giornalista
scrittrice
Intestazioni:
Fallaci, Oriana, giornalista, scrittrice, (Firenze 1929 - Firenze 2006), SIUSA
Figlia primogenita di Edoardo Fallaci, artigiano, e Tosca Cantini, casalinga. In famiglia erano quattro sorelle: Oriana, Neera e Paola, anch'esse giornaliste e scrittrici, ed Elisabetta, figlia adottata dalla famiglia Fallaci. Il padre fu un attivo antifascista che coinvolse la figlia Oriana, giovanissima, nella Resistenza col compito di staffetta.
Dopo aver conseguito la maturità presso il Liceo Classico Galileo Galilei di Firenze, si iscrisse alla facoltà di Medicina presso l'Università della stessa città. Dopo un breve passaggio alla facoltà di Lettere, lasciò l'università per dedicarsi al giornalismo, esortata in particolare dallo zio Bruno Fallaci, egli stesso giornalista. Esordì, ancora studentessa, al Mattino dell'Italia centrale, quotidiano fiorentino d'ispirazione cattolica, dove si occupò di svariati argomenti, dalla cronaca nera, alla cronaca giudiziaria al costume.
Successivamente si trasferì a Milano dove iniziò a lavorare al settimanale Epoca, allora diretto dallo zio Bruno. Nel 1951, quando aveva 22 anni, venne pubblicato il suo primo articolo per L'Europeo. Nel 1954 quando lo zio Bruno fu licenziato da Epoca, anche lei lasciò il settimanale per l'Europeo, dove rimase fino al 1977. Per il settimanale si trasferì a Roma, centro della cronaca mondana dell'epoca (erano gli anni della Dolce vita). Nel luglio 1956 giunse per la prima volta a New York per scrivere di divi e mondanità. Da quest'esperienza trasse il materiale per il suo primo libro, I sette peccati di Hollywood (Longanesi, 1958), dove racconta i retroscena della vita mondana di Hollywood.
Nel 1961 realizzò un reportage sulla condizione della donna in Oriente, che divenne il suo primo successo editoriale, Il sesso inutile (Rizzoli). Nel 1962 uscì Penelope alla guerra, la sua prima opera narrativa. Nel 1963 pubblicò Gli antipatici, un'antologia di ritratti di personaggi famosi del cinema e della cultura intervistati per l'Europeo.
Alla vigilia dello sbarco statunitense sulla Luna la Fallaci partì per gli Stati Uniti per andare a intervistare astronauti e tecnici della NASA. Nel 1965 pubblicò il libro Se il sole muore, diario di quest'esperienza.
Nel 1967 si recò in qualità di corrispondente di guerra per l’Europeo in Vietnam. Ritornerà nel paese dell'Indocina dodici volte in sette anni: le esperienze di guerra vissute in prima persona vennero raccolte nel libro Niente e così sia pubblicato nel 1969.
A metà del 1968 lasciò provvisoriamente il fronte per tornare negli Stati Uniti a seguito della morte di Martin Luther King Jr. e di Bob Kennedy e delle rivolte studentesche di quegli anni. Il 2 ottobre 1968, alla vigilia dei Giochi olimpici, durante una manifestazione di protesta degli studenti universitari rimase ferita in Piazza delle tre culture a Città del Messico da una raffica di mitra.
Come corrispondente di guerra seguì anche i conflitti tra India e Pakistan, in Sud America e in Medio Oriente. Nel 1969 tornò negli USA per assistere al lancio della missione Apollo 11: il resoconto di quell'esperienza è raccolto nel libro Quel giorno sulla Luna pubblicato nel 1970.
Il 22 agosto 1973 conobbe Alexandros Panagulis, un leader dell'opposizione greca al regime dei Colonnelli, che era stato perseguitato, torturato e incarcerato a lungo. Si incontrarono il giorno in cui egli uscì dal carcere: Oriana ne diventerà la compagna di vita fino alla morte di lui, avvenuta in un misterioso incidente stradale il 1° maggio 1976.
All'attività di reporter fecero seguito le interviste con importanti personalità della politica, le analisi dei fatti principali della cronaca e dei temi contemporanei più rilevanti: alcune di queste sono raccolte nel libro Intervista con la storia uscito nel 1974. Nel 1975 scrisse il libro Lettera a un bambino mai nato, che fu un grande successo editoriale. Sempre nel 1975 la Fallaci e Panagulis collaborarono alle indagini sulla morte di Pier Paolo Pasolini, amico della coppia. Nel 1976 la giornalista sostenne le liste del Partito Radicale, anche per le loro campagne femministe.
