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Comune di Montecosaro

Sede: Montecosaro (Macerata)
Date di esistenza: sec. XIII inizio -

Intestazioni:
Comune di Montecosaro, Montecosaro (Macerata), sec. XIII inizio -, SIUSA

Altre denominazioni:
Comunità di Montecosaro, sec. XIII inizio - 1860

La prima attestazione documentaria relativa all'esistenza di un insediamento riconducibile all'area di Montecosaro è del 936: essa indica la presenza di una comunità e di una piccola chiesa. Ulteriori fonti, rispettivamente del 1027, 1047, 1050, 1054 e 1084, testimoniano che il Monastero di Santa Maria di Chienti, grazie a varie donazioni, disponeva di un ampio territorio con "castellari", ville, mulini ed altre pertinenze nelle quali è plausibile comprendere anche il primitivo nucleo di Montecosaro. Una prima forma di organizzazione della Comunità si rileva in un atto del 1101 nel quale gli "uomini di Montecosaro" ottengono in enfiteusi molti beni della Chiesa di Santa Maria di Chienti. La popolazione, ancora soggetta al Vescovo di Fermo ed all'Abbazia di Farfa, iniziò in tal modo un lungo confronto con il vicino Comune di Civitanova e la sua politica di espansione. La Comunità, comunque, rimase sotto il dominio di feudatari locali ancora per tutto il secolo XII, conquistando le libertà comunali nei primi anni del sec. XIII. Il castello, postosi sotto la protezione di Fermo, continuò ad essere in lotta con Civitanova subendo attacchi e distruzioni, anche in relazione alle guerre tra guelfi e ghibellini. Alla metà del secolo il castello muta il proprio nome, venendo chiamato (temporaneamente) "Montefedele", probabilmente per la fedeltà dimostrata verso la Santa Sede.
In merito alla conquistata autonomia civica ed alla presenza di istituzioni comunali a Montecosaro, si annotano le testimonianze delle seguenti figure pubbliche: nel 1210 si ha memoria di un Consiglio comunale, di un Podestà e di un Vicario; nel 1237 fu podestà Guglielmo di Fogliano che esercitava congiuntamente la carica anche nei comuni di Fermo e Fano, mentre tredici anni più tardi il Podestà di Montecosaro tornò ad essere competente per il solo territorio comunale; tra il 1251 e il 1301 è documentata la presenza di un "massaro", di notai, "sindici" e di un ampio organo collegiale con competenze legislative, detto "Parlamento generale", che si riuniva nella piazza principale del castello. L'ampia autonomia comunale può dirsi sancita nel 1290, quando al Consiglio venne concessa la facoltà di eleggere il proprio Podestà e gli altri ufficiali pubblici. Durante i primi decenni del secolo XIV Montecosaro fu sottoposta al dominio signorile dei Monteverde e poi di Fredo Mulucci, che verosimilmente esautorarono le istituzioni comunali, anche se riunioni del Parlamento generale e dei "Nove signori di credenza" (organo collegiale ristretto), risultano sporadicamente convocate. Alla metà del Trecento Montecosaro tornò a godere dell'autonomia municipale vedendo riconfermate le prerogative già concesse e comparendo nel numero dei castelli che la Santa Sede teneva nella Marca Anconitana. In questi anni, poi, è documentata la presenza dei priori del "popolo" che, con il Gonfaloniere, costituivano l'organo esecutivo della Comunità. A partire dalla fine del secolo il castello alternò periodi di autonomia ad altri di soggezione a vari signori, tra i quali i Da Varano di Camerino. Nel 1430 furono riformati gli statuti e in seguito, conclusa la soggezione a Francesco Sforza, Montecosaro tornò sotto l'influenza di Fermo continuando l'antica prassi di offerta del palio alla città, pur mantenendo le prerogative municipali. Giulio III nel 1552, concedendo Montecosaro in feudo al duca Giuliano Cesarini Sforza, determinò la conclusione del regime comunale: tale status, seppur interrotto in epoca napoleonica, restò in vigore sino al 1816 quando Pio VII soppresse definitivamente il feudo. Nel Regno d'Italia napoleonico Montecosaro fu nel Dipartimento del Musone, Distretto II di Loreto. Con la Restaurazione, nel secondo Riparto territoriale dello Stato della Chiesa del 1817, il castello (già reintegrato al ruolo di comune) risulta iscritto nella Delegazione e Distretto di Macerata e sottoposto alla giurisdizione del Governatore di Civitanova. Dieci anni dopo, con il nuovo riparto, viene confermata la situazione precedente, all'interno della Delegazione di Macerata e Camerino.

Nel 1860, infine, Montecosaro, con l'annessione delle Marche, entrò a far parte del nascente Regno d'Italia. In epoca postunitaria ha seguito le vicende istituzionali ed amministrative di tutti i comuni italiani, rimanendo sempre nella Provincia di Macerata.


Condizione giuridica:
pubblico

Tipologia del soggetto produttore:
ente pubblico territoriale (1860 - )
preunitario (sec. XIII primo quarto - 1860)

Profili istituzionali collegati:
Comune, 1859 -
Comunità (Stato della Chiesa), 1815 - 1870
Comunità (Stato della Chiesa), sec. XIV - sec. XVIII

Complessi archivistici prodotti:
Comune di Montecosaro (fondo)
Stato civile del Comune di Montecosaro (fondo)
Stato civile napoleonico del Comune di Montecosaro (fondo)


Bibliografia:
G. COLUCCI, Delle antichità picene, Fermo 1795, vol. 25/2
C. CASTIGNANI, Formazione e primi secoli di vita del comune di Montecosaro, in Montecosaro. Percorsi di storia, Montecosaro 1995
P. DILETTI, Confraternite e opere pie, in Montecosaro. Percorsi di storia, Montecosaro 1995
R. CICCONI, Documenti dei secoli XIII-XIV e una giunta del XV, in Montecosaro. Percorsi di storia, Montecosaro 1995
D. PACINI, La pieve di San Lorenzo ed altre istituzioni medievali a Montecosaro", in Montecosaro. Percorsi di storia, Montecosaro 1995
A. BASSI, Il feudo dei Cesarini e la rivolta di popolo a Montecosaro nella Marca d'Ancona, Civitanova Marche 1981
P. COMPAGNONI, La Reggia Picena overo de' presidi della Marca, Bologna, Forni, 1980
E. LODOLINI, Gli archivi storici dei comuni delle Marche, in Quaderni della rassegna degli Archivi di Stato, 6, Roma, Istituto grafico tiberino, 1960
F. LAUREATI, Storia ed arte in terra di Montecosaro, Macerata 1942

Redazione e revisione:
Santolamazza Rossella, 2020/02/06, revisione
Seresi Chiara, 2019/11/14, integrazione successiva
Zega Valentina, 2005/11/16, prima redazione


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