Siena 1869 lug. 27 - Alessandria 1936 ott. 22
Pittore
Architetto
Scultore
Intestazioni:
Viligiardi, Arturo, pittore, architetto, scultore, (Siena 1869 - Alessandria 1936), SIUSA
Arturo Viligiardi, personalità eminente del panorama artistico, non solo senese, dei primi decenni del Novecento, nacque a Siena il 27 luglio 1869 da Giuseppe (“aggiustatore alla ferrovia”) e da Giuseppa Fallani (attendente a casa), originaria di Santa Fiora (GR). Nel 1875, come per naturale attitudine, iniziò a studiare pittura presso la Società di esecutori di pie disposizioni, poi (1878-1879) scultura presso la scuola serale rionale "La Stella", istituita da Giovanni Duprè. Ma la sua vera formazione sarebbe avvenuta, con profitto e assiduità, presso l’Accademia cittadina di belle arti - istituto che ebbe un ruolo centrale nella formazione della maggior parte degli artisti, artigiani e restauratori attivi a Siena a partire dal XIX secolo -, negli anni 1882-1887/8: studiò "Ornato" con Giorgio Bandini e "Architettura" con Giuseppe Partini, seguì le lezioni di "Pittura" di Alessandro Franchi; illuminante, inoltre, la guida di Luigi Mussini (del quale fu uno degli ultimi allievi), direttore “riformatore” dell’Accademia dal novembre 1851 fino alla morte (1888), nonché vero e proprio protagonista della scena culturale senese nella seconda metà dell’Ottocento, legato, com’è noto, al fenomeno del Purismo europeo e ai suoi princìpi artistici. Forte di queste basi, nel corso della propria attività Viligiardi si applicò prolificamente sia nel campo della pittura, che in quelli dell’architettura (anche se la sua formazione in quest’ambito fu essenzialmente autodidattica, dotato com’era di un istintivo senso architettonico-prospettico) e della scultura, non tralasciando mai la sua innata predisposizione per il "fare" in senso prettamente artigianale. Commissioni pubbliche si alternarono ad altre di carattere privato - così come soggetti sacri a soggetti civili, ma pur sempre derivati dalla “storia” e con funzione edificante-celebrativa - in un frenetico girovagare per l’Italia. Rapidità “nel pensare e nel fare”: una delle sue doti più riconosciute, anche dagli stessi contemporanei. Lenta, al contrario, ma inarrestabile, fu la sua evoluzione stilistica, ’personale’ e comunque sempre tendente ad un rispettoso aggiornamento dei propri modelli di riferimento; un percorso il suo “ricco di spunti sorprendenti, e soprattutto significativi e cioè rivelatori del gusto, di certe tendenze, di certa società, insomma di un’epoca” (Mazzoni). Compì viaggi di studio e, visitando quasi tutta l’Italia, realizzò dal vero una gran quantità di schizzi e di abbozzi che indagano alcuni dei monumenti e delle opere d’arte dei più grandi maestri del passato. Vinse il concorso per l’Alunnato Biringucci (bandito dalla locale Società di esecutori di pie disposizioni) con il dipinto - a soggetto storico - “L’arresto di Corradino di Svevia” (1888) ed il Pensionato artistico nazionale per il perfezionamento della Pittura - di durata quadriennale, istituito dal Ministero della Pubblica Istruzione - col quadro “Sansone prigioniero” (1891); inoltre, furono negli stessi anni premiate alcune sue soluzioni progettuali, presentate a svariati concorsi. Oltre a ciò Viligiardi per quasi tutta la vita collaborò ad iniziative editoriali come illustratore di notevole qualità grafica: esempi ne sono l’imponente volume “Dante e Siena” - edito dalla locale Tipografia Lazzeri nella ricorrenza dantesca del 1921, corredato da illustrazioni caratterizzate da precisione fotografica, a ’mano libera’ - e un manifesto celebrativo del palio del 16 agosto 1898. Né mancarono nella sua attività contributi di natura saggistica su riviste d’arte, in particolare sulla «Rassegna d’arte senese». Forte fu il suo attaccamento per la città di Siena e le sue tradizioni, così come quello per la Contrada di appartenenza (la Tartuca), per la quale realizzò disegni per il pavimento dell’oratorio di Sant’Antonio e studi per i costumi. Molte furono le decorazioni commissionategli nel corso