La storia di Panagulis venne raccontata nel romanzo Un uomo, pubblicato nel 1979: la Fallaci ha sempre considerato l'incidente di Panagulis un vero e proprio omicidio politico, ordinato da politici che avevano fatto carriera con la giunta militare.
Tra gli anni Settanta e Ottanta è sulla cresta dell’onda: Lettera a un bambino mai nato e Un uomo sono tradotti e pubblicati in tutto il mondo e i suoi articoli e le sue interviste appaiono sulle più prestigiose testate internazionali. Life, New York Times Magazine, Look, The New Republic, Washington Post, Newsweek, Le Nouvel Observateur, Le Figaro littéraire, Der Stern e molti altri giornali concedono parecchio spazio ai suoi scritti; inoltre, e soprattutto in America, sono frequenti i ritratti e gli speciali a lei dedicati: da Time a Vogue, da Rolling Stone a Playboy, pagine e pagine per raccontare la sua vita, il percorso professionale e, più in generale, quello che è diventato il caso Fallaci.
La fama la porta, nel 1977, a ricevere la laurea honoris causa in Letteratura dal Columbia College di Chicago; e, mentre la Boston University comincia a raccogliere e catalogare il suo lavoro e l’infinito numero di bozze che lo preparano, nelle università americane le lectures della Fallaci sono sempre più richieste.
Maturano in questi anni l’amore per gli Stati Uniti e il conseguente allontanamento dall’Italia. Fino alla fine degli anni Ottanta continua comunque a dividersi tra la casa di famiglia di Greve in Chianti, l’appartamento di Milano e la casa di Manhattan, ma progressivamente tenderà a prediligere quest’ultima soluzione quasi di ritiro.
Nel 1983 fu inviata a Beirut dove era presente un contingente italiano nell'ambito della Forza Multinazionale in Libano: da questa esperienza trasse il romanzo Insciallah, che uscì nel 1990. Nel 1991 fu in Kuwait per seguire la guerra del golfo.
Dopo l'uscita di Insciallah si ritira in modo quasi permanente a New York e i suoi viaggi in Italia si fanno via via più sporadici o segreti. Tra il 1991 e il 1992 entrano nella sua vita due elementi che l’accompagneranno fino alla morte. Il primo è la scoperta di avere un cancro ai polmoni (da lei definito l’Alieno): la Fallaci era un'assidua fumatrice ma attribuì la maggior responsabilità della malattia all'aver respirato, in Kuwait, il fumo dei pozzi di petrolio fatti incendiare da Saddam Hussein. Il secondo è la stesura di una grande saga sulla sua famiglia che attraversasse i secoli a partire dal Seicento, fino ad arrivare alla propria infanzia, alla prima metà del Novecento; il libro è stato pubblicato postumo nel 2008 col titolo Un cappello pieno di ciliegie. In questo periodo è quasi ossessionata da quello che immagina sarà il suo ultimo libro a causa dell’età e della malattia e rilascia solo alcune interviste sulla sua malattia.
Dopo gli attentati dell’11 settembre 2001 il Corriere della Sera pubblica, il 29 settembre, La Rabbia e l’Orgoglio, una lunga lettera che segna il ritorno di Oriana Fallaci: la pubblicazione del lungo articolo dà inizio a un ampio dibattito in Italia e all’estero. Poiché per ragioni di spazio aveva dovuto tagliare lo scritto originale, nelle settimane successive all’uscita scrive una lunga Nota ai lettori e a inizio dicembre 2001 Rizzoli pubblica il volume La Rabbia e l’Orgoglio nella versione originale e integrale.
Il successo richiede alla Fallaci un ulteriore impegno su più fronti, dalla revisione delle numerose traduzioni del libro alle risposte agli attacchi personali e pubblici, fino alle denunce e ai processi prima in Francia e poi in Italia; alla giornalista è impossibile tirarsi indietro dopo il violento j’accuse all’Islam e all’Occidente e, dal successo del 2001, che prosegue nel 2002 (dopo l’Italia, La Rabbia e l’Orgoglio diventa bestseller in tutti i Paesi in cui viene pubblicato), la sua voce si fa sentire in molte occasione nei diversi dibattiti internazionali.
