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Comune di Moresco

Sede: Moresco (Fermo)
Date di esistenza: sec. XIV -

Intestazioni:
Comune di Moresco, Moresco (Fermo), sec. XIV -, SIUSA

Altre denominazioni:
Comunità di Moresco, sec. XIV - 1860

Moresco, sino al sec. XIX detto "Castello Moresco", secondo la tradizione locale venne fondato dagli Arabi nel sec. VIII o forse nel sec. V. Sottoposto al dominio fermano, nel 1258 passò sotto il re Manfredi e successivamente dipese dai signori Giorgio di Bordone e Felice Crescenzi di Santandrea. Da questi fu venduto al Comune di Fermo l'11 giugno 1266 che, affidando il reggimento ad un castellano, l'amministrò quasi ininterrottamente sino al sec. XVI, forte del diritto di libero possesso sancito da ripetute conferme pontificie. Nella "Descriptio Marchiae" del 1356 circa, Moresco è infatti elencato tra i castelli di Fermo e risulta dotato di una rocca. Per lo stesso periodo è documentata l'esistenza di "sindici", ossia di procuratori della Comunità di Moresco, probabilmente già eretto a libero comune, seppur ancora sottoposto alla giurisdizione fermana. Dopo la signoria marchigiana degli Sforza, tornò sotto il dominio di Fermo venendo elencato tra i castelli di 3° grado, nei quali la giustizia risulta amministrata dal Podestà e dal Capitano di Fermo, con rispettive facoltà di giudizio in 1° e 2°grado, magistrati forestieri che ebbero mandato sulla città e sull'intero "Stato di Fermo" almeno sino al 1550, quando con l'insediamento di un Governatore, a Fermo e nei suoi castelli la struttura amministrativa fu modificata. Il Governatore amanava bandi ed ordini per la proclamazione e l'esecuzione "in loco" di disposizioni generali degli organi centrali di governo inerenti l'ordine pubblico, l'annona, l'individuazione dei reati e delle relative pene, pur non limitando sia l'autonomia di Fermo, che la sua giurisdizione sui castelli. Il controllo veniva esercitato dal Consiglio di Cernita e dai Priori della città di Fermo i quali approvavano e confermavano riformanze, capitoli, petizioni e suppliche prodotte o provenienti dai castelli.
Nel 1586 Sisto V istituì il Presidiato di Montalto, una nuova provincia che raccoglieva città, terre e castelli prima uniti sotto il Presidiato dell'Abbazia di Farfa. Moresco venne incluso in tale ripartizione, ma dopo breve tempo tornò sotto Fermo. Tale situazione rimase immutata sino all'arrivo delle truppe francesi: durante la Repubblica romana Moresco fu aggregato, insieme a Lapedona, al Comune di Altidona. Nel 1808, con il Regno d'Italia napoleonico, fu iscritto nel Dipartimento del Tronto, I° Distretto e I° Cantone, e annesso a Monterubbiano. Con la Restaurazione, Moresco tornò ad essere comune all'interno della Delegazione e Distretto di Fermo. In seguito fu nuovamente aggregato ad Altidona e al 1848 al 1868, oltre che essere annesso al Regno d'Italia, vive una ulteriore parentesi di autonomia comunale. Dal 1° gennaio 1869 fino al 1910 è ancora una volta aggregato al Comune di Monterubbiano.
Solo nel 1910, con regio decreto del 25 giugno, riacquistò la propria autonomia comunale, entrando a far parte della Provincia di Ascoli Piceno. Successivamente ha seguito le vicende istituzionali e amministrative di tutti i comuni italiani, entrando poi nel territorio della Provincia di Fermo, istituita con L. n. 147 dell'11 giugno 2004 ed operativa dal 2009.


Condizione giuridica:
pubblico

Tipologia del soggetto produttore:
ente pubblico territoriale (1860 - )
preunitario (sec. XIV - 1860)

Profili istituzionali collegati:
Comune, 1859 -
Comunità (Stato della Chiesa), 1815 - 1870
Comunità (Stato della Chiesa), sec. XIV - sec. XVIII

Complessi archivistici prodotti:
Comune di Moresco (fondo)
Stato civile del Comune di Moresco (fondo)


Bibliografia:
L. ROSSI, Moresco: comunità di castello, Fermo, A. Livi, [1996]
G. NEPI, Moresco: guida storico-folcloristica, Camerino, Tip. Successori Savini-Mercuri, pref. 1975
G. NEPI, Cenni storici di Moresco, Fermo, Tipografia La Rapida, 1964

Redazione e revisione:
Martinelli Andrea, 2007/07/05, prima redazione
Santolamazza Rossella, 2020/02/18, revisione
Seresi Chiara, 2019/11/19, integrazione successiva


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