Di Marco Marco, 2020/09/23, prima redazione
Zen Luca, 2021/04/28, supervisione della scheda