Dell’aprile del 2004 è La Forza della Ragione. Nel settembre successivo esce in edicola, con il Corriere della Sera, il piccolo volume Oriana Fallaci intervista Oriana Fallaci, poi rivisto e arricchito di un post-scriptum dell’autrice e ripubblicato a dicembre da Rizzoli, nel cofanetto La Trilogia di Oriana Fallaci, insieme a La Rabbia e l’Orgoglio e La Forza della Ragione, con il titolo Oriana Fallaci intervista sé stessa – L’Apocalisse.
Tra il 2005 e il 2006, oltre alla traduzione inglese della Forza della Ragione e alla cura della nuova edizione per la BUR del libro della sorella Neera Dalla parte dell’ultimo. Vita del prete Lorenzo Milani, Oriana scrive il suo ultimo articolo sulla questione islamica, pubblicato sul Corriere della sera con il titolo Il nemico che trattiamo da amico. L’ultima intervista la concede al New Yorker. Negli ultimi mesi di vita coltiva una profonda amicizia con monsignor Rino Fisichella, rettore dell’Università Lateranense.
Nell’agosto del 2006 le sue condizioni di salute si aggravano e chiede di essere trasportata in Italia, alla casa di cura Santa Chiara di Firenze, per poter chiudere definitivamente gli occhi sulla Cupola di Santa Maria del Fiore, il duomo di Firenze. Muore Il 15 settembre del 2006, all’età di settantasette anni e viene tumulata nel cimitero degli Allori di Firenze insieme ai suoi familiari e vicino al cippo commemorativo di Alexandros Panagulis.
Rizzoli ha pubblicato postumi gli inediti Un cappello pieno di ciliege (2008); Intervista con il Potere (2009), raccolta delle interviste ai grandi protagonisti della storia del Novecento realizzate tra il 1964 e il 1982; Saigon e così sia (2010); Intervista con il Mito (2010); La mia Toscana (2010); Il mio cuore è più stanco della mia voce (2013), discorsi inediti; Viaggio in America (2014), antologia di reportage dagli Stati Uniti; Le radici dell'odio (2015); Pasolini. Un uomo scomodo (2015); il testo autobiografico Solo io posso scrivere la mia storia. Autoritratto di una donna scomoda (2016); 1968. Dal Vietnam al Messico. Diario di un anno cruciale (2017); L' Italia della dolce vita (2017); La vita è una guerra ripetuta ogni giorno (2018); Se nascerai donna (2019); La luna di Oriana (2019); Sveglia Occidente. Dispacci dal fronte delle guerre dimenticate (2021). A cura del nipote ed erede universale Edoardo Perazzi, sono stati editi Oriana Fallaci. In parole e immagini (2014) e La paura è un peccato. Lettere da una vita straordinaria (2016), raccolta di 120 lettere inedite
Alla vigilia dello sbarco statunitense sulla Luna la Fallaci partì per gli Stati Uniti per andare a intervistare astronauti e tecnici della NASA. Nel 1965 pubblicò il libro Se il sole muore, diario di quest'esperienza.
Nel 1967 si recò in qualità di corrispondente di guerra per l’Europeo in Vietnam. Ritornerà nel paese dell'Indocina dodici volte in sette anni: le esperienze di guerra vissute in prima persona vennero raccolte nel libro Niente e così sia pubblicato nel 1969.
A metà del 1968 lasciò provvisoriamente il fronte per tornare negli Stati Uniti a seguito della morte di Martin Luther King Jr. e di Bob Kennedy e delle rivolte studentesche di quegli anni. Il 2 ottobre 1968, alla vigilia dei Giochi olimpici, durante una manifestazione di protesta degli studenti universitari rimase ferita in Piazza delle tre culture a Città del Messico da una raffica di mitra.
Come corrispondente di guerra seguì anche i conflitti tra India e Pakistan, in Sud America e in Medio Oriente. Nel 1969 tornò negli USA per assistere al lancio della missione Apollo 11: il resoconto di quell'esperienza è raccolto nel libro Quel giorno sulla Luna pubblicato nel 1970.