della sua attività; tra le più impegnative ricordiamo quelle dei palchi del duomo di Orvieto e della villa del principe D’Ambrò a Napoli (1883-1884, collaborando con Giorgio Bandini, già suo professore), della cattedrale di Chiusi (1891-1894), della cappella Cuccoli-Fiaschi nel cimitero di Fiesole (1905), della chiesa di San Lucchese presso Poggibonsi (1909-1910), della cappella Lunghetti nel cimitero della Misericordia a Siena (1923), della chiesa di Sant’Anna a Roma (1926-1927). Nel 1909 venne chiamato ad insegnare Decorazione e arredamento degli edifizi alla Scuola superiore di architettura di Siena, aperta da Fabio Bargagli Petrucci presso l’Istituto d’arte locale; nello stesso anno si occupò anche della costruzione di un villino di sua proprietà in Via Po a Roma, dove avrebbe risieduto fino almeno al 1913-1914, nonostante gli incarichi senesi. Di grande rilievo furono in questo senso i lavori portati avanti in Siena per circa un decennio di restauro-ristrutturazione e di decorazione del palazzo del conte Guido Chigi Saracini, ideati fin dal 1910, per renderlo funzionale alla passione musicale del committente; ai lavori sarebbe seguita la solenne inaugurazione del salone per concerti (22 novembre 1923, giorno di Santa Cecilia), il cui soffitto offre la visione del “Ritorno dei senesi dalla battaglia di Montaperti”, in uno stile ispirato al Tiepolo. Nel frattempo, Arturo Viligiardi era stato nominato il 14 ottobre 1916 dalla Deputazione provinciale nuovo direttore artistico-didattico dell’Istituto di belle arti di Siena - incarico che avrebbe mantenuto fino all’ottobre 1926 e che lo vide elaboratore di una proposta di riordinamento dell’Istituto in senso prevalentemente artistico-decorativo - ed era entrato a far parte della Commissione provinciale per la tutela e conservazione dei monumenti e degli scavi (1917). Nel 1921 fu membro del Comitato ufficiale senese per la commemorazione del sesto centenario della morte di Dante e curò, insieme a Gino Chierici, la preparazione e l’apposizione delle targhe con i versi che ricordano i luoghi cittadini citati nella Commedia dantesca. Nell’aprile 1926 il conte Guido Chigi Saracini, per assolvere un voto fatto alla Vergine circa dieci anni prima in occasione di una grave malattia, commissionò a Viligiardi, suo artista privilegiato ed amico, una statua in terracotta, poi fusa in bronzo, simboleggiante la Riconoscenza, rappresentata da una fanciulla che porge una lampada accesa alla Madonna, destinata alla cappella di famiglia in duomo. Tra le sue opere più importanti e celebri ricordiamo inoltre: le monumentali imprese decorative condotte insieme al maestro e conterraneo Cesare Maccari nel palazzo del Senato a Roma (1882-1888) e nella cupola del Santuario di Loreto (1888-1895), il dipinto “Vita e Morte” (1893-1895) ambientato nella Piazza del Duomo di San Gimignano, il dipinto “La tentazione di Santa Caterina” (presentato all’Esposizione internazionale di Roma del 1904), il busto in marmo di Santa Caterina per il Pincio in Roma (realizzato nel 1928 per la Società internazionale di studi cateriniani, di cui fu membro), e l’altorilievo funerario scolpito per Jean Kraft di Ginevra (1934 circa). Con l’esperienza alle spalle del progetto di ristrutturazione urbanistica popolare denominato “Roma Moderna” (1904-1908), nell’anno 1932, divenuto membro della Commissione consultiva per il piano regolatore generale di Siena e per altre sistemazioni territoriali, realizzò una serie di studi, disegni e planimetrie - tra cui l’ardito progetto del “Quartiere degli Artisti” nella Valle di Follonica - per il rinnovamento edilizio del centro storico di Siena. Della sua vita privata ricordiamo il matrimonio, avvenuto il 5 febbraio 1903, con Marianna Casuccini che gli avrebbe dato tre figli: Piero, Maria e Paolo. Arturo Viligiardi morì ad Alessandria il 22 ottobre 1936.
Complessi archivistici prodotti:
Viligiardi Arturo (fondo)
Redazione e revisione:
Benocci Duccio, 2009/06, prima redazione
Capannelli Emilio, revisione
Morotti Laura, 2009/12, rielaborazione