Il 22 agosto 1973 conobbe Alexandros Panagulis, un leader dell'opposizione greca al regime dei Colonnelli, che era stato perseguitato, torturato e incarcerato a lungo. Si incontrarono il giorno in cui egli uscì dal carcere: Oriana ne diventerà la compagna di vita fino alla morte di lui, avvenuta in un misterioso incidente stradale il 1° maggio 1976.
All'attività di reporter fecero seguito le interviste con importanti personalità della politica, le analisi dei fatti principali della cronaca e dei temi contemporanei più rilevanti: alcune di queste sono raccolte nel libro Intervista con la storia uscito nel 1974. Nel 1975 scrisse il libro Lettera a un bambino mai nato, che fu un grande successo editoriale. Sempre nel 1975 la Fallaci e Panagulis collaborarono alle indagini sulla morte di Pier Paolo Pasolini, amico della coppia. Nel 1976 la giornalista sostenne le liste del Partito Radicale, anche per le loro campagne femministe.
La storia di Panagulis venne raccontata nel romanzo Un uomo, pubblicato nel 1979: la Fallaci ha sempre considerato l'incidente di Panagulis un vero e proprio omicidio politico, ordinato da politici che avevano fatto carriera con la giunta militare.
Tra gli anni Settanta e Ottanta è sulla cresta dell’onda: Lettera a un bambino mai nato e Un uomo sono tradotti e pubblicati in tutto il mondo e i suoi articoli e le sue interviste appaiono sulle più prestigiose testate internazionali. Life, New York Times Magazine, Look, The New Republic, Washington Post, Newsweek, Le Nouvel Observateur, Le Figaro littéraire, Der Stern e molti altri giornali concedono parecchio spazio ai suoi scritti; inoltre, e soprattutto in America, sono frequenti i ritratti e gli speciali a lei dedicati: da Time a Vogue, da Rolling Stone a Playboy, pagine e pagine per raccontare la sua vita, il percorso professionale e, più in generale, quello che è diventato il caso Fallaci.
La fama la porta, nel 1977, a ricevere la laurea honoris causa in Letteratura dal Columbia College di Chicago; e, mentre la Boston University comincia a raccogliere e catalogare il suo lavoro e l’infinito numero di bozze che lo preparano, nelle università americane le lectures della Fallaci sono sempre più richieste.
Maturano in questi anni l’amore per gli Stati Uniti e il conseguente allontanamento dall’Italia. Fino alla fine degli anni Ottanta continua comunque a dividersi tra la casa di famiglia di Greve in Chianti, l’appartamento di Milano e la casa di Manhattan, ma progressivamente tenderà a prediligere quest’ultima soluzione quasi di ritiro.
Nel 1983 fu inviata a Beirut dove era presente un contingente italiano nell'ambito della Forza Multinazionale in Libano: da questa esperienza trasse il romanzo Insciallah, che uscì nel 1990. Nel 1991 fu in Kuwait per seguire la guerra del golfo.
Dopo l'uscita di Insciallah si ritira in modo quasi permanente a New York e i suoi viaggi in Italia si fanno via via più sporadici o segreti. Tra il 1991 e il 1992 entrano nella sua vita due elementi che l’accompagneranno fino alla morte. Il primo è la scoperta di avere un cancro ai polmoni (da lei definito l’Alieno): la Fallaci era un'assidua fumatrice ma attribuì la maggior responsabilità della malattia all'aver respirato, in Kuwait, il fumo dei pozzi di petrolio fatti incendiare da Saddam Hussein. Il secondo è la stesura di una grande saga sulla sua famiglia che attraversasse i secoli a partire dal Seicento, fino ad arrivare alla propria infanzia, alla prima metà del Novecento; il libro è stato pubblicato postumo nel 2008 col titolo Un cappello pieno di ciliegie. In questo periodo è quasi ossessionata da quello che immagina sarà il suo ultimo libro a causa dell’età e della malattia e rilascia solo alcune interviste sulla sua malattia.
Dopo gli attentati dell’11 settembre 2001 il Corriere della Sera pubblica, il 29 settembre, La Rabbia e l’Orgoglio, una lunga lettera che segna il ritorno di Oriana Fallaci: la pubblicazione del lungo articolo dà inizio a un ampio dibattito in Italia e all’estero. Poiché per ragioni di spazio aveva dovuto tagliare lo scritto originale, nelle settimane successive all’uscita scrive una lunga Nota ai lettori e a inizio dicembre 2001 Rizzoli pubblica il volume La Rabbia e l’Orgoglio nella versione originale e integrale.
Il successo richiede alla Fallaci un ulteriore impegno su più fronti, dalla revisione delle numerose traduzioni del libro alle risposte agli attacchi personali e pubblici, fino alle denunce e ai processi prima in Francia e poi in Italia; alla giornalista è impossibile tirarsi indietro dopo il violento j’accuse all’Islam e all’Occidente e, dal successo del 2001, che prosegue nel 2002 (dopo l’Italia, La Rabbia e l’Orgoglio diventa bestseller in tutti i Paesi in cui viene pubblicato), la sua voce si fa sentire in molte occasione nei diversi dibattiti internazionali.
Dell’aprile del 2004 è La Forza della Ragione. Nel settembre successivo esce in edicola, con il Corriere della Sera, il piccolo volume Oriana Fallaci intervista Oriana Fallaci, poi rivisto e arricchito di un post-scriptum dell’autrice e ripubblicato a dicembre da Rizzoli, nel cofanetto La Trilogia di Oriana Fallaci, insieme a La Rabbia e l’Orgoglio e La Forza della Ragione, con il titolo Oriana Fallaci intervista sé stessa – L’Apocalisse.
Tra il 2005 e il 2006, oltre alla traduzione inglese della Forza della Ragione e alla cura della nuova edizione per la BUR del libro della sorella Neera Dalla parte dell’ultimo. Vita del prete Lorenzo Milani, Oriana scrive il suo ultimo articolo sulla questione islamica, pubblicato sul Corriere della sera con il titolo Il nemico che trattiamo da amico. L’ultima intervista la concede al New Yorker. Negli ultimi mesi di vita coltiva una profonda amicizia con monsignor Rino Fisichella, rettore dell’Università Lateranense.
Nell’agosto del 2006 le sue condizioni di salute si aggravano e chiede di essere trasportata in Italia, alla casa di cura Santa Chiara di Firenze, per poter chiudere definitivamente gli occhi sulla Cupola di Santa Maria del Fiore, il duomo di Firenze. Muore Il 15 settembre del 2006, all’età di settantasette anni e viene tumulata nel cimitero degli Allori di Firenze insieme ai suoi familiari e vicino al cippo commemorativo di Alexandros Panagulis.
Rizzoli ha pubblicato postumi gli inediti Un cappello pieno di ciliege (2008); Intervista con il Potere (2009), raccolta delle interviste ai grandi protagonisti della storia del Novecento realizzate tra il 1964 e il 1982; Saigon e così sia (2010); Intervista con il Mito (2010); La mia Toscana (2010); Il mio cuore è più stanco della mia voce (2013), discorsi inediti; Viaggio in America (2014), antologia di reportage dagli Stati Uniti; Le radici dell'odio (2015); Pasolini. Un uomo scomodo (2015); il testo autobiografico Solo io posso scrivere la mia storia. Autoritratto di una donna scomoda (2016); 1968. Dal Vietnam al Messico. Diario di un anno cruciale (2017); L' Italia della dolce vita (2017); La vita è una guerra ripetuta ogni giorno (2018); Se nascerai donna (2019); La luna di Oriana (2019); Sveglia Occidente. Dispacci dal fronte delle guerre dimenticate (2021). A cura del nipote ed erede universale Edoardo Perazzi, sono stati editi Oriana Fallaci. In parole e immagini (2014) e La paura è un peccato. Lettere da una vita straordinaria (2016), raccolta di 120 lettere inedite
Soggetti produttori:
Fallaci Neera, collegato
Panagulis Alexandros, collegato, 1973 ago. 22 - 1976 mag. 1
Complessi archivistici prodotti:
Fallaci Oriana (fondo)
Bibliografia:
Il cuore in Toscana: il Fondo Oriana Fallaci del Consiglio regionale della Toscana. Inventario archivistico e catalogo bibliografico, A cura di Katia Ferri, Elena Michelagnoli e Monica Valentini. Inventario archivistico di Margherita Cricchio e Agnese Lorenzini. Presentazione di Antonio Mazzeo, Firenze, Consiglio regionale della Toscana, 2023 (Il cuore in Toscana: il Fondo Oriana Fallaci del Consiglio regionale della Toscana)
Redazione e revisione:
Valentini Monica, 2021/11, prima redazione
Valgimogli Lorenzo, 2021/12, supervisione della scheda